La figlia del presidente bacia una donna: scandalo e speranza in Camerun dove l’omosessualità è reato
di Chiara NardinocchiUn bacio a fior di labbra e la dedica: “Sono pazza di te e voglio che tutto il mondo lo sappia”. Detto fatto. Se non tutto il mondo, a notare questa foto è stato gran parte del Camerun perché a baciare la modella brasiliana Layyons Valença altri non è che Brenda Biya, figlia del presidente dello stato africano che assieme ad altri 59 paesi nel mondo guarda all’omosessualità come a un reato da punire e un male da estirpare.
Così, quello che ad un primo sguardo poteva sembrare la dichiarazione d’amore di una giovane rapper (King Nasty, questo il nome d’arte ) alla sua ragazza, in poche ore è diventato un caso che sta mettendo in discussione uno dei capisaldi del governo di Biya padre.
Non è la prima volta che la giovane figlia ribelle di Paul e Chantal Biya fa gridare allo scandalo un paese ancora fortemente omofobo e maschilista. Cittadina del mondo, studi e reisdenza all’estero, “Bree” ha da poco intraprese la carriera di rapper dopo aver aperto un negozio online di parrucche e f…
Un bacio a fior di labbra e la dedica: “Sono pazza di te e voglio che tutto il mondo lo sappia”. Detto fatto. Se non tutto il mondo, a notare questa foto è stato gran parte del Camerun perché a baciare la modella brasiliana Layyons Valença altri non è che Brenda Biya, figlia del presidente dello stato africano che assieme ad altri 59 paesi nel mondo guarda all’omosessualità come a un reato da punire e un male da estirpare.
Così, quello che ad un primo sguardo poteva sembrare la dichiarazione d’amore di una giovane rapper (King Nasty, questo il nome d’arte ) alla sua ragazza, in poche ore è diventato un caso che sta mettendo in discussione uno dei capisaldi del governo di Biya padre.
Non è la prima volta che la giovane figlia ribelle di Paul e Chantal Biya fa gridare allo scandalo un paese ancora fortemente omofobo e maschilista. Cittadina del mondo, studi e reisdenza all’estero, “Bree” ha da poco intraprese la carriera di rapper dopo aver aperto un negozio online di parrucche e fondato un brand per skincare di lusso.
Ma è il suo stile di vita ad aver messo ripetutamente in imbarazzo una presidenza che vuole mostrarsi in tutta la sua granitica rigidità. Amante delle feste e del lusso, è molto attiva sui social dove condivide le sue illustrazioni e momenti di vita.
E proprio sui social ha postato alcune foto che la ritraggono assieme a quella che per mesi è sembrata essere solo un’amica fino al bacio e alla dichiarazione che hanno tolto ogni dubbio.
Un gesto d’amore e di rottura con la linea politica imposta dal padre che dal 1982 presiede il paese africano ed è stato forte sostenitore della revisione costituzionale che nel 2016 ha inasprito le pene contro coloro che hanno relazioni con persone dello stesso sesso. Secondo l'articolo 347-1 del codice penale l’omosessualità è punibile con la reclusione da sei mesi a cinque anni e sono sanzionabilii anche solo gli approcci online.
La revisione della legge è figlia di un clima di intolleranza sempre più teso che solo nel 2022 ha fatto registrare 325 casi di violenza fisica contro persone della comunità Lgbtqia+ e una cinquantina di arresti.
Le reazioni non si sono fatte attendere.
Da un lato in molti hanno gridato allo scandalo, all’abiezione morale fino a invocare punizioni divine e scenari apocalittici. Altri hanno invece sottolineato la contrapposizione(per usare un eufemismo) tra il padre novantenne tacciato di essere fuori dalla realtà e una ragazza che quella realtà la abita e la incarna, al netto del privilegio.
“In un paese in cui le persone vengono arrestate in base alla loro identità sessuale percepita o giudicate colpevoli di “tentata omosessualità” e condannate a cinque anni di carcere sarà interessante vedere quale impatto avrà la visibilità di Brenda Biya sui diritti LGBT+”. A parlare è Kiki Bandy, blogger e attivista Lgbtqia+ camerunense che dopo il suo coming out è finita al centro di una vera e propria campagna d’odio sfociata in minacce di morte e di stupro tra cui quella del celebre produttore Agbor Gilbert Ebot che sui social disse che l’avrebbe stuprata “per bene, così il demone del lesbismo abbandonerà il tuo corpo”.
Bandy si unisce al coro di associazioni, attivisti ma anche molti cittadini comuni che guardano a “Bree” come ad un potente detonatore capace in qualche modo di scalfire il muro di pregiudizio che schiaccia il paese, muro costruito anche grazie alle misure draconiane emanate dall’anziano padre.
Per molti però si tratta di un ottimismo velato dalla disillusione verso un paese che presto perdona ai ricchi mentre resta indifferente nei confronti di chi non può contare su nomi altisonanti e soprattutto su patrimoni sostanziosi.
Secondo i dati pubblicati nei giorni scorsi dall’Istituto nazionale di statistica sulle famiglie camerunensi, circa due persone su cinque vivono al di sotto della soglia di povertà nazionale, ovvero con meno di 1,24 euro al giorno. Un dato che restituisce limpida la larghezza della forbice che divide le classi sociali nel paese.
“Sono felice che Brenda Biya - continua Kiki Bandy - se la sia sentita di condividere con il resto del mondo. Tuttavia questo evidenzia una dura realtà: le leggi anti-LGBT in Camerun prendono di mira in modo sproporzionato i poveri. La ricchezza e le
conoscenze creano uno scudo per alcuni, mentre altri affrontano gravi conseguenze”.
Per fare davvero la differenza, è necessario quindi che da presa di posizione personale, quella della figlia ribelle del presidente diventi una battaglia collettiva. “L’’impatto dipenderà dalle prossime mosse di Biya. Se presterà la sua voce alla causa LGBT+, potremmo vedere cambiamenti positivi e significativi in Camerun. Ma è importante comunque sottolineare che questa sarà una sua scelta personale e che come tale andrà rispettata”.