Russia-Ucraina, la battaglia degli aeroporti
di Gianluca Di FeoLa battaglia degli aeroporti è la premessa dell’imminente guerra dei cieli. Russi e ucraini si sfidano per distruggere le basi dell’aeronautica, spingendo questo scontro sempre più in profondità nel territorio rivale. Kiev lo fa per cercare di frenare gli attacchi delle bombe plananti Kab, ordigni che negli ultimi mesi stanno assumendo un peso sempre più rilevante nel demolire le sue postazioni difensive: ognuna contiene centinaia di chili di esplosivo, in alcuni casi tonnellate, e vengono sganciate da distanze superiori a trenta chilometri, fuori quindi dal raggio d’azione dei missili terra-aria spalleggiabili come gli Stinger. Mosca invece vuole soprattutto impedire lo schieramento dei caccia F-16 donati dai Paesi Nato, atteso nelle prossime settimane, che potrebbero lentamente ribaltare i rapporti di forza ad alta quota.
La battaglia degli aeroporti è la premessa dell’imminente guerra dei cieli. Russi e ucraini si sfidano per distruggere le basi dell’aeronautica, spingendo questo scontro sempre più in profondità nel territorio rivale. Kiev lo fa per cercare di frenare gli attacchi delle bombe plananti Kab, ordigni che negli ultimi mesi stanno assumendo un peso sempre più rilevante nel demolire le sue postazioni difensive: ognuna contiene centinaia di chili di esplosivo, in alcuni casi tonnellate, e vengono sganciate da distanze superiori a trenta chilometri, fuori quindi dal raggio d’azione dei missili terra-aria spalleggiabili come gli Stinger. Mosca invece vuole soprattutto impedire lo schieramento dei caccia F-16 donati dai Paesi Nato, atteso nelle prossime settimane, che potrebbero lentamente ribaltare i rapporti di forza ad alta quota.
Il 1 luglio i russi hanno messo a segno un raid importante, sia per il risultato che per le caratteristiche tecniche: missili Iskander sono piovuti sulla pista di Mirgorod, nella regione di Poltava a circa 350 chilometri dalla prima linea, seminando grappoli di granate sul parcheggio dei jet. Diversi Sukhoi 27, i migliori caccia ucraini, sarebbero stati colpiti: il filmato ripreso dai droni mostra un velivolo in fiamme e altri danneggiati. Mosca parla di sei cinque aerei distrutti e due lesionati; Kiev ha confermato l’esistenza di perdite, senza specificare il numero.
I russi non avevano mai realizzato un’incursione del genere. Stando alle testimonianze, per ore i droni da ricognizione Lancet hanno sorvolato indisturbati le installazioni, trasmettendo le coordinate esatte per gli Iskander – un’arma scagliata da rampe semoventi con tempi di preparazione minimi che si è rivelata molto precisa – nel momento in cui la pista era affollata di Sukhoi 32. La coppia Lancet-Iskander - secondo uno schema chiamato “hunter-killer” ossia chi scova la preda e chi va ad eliminarla - può tornare in azione contro tutte le basi delle retrovie ucraine ad oltre quattrocento chilometri dalla linea del fuoco.
Da due mesi in realtà l’attenzione di Mosca è concentrata sugli aeroporti che si trovano molto più lontano, in prossimità del confine polacco. Lì sarebbero state allestite le strutture per ospitare i Lockheed F-16, i cui primi esemplari sono attesi entro luglio. Quelli presi di mira più di frequente sono gli hangar di Starokostiantyniv, circa duecento chilometri a est di Leopoli, che hanno subito dozzine di attacchi negli ultimi due anni: diverse volte i droni iraniani Shahed e i cruise russi abbattuti dalle difese sono caduti sui centri abitati della zona. Il rilievo strategico che viene attribuito all’installazione è testimoniato dal fatto che è stata bersagliata pure con i nuovissimi missili ipersonici Kinzhal, forse la più potente delle armi a lungo raggio russe.
Dall’inizio della primavera c’è stata almeno una decina di incursioni, anche se non sono trapelate immagini degli effetti: solo il 13 maggio sono stati diffusi sui social i video di una colossale esplosione, simile a un fungo atomico, provocata dalla distruzione di un deposito di ordigni alle porte di Khmelnytskyi, a una quarantina di chilometri dall’aeroporto, ricavato in una postazione sovietica di missili intercontinentali costruita ai tempi della Guerra Fredda.
Da Starokostiantyniv decollano i cacciabombardieri Sukhoi 24 Fencer, prodotti ai tempi dell’Urss, che sono stati modificati per lanciare i missili Storm Shadow francesi e britannici: vennero progettati negli anni Novanta e dispongono di un sistema di navigazione che riconosce il profilo del terreno e quindi è immune dagli strumenti elettronici con cui i russi disturbano le coordinate satellitari gps. Gli Storm Shadow hanno permesso agli ucraini di mettere a segno i raid più pesanti contro i porti e i comandi della Crimea: adesso Parigi e Londra avrebbero concesso anche la possibilità di usarli contro il territorio russo, almeno nella regione di Kharkiv.
Finora i danni maggiori sono stati inflitti il 14 giugno con uno sciame di settanta droni-killer che si sono gettati contro l’aeroporto di Morosovsk, a trecento chilometri dal fronte. L’operazione è stata organizzata dai servizi segreti ucraini, che hanno rivendicato la distruzione di sei Sukhoi Su34 Fullback – i più moderni cacciabombardieri russi – e il danneggiamento di altri otto. Le foto satellitari hanno evidenziato tracce di incendi sui piazzali e la devastazione dell’hangar principale.
Da mesi ci sono assalti sporadici di aerei teleguidati ucraini sulle piste di molte città russe: il più clamoroso a inizio giugno è riuscito a colpire un Sukhoi 57 Felon di ultima generazione nella regione di Astrakan, a quasi seicento chilometri dal confine. Il raid di Morosovks però ha segnato un salto di qualità. Molti analisti pensano possa essere ripetuto contro l’aeroporto di Voronezh Malshevo, da dove decollano senza sosta i velivoli che sganciano le bombe plananti Kab contro la linea del fronte: fermarli, come ha sottolineato il presidente Zelensky, è prioritario per l’Ucraina.
All’inizio dell’invasione Kiev disponeva di 125 aerei da combattimento: almeno novanta sono stati abbattuti. Diversi Mig 29 e Sukhoi 25 assieme a una manciata di Sukhoi 24 e 27 sono stati donati dagli alleati occidentali – soprattutto Polonia e Slovenia – o acquistati a caro prezzo in giro per il mondo. La svolta arriverà con gli 85 F-16 messi a disposizione da diversi Paesi, in particolare la Danimarca e il Belgio, a cui si aggiungerà una decina di Mirage 2000 francesi. Nonostante siano jet disegnati negli anni Settanta, hanno strumentazioni elettroniche occidentali di buona qualità e possono usare tutti gli armamenti della Nato. Il loro ingresso in azione sarà però molto lento e difficilmente potranno influire sulle sorti del conflitto prima dell’estate 2025. Allora, se non si riuscirà a trovare prima una soluzione, i duelli diretti tra caccia che finora sono stati un’eccezione diventeranno molto frequenti.