Francia, il padre di Macron: “Pensava di sciogliere il Parlamento già da mesi. Le Pen meglio due anni al governo che cinque all’Eliseo”
dalla nostra corrispondente Anais GinoriPARIGI - Non è stato un colpo di testa, un impulso da adolescente ferito nell'orgoglio come ha detto qualcuno. Emmanuel Macron ci pensava da tempo. “È stata una lunga riflessione” rivela Jean-Michel Macron, 74 anni, padre del capo dello Stato. "La sua decisione di sciogliere l'Assemblée Nationale non è scaturita dalle elezioni europee. Me ne aveva parlato due mesi prima. Riteneva, in realtà, che l'Assemblée Nationale fosse diventata ingovernabile" confida il medico in pensione che vive ad Amiens, ed è stato intervistato dal quotidiano locale, Le Dauphiné Liberé.
Macron senior non nasconde la preoccupazione per un’eventuale vittoria dell’estrema destra, ma prosegue: "Adesso, se i francesi vogliono, faranno quest'esperienza e ne vedrann…
PARIGI - Non è stato un colpo di testa, un impulso da adolescente ferito nell'orgoglio come ha detto qualcuno. Emmanuel Macron ci pensava da tempo. “È stata una lunga riflessione” rivela Jean-Michel Macron, 74 anni, padre del capo dello Stato. "La sua decisione di sciogliere l'Assemblée Nationale non è scaturita dalle elezioni europee. Me ne aveva parlato due mesi prima. Riteneva, in realtà, che l'Assemblée Nationale fosse diventata ingovernabile" confida il medico in pensione che vive ad Amiens, ed è stato intervistato dal quotidiano locale, Le Dauphiné Liberé.
Macron senior non nasconde la preoccupazione per un’eventuale vittoria dell’estrema destra, ma prosegue: "Adesso, se i francesi vogliono, faranno quest'esperienza e ne vedranno i risultati”. E sintetizza il ragionamento fatto dal figlio nella loro discussione su questa ipotesi. “È meglio che i francesi facciano quest'esperienza per 2 anni piuttosto che per 5. Se il Rn mostra in due anni che è assolutamente incapace di governare, si può sperare che non andrà più lontano. un po' quello che mio figlio mi disse due mesi prima delle europee".
Il calcolo machiavellico di mandare al governo il partito di Marine Le Pen in modo da “bruciarlo” in vista della sfida per l'Eliseo del 2027 era già stato evocato all'indomani dell'improvviso annuncio di Macron. Era una tesi circolata nel suo entourage, e di cui Ursula von der Leyen avrebbe parlato con il leader francese secondo quanto aveva riferito la presidente della Commissione ad alcuni esponenti della Cdu. L'Eliseo ha sempre voluto smentire questa ipotesi.
Macron senior spiega che il figlio, occupato com'è, non gli ha nemmeno fatto gli auguri di compleanno domenica scorsa. E spera che dopo il 2027, quando terminerà il mandato all'Eliseo, “farà qualcos'altro della politica”. Il pensionato non voterà domenica ma spende parole di apprezzamento per il candidato locale François Ruffin, popolare esponente della France Insoumise entrato però in dissidenza con Jean-Luc Mélenchon. Ruffin, che è stato nella stessa scuola del capo dello Stato, è al ballottaggio contro una candidata del Rassemblement National. “È buon deputato. Ha una mente abbastanza aperta, anche se a volte è eccessivo e provocatorio, ma ci sono persone peggiori di lui". Jean-Michel Macron ironizza sull'ascesa di Ruffin come premier di una coalizione guidata dalla sinistra, con due politici nati ad Amiens ai vertici dello Stato. “Sarebbe divertente - commenta - ma non siamo a questo punto”. Il giudizio su Mélenchon è invece severo: “È un pazzo”.
Proprio oggi il capo dello Stato ha escluso qualsiasi accordo politico con il leader della sinistra radicale. "Non governeremo con La France Insoumise, una desistenza non significa una coalizione" ha detto Macron, davanti al consiglio dei ministri riunito stamattina all'Eliseo. E anche il premier Gabriel Attal ha precisato: "Tutto mi separa da La France Insoumise. Non farò mai un'alleanza con loro”. L'idea di governare insieme al blocco centrale o di entrare in un esecutivo di larghe intese era già stata scartata sia da Mélenchon che da altri dirigenti della France Insoumise che, comunque vada, si vedono all'opposizione. Anche perché, come molti hanno capito, l'obiettivo di Mélenchon rimane l'Eliseo.