Usa, il politologo Walzer: “La sentenza Trump consentirà a ogni presidente di diventare un dittatore”
dal nostro corrispondente Paolo MatstrolilliMichael Walzer
New York - Siamo davanti ad una svolta epocale: «La Corte Suprema, con la super maggioranza conservatrice, sta scardinando i principi fondamentali della democrazia americana che hanno tenuto insieme il nostro Paese per due secoli e mezzo. La minaccia non riguarda solo Trump, che se verrà rieletto userà la sentenza sull’immunità per giustificare iniziative dittatoriali, ma anche tutti i presidenti che verranno dopo di lui». Il filosofo di Princeton Michael Walzer è sconsolato. Dice di non riconoscere più l’America, ma spera ancora che le elezioni di novembre possano fermare la deriva illiberale.
Cosa pensa della sentenza della Corte Suprema?
«È una decisione terrificante, condivido il dissenso espresso dalla giudice Sotomayor. Non riesco a capire come il presidente della Corte Roberts possa aver scritto alcune parti. Sostiene che le comunicazioni tra presidente e vice non sono perseguibili, perché fanno parte delle normali funzioni, anche se gli chiede di violare la legge per sovv…
New York - Siamo davanti ad una svolta epocale: «La Corte Suprema, con la super maggioranza conservatrice, sta scardinando i principi fondamentali della democrazia americana che hanno tenuto insieme il nostro Paese per due secoli e mezzo. La minaccia non riguarda solo Trump, che se verrà rieletto userà la sentenza sull’immunità per giustificare iniziative dittatoriali, ma anche tutti i presidenti che verranno dopo di lui». Il filosofo di Princeton Michael Walzer è sconsolato. Dice di non riconoscere più l’America, ma spera ancora che le elezioni di novembre possano fermare la deriva illiberale.
Cosa pensa della sentenza della Corte Suprema?
«È una decisione terrificante, condivido il dissenso espresso dalla giudice Sotomayor. Non riesco a capire come il presidente della Corte Roberts possa aver scritto alcune parti. Sostiene che le comunicazioni tra presidente e vice non sono perseguibili, perché fanno parte delle normali funzioni, anche se gli chiede di violare la legge per sovvertire un’elezione. È immune. Fa paura, se mandassimo di nuovo Trump alla Casa Bianca».
Stesso discorso per i dialoghi col dipartimento alla Giustizia?
«Esatto. Se chiede al segretario alla Giustizia di perseguitare un suo avversario politico, usando il sistema legale come arma, è immune. È il tipo di sentenza assurda che uno si auspicherebbe di vedere rovesciata dalla Corte suprema, ma siccome è stata emessa dalla Corte suprema, non c’è alcuna possibilità di ricorso».
Quale effetto avrà?
«È inconcepibile che non ci sia un processo su una questione come l’assalto al Congresso sulla quale i cittadini avrebbero quanto meno diritto alla chiarezza. Poi ci sono i sei mesi che la Corte si è presa per emettere la sentenza: ha deliberatamente ritardato il procedimento per aiutare Trump. È un momento triste e spaventoso per il nostro Paese».
Sotomayor va oltre il presente. Dice che la sentenza ha creato un re e tutti i presidenti ora si sentiranno al di sopra della legge. Ha compromesso l’architettura della democrazia americana?
«Sì, ha ragione a dirlo. Se questa sentenza resta in vigore, è un precedente pauroso per il futuro. Un invito al potere dittatoriale».
Perché?
«Roberts sostiene che ha limitato l’immunità, ma non è chiaro quali siano i limiti. Certamente non sono efficaci per impedire al presidente di compiere atti illegali e incostituzionali».
Se ordinasse un omicidio o un colpo di stato sarebbe immune?
«Sì. Sono azioni che ne farebbero già un dittatore, se le compisse, ma non si può sperare semplicemente che i destinatari dei suoi ordini non li eseguano. Mi aspettavo una decisione che avrebbe impedito il processo, ma non così pericolosa».
Non c’è più ragione per il presidente per non violare la legge.
«Esatto. E questo riguarda tutti i futuri presidenti. Ciò rende ancora più importante cosa succederà a novembre».
Non c’è rimedio giuridico e quindi bisogna affidarsi alle urne?
«Certo. Bisogna eleggere un presidente che non voglia violare la Costituzione, perché ormai può: non c’è più la legge a fermarlo».
Biden è ancora il candidato giusto, dopo il dibattito?
«In tutta la vita ho sempre avuto una posizione politica, ma ora non sono sicuro se restare con Biden o forzarlo a lasciare. Serve la scelta che renda più probabile sconfiggere Trump, ma non so quale sia».
L’allarme di Biden per il futuro della democrazia è più reale ora?
«Sì e forse è la ragione per restare con lui».
Se Trump vincerà, teme iniziative dittatoriali?
«Certo. Farà quello che non aveva potuto nel primo mandato».
Perché negli Usa è in corso questa erosione della democrazia?
«Non capisco pienamente il trumpismo, ma soprattutto come gente tipo Roberts possa trattarlo come se fosse un normale presidente, che ha agito e agirà entro i limiti costituzionali».
La sentenza non è stata emessa da sprovveduti, ma sei giudici istruiti e cresciuti con i valori democratici che ora rifiutano.
«Durante la prima amministrazione Trump aveva nominato molti repubblicani che poi hanno resistito dicendogli no. Ora non esistono più. Per questi giudici avanzare la loro agenda conservatrice è più improntate che preservare la democrazia. Per alcuni le motivazioni sono politiche, per altri religiose. Credono che aiutare Trump venga prima di difendere la nostra repubblica»