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Keir Starmer, le promesse normali del candidato laburista

(reuters)
Il ritratto di uno dei protagonisti del voto d’oltremanica: il leader dei laburisti
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E pensare che nel 2021 stava per dimettersi, dopo l’ennesima sconfitta elettorale inflitta da Boris Johnson. Ma la riservata moglie Victoria lo convince: “Non mollare”.

Poco dopo, lo scandalo Partygate affonda l’ex primo ministro. Intanto, Sir Keir Starmer rivolta il Labour, ne ricostruisce la reputazione agli occhi di elettori centristi e progressisti, degli imprenditori e della comunità ebraica. Oggi, è già con un piede a Downing Street. Certo, i tories dopo la caduta di Johnson e il disastro di Liz Truss durata meno di una lattuga, sono da tempo in fase harakiri.

E pensare che nel 2021 stava per dimettersi, dopo l’ennesima sconfitta elettorale inflitta da Boris Johnson. Ma la riservata moglie Victoria lo convince: “Non mollare”.

Poco dopo, lo scandalo Partygate affonda l’ex primo ministro. Intanto, Sir Keir Starmer rivolta il Labour, ne ricostruisce la reputazione agli occhi di elettori centristi e progressisti, degli imprenditori e della comunità ebraica. Oggi, è già con un piede a Downing Street. Certo, i tories dopo la caduta di Johnson e il disastro di Liz Truss durata meno di una lattuga, sono da tempo in fase harakiri.

Il 61enne ex procuratore capo della Corona ha così giocato sul velluto: senza prendere rischi e senza il carisma di Tony Blair, è bastato rassicurare i britannici di essere il candidato più serio, affidabile e intransigente.

Promesse poche, oltre al “cambiamento”: tagli delle tasse solo se sostenibili, basta sgravi alle scuole private, possibili imposte sulle plusvalenze, totale continuità in politica estera. Come ha dichiarato a Repubblica giorni fa: “Io non offro false speranze, ma quelle ordinarie di tutti i giorni: poter comprare una casa e farsi una famiglia, una sanità pubblica che funziona, sicurezza, istruzione per tutti”.

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