Keir Starmer, le promesse normali del candidato laburista
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraE pensare che nel 2021 stava per dimettersi, dopo l’ennesima sconfitta elettorale inflitta da Boris Johnson. Ma la riservata moglie Victoria lo convince: “Non mollare”.
Poco dopo, lo scandalo Partygate affonda l’ex primo ministro. Intanto, Sir Keir Starmer rivolta il Labour, ne ricostruisce la reputazione agli occhi di elettori centristi e progressisti, degli imprenditori e della comunità ebraica. Oggi, è già con un piede a Downing Street. Certo, i tories dopo la caduta di Johnson e il disastro di Liz Truss durata meno di una lattuga, sono da tempo in fase harakiri.
E pensare che nel 2021 stava per dimettersi, dopo l’ennesima sconfitta elettorale inflitta da Boris Johnson. Ma la riservata moglie Victoria lo convince: “Non mollare”.
Poco dopo, lo scandalo Partygate affonda l’ex primo ministro. Intanto, Sir Keir Starmer rivolta il Labour, ne ricostruisce la reputazione agli occhi di elettori centristi e progressisti, degli imprenditori e della comunità ebraica. Oggi, è già con un piede a Downing Street. Certo, i tories dopo la caduta di Johnson e il disastro di Liz Truss durata meno di una lattuga, sono da tempo in fase harakiri.
Il 61enne ex procuratore capo della Corona ha così giocato sul velluto: senza prendere rischi e senza il carisma di Tony Blair, è bastato rassicurare i britannici di essere il candidato più serio, affidabile e intransigente.
Promesse poche, oltre al “cambiamento”: tagli delle tasse solo se sostenibili, basta sgravi alle scuole private, possibili imposte sulle plusvalenze, totale continuità in politica estera. Come ha dichiarato a Repubblica giorni fa: “Io non offro false speranze, ma quelle ordinarie di tutti i giorni: poter comprare una casa e farsi una famiglia, una sanità pubblica che funziona, sicurezza, istruzione per tutti”.