“Union Island non esiste più”: l’isola dei Caraibi devastata dall’uragano Beryl
di Daniele MastrogiacomoUnion Island non esiste più. È stata cancellata da Beryl. Colpita nella sua traiettoria dal più violento uragano degli ultimi trent’anni, la principale isola delle Granadine, le piccole Antille dei Carabi, ha visto spazzare via case, alberi, strade, terreni coltivati. Perfino i pali della luce sono stati abbattuti e lanciati come giavellotti a centinaia di metri di distanza. Un inferno di pioggia e vento che ha raggiunto i 240 chilometri orari. Si contano quattro morti. Ma sono soprattutto i danni a mettere in ginocchio questo atollo paradisiaco, ex avamposto nel traffico di schiavi dal Camerun e dall’Angola da parte degli inglesi e dei francesi che oggi campa soprattutto sul turismo e su un’agricoltura familiare.
Caraibi, ecco le immagini impressionanti dell'occhio dell'uragano Beryl
Beryl ha sorpreso i meteorologi per la sua peculiarità davvero inedita: si è trasformat…
Union Island non esiste più. È stata cancellata da Beryl. Colpita nella sua traiettoria dal più violento uragano degli ultimi trent’anni, la principale isola delle Granadine, le piccole Antille dei Carabi, ha visto spazzare via case, alberi, strade, terreni coltivati. Perfino i pali della luce sono stati abbattuti e lanciati come giavellotti a centinaia di metri di distanza. Un inferno di pioggia e vento che ha raggiunto i 240 chilometri orari. Si contano quattro morti. Ma sono soprattutto i danni a mettere in ginocchio questo atollo paradisiaco, ex avamposto nel traffico di schiavi dal Camerun e dall’Angola da parte degli inglesi e dei francesi che oggi campa soprattutto sul turismo e su un’agricoltura familiare.
Caraibi, ecco le immagini impressionanti dell'occhio dell'uragano Beryl
Beryl ha sorpreso i meteorologi per la sua peculiarità davvero inedita: si è trasformata in appena 42 ore da tempesta tropicale in uragano di categoria 4, salita poi a 5, la più forte della scala. Un cambiamento rarissimo provocato dalle alte temperature delle acque del mare frutto del cambiamento climatico, a sua volta provocato dallo squilibrio ambientale. Union Island paga il prezzo dell’inquinamento che il mondo si ostina a produrre tra taglio delle foreste pluviali ed emissione di gas.
Le testimonianze
I ricordi della notte tra domenica e lunedì sono da film dell’orrore. “La casa tremava, sembrava esplodere”, racconta alla Bbc Alizee Sailly che gestisce un piccolo albergo familiare. “Ci siamo tappati dentro e abbiamo accatastato tutti i mobili contro la porta d’ingresso e le finestre. Il vento colpiva i vetri con raffiche violente e temevano che potessero esplodere. La pressione era così forte che la sentivi nelle orecchie. Guardavamo il tetto pieni di terrore mentre si sgretolava. Sembrava che l’uragano ci volesse risucchiare verso l’alto. Alla fine, è riuscito a sradicare l’intera struttura e l’ha lanciata contro un altro edificio. Siamo rimasti all’aperto, zuppi di pioggia e guardavamo i pezzi di legno, le tegole, i detriti che volavano attorno come piume. Siamo traumatizzati ma dobbiamo ringraziare di essere almeno vivi”.
Il fratello Sebastian, pescatore e guida turistica, conferma che non c’è più una casa in piedi su tutta l’isola. “Sono state rase al suolo, le strade sono bloccate, i ponticelli distrutti”. Manca la luce e anche l’acqua potabile. “Tutto è perduto”, aggiunge sconsolato. “Non abbiamo un posto dove andare, anche solo dormire”.
Un paese in ginocchio
La priorità sono gli alloggi, dei rifugi. La popolazione, circa 5 mila persone, ha cercato di raccogliere i pezzi di legno delle case distrutte e i teli delle serre agricole per creare delle tende improvvisate. Ma serve un po’ di tutto: cibo in scatola, latte in polvere, prodotti sanitari, kit di pronto soccorso, oltre a tende vere e proprie. I generatori sono essenziali: è l’unica soluzione per riattivare quel minimo di elettricità che consenta anche di guidare le operazioni di soccorso. Alizee Sally dice di essere riuscita a dare l’allarme collegandosi alla rete Starlink laniata dal sistema satellitare SpaceX di Elon Musk.
Ma i danni si registrano anche nella vicina Granada, a Saint Vincent e Santa Lucia. Manca anche qui la luce e gran parte della popolazione è chiusa nei rifugi. Il primo ministro Ralph Gonsalves riassume bene lo stato di schock in cui si trova questa parte dei Caraibi: “L’uragano Beryl, questo pericoloso e devastante uragano, è arrivato e se n’è andato lasciando dietro di sé un’immensa distruzione. Dolore e sofferenza avvolgono tutta la nostra nazione”. Ha annunciato l’invio di aiuti e soccorsi. Ma la gente è scettica. “Spero davvero he riescano a farlo”, commenta Sebastian Sally. “Non so se saremo in grado di ricostruire l’isola. Ci vorranno miliardi, oltre un anno di tempo e avremo bisogno dell’aiuto internazionale”.