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Israele-Hezbollah, omicidi mirati e pioggia di missili. Il fronte s'infiamma

(afp)
Il movimento sciita ha scatenato l’offensiva come ritorsione per l’uccisione del leader Muhammad Naama Nasser. Molti i tavoli in cui si cerca di scongiurare il conflitto
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Si infiamma il Fronte Nord. Hezbollah ha scagliato uno sciame di ordigni contro Israele con una potenza mai vista prima: almeno duecento razzi e venti droni sono stati lanciati in pochi minuti. Mentre lo scudo di Iron Dome fermava gran parte dei razzi, le Israeli Defence Forces sono intervenute in modo massiccio con l’aviazione. Gli intercettori hanno dato la caccia ai velivoli teleguidati; i bombardieri si sono accaniti contro le postazioni da cui è partito l’attacco, prendendo di mira altri obiettivi legati alla milizia sciita filoiraniana nelle località di Ramyeh and Houla.

Il bilancio dei danni non è ancora chiaro. La bordata di Hezbollah si è concentrata su alcuni insediamenti del Golan e…

Si infiamma il Fronte Nord. Hezbollah ha scagliato uno sciame di ordigni contro Israele con una potenza mai vista prima: almeno duecento razzi e venti droni sono stati lanciati in pochi minuti. Mentre lo scudo di Iron Dome fermava gran parte dei razzi, le Israeli Defence Forces sono intervenute in modo massiccio con l’aviazione. Gli intercettori hanno dato la caccia ai velivoli teleguidati; i bombardieri si sono accaniti contro le postazioni da cui è partito l’attacco, prendendo di mira altri obiettivi legati alla milizia sciita filoiraniana nelle località di Ramyeh and Houla.

Il bilancio dei danni non è ancora chiaro. La bordata di Hezbollah si è concentrata su alcuni insediamenti del Golan e della Galilea: i resti di un ordigno sono caduti su un centro commerciale, provocando un piccolo incendio. Molti razzi sono finiti su una zona disabitata sulle sponde del lago di Tiberiade e altri roghi sono stati segnalati in Galilea. I jet israeliani hanno sorvolato la periferia di Beirut, superando il muro del suono con una serie di boati sinistri che hanno fatto ricordare la micidiale promessa pronunciata dal ministro della Difesa Yoav Gallant: “Se Hezbollah non interrompe le aggressioni, faremo in Libano il copia-incolla di Gaza”.

Il movimento sciita ha scatenato l’offensiva di questa mattina 4 luglio come ritorsione per l’uccisione di Muhammad Naama Nasser, uno dei leader della sua organizzazione militare. Nasser era il comandante della divisione Aziz, uno dei tre raggruppamenti che presidiano il territorio sotto il loro controllo nel Libano meridionale. Lo scorso 11 giugno fa era stato ammazzato Sami Abdullah Taleb, numero uno di un’altra divisione, la Nasr. Dalla metà di ottobre Israele sta mettendo a segno una lunga serie di raid per decapitare le unità combattenti di Hezbollah e bloccare il flusso di armamenti sofisticati dall’Iran.

Il fronte nascosto

Ci sono state numerose incursioni contro figure influenti – per esperienza bellica, rango familiare o ruolo operativo – che ogni volta hanno causato reazioni crescenti da parte delle forze sciite libanesi. Forse la più importante il 9 gennaio ha ucciso Wissam Al Tawal, capo dei commandos del battaglione Radwan addestrati per colpire all’interno di Israele. Si tratta di azioni messe a segno da aerei, droni, missili e – almeno in un’occasione – da agenti segreti, che alla periferia della capitale hanno assassinato l’uomo d’affari che avrebbe distribuito fondi di Teheran ad Hamas.

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La parte meno visibile di questa campagna riguarda le fabbriche e i depositi di missili, il cuore dell’arsenale accumulato dal movimento sciita grazie al sostegno iraniano. Gli F35 israeliani li hanno bersagliati soprattutto nella valle della Bekaa, a ridosso del confine siriano: uno dei magazzini era a pochi chilometri dalle vestigia romane di Balbeek.

La risposta di Hezbollah

A ognuna di queste azioni, Hezbollah ha risposto con attacchi di vario tipo. Dall’8 ottobre al primo luglio il think tank Alma ha contato il lancio di 2.295 ordigni contro Israele, in massima parte per opera del movimento sciita. Ci sono state rappresaglie simboliche, con raffiche di razzi che sono state facilmente bloccate da Iron Dome, e altre ritorsioni molto più incisive, riuscendo a penetrare le difese con l’utilizzo di missili controcarro e droni molto evoluti. Grande attenzione è stata dedicata al Monte Dov, l’altura che ospita radar e sensori di sorveglianza, e contro le installazioni del sistema di protezione Sky Dew nella zona di Tiberias: in pratica, c’è un tentativo di chiudere gli occhi elettronici di Israele che spiano il Libano.

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Al Jazeera ha diffuso una statistica diversa: parla di 6.142 attacchi israeliani in Libano, che hanno causato 543 morti mentre Hezbollah e le formazioni jihadiste avrebbero colpito 1258 volte, provocando 21 vittime nello Stato ebraico. Come accade sempre nelle guerre, è difficile ricostruire la verità. L’analisi di Alma sostiene in particolare che il 94 per cento degli attacchi sono partiti da una fascia che si trova entro cinque chilometri dalla frontiera. Non a caso, ieri il ministro Gallant ha detto che i tank impegnati a Gaza “possono arrivare fino al Litani”: il fiume che si trova circa quindici chilometri a nord del confine. Israele ha chiesto che Hezbollah si ritiri da questa fascia, la stessa dove dal 2006 operano i caschi blu della missione Unifil, tra cui mille italiani. “Noi preferiamo un accordo – ha sottolineato Gallant – ma se la situazione ci obbligherà ad agire, sapremo come combattere”.

I tavoli di negoziato

Ci sono diversi tavoli di negoziato aperti. La Casa Bianca ha incaricato Amos Hochstein di lavorare per fermare le armi e impedire una nuova guerra in Libano. Altri colloqui sono condotti dall’intelligence tedesca e dalla diplomazia francese. Ieri Naim Kassem, il numero due del movimento sciita, ha dichiarato in un’intervista all’Ap che se ci sarà un cessate il fuoco a Gaza anche Hezbollah interromperà le ostilità. Sembra però difficile convincere i miliziani a rinunciare alle posizioni a sud del fiume Litani, dove hanno allestito tunnel e fortificazioni preparandosi a un nuovo conflitto.

Il leader Hassan Nasrallah finora ha cercato di evitare iniziative clamorose perché teme di trascinare l’intero Libano in una guerra disastrosa, che potrebbe aprire uno scontro interno con la comunità sunnita e con parte di quella cristiana: il Paese è in una profonda crisi economica, che diventerebbe inarrestabile. L’ala dura però spinge per prendere l’iniziativa prima che le IDF diminuiscano l’attività all’interno della Striscia di Gaza, in modo da obbligarle a combattere su due fronti. Anche il governo Netanyahu pare diviso: dopo i massacri del 7 ottobre, tutti condividono l’esigenza di creare una fascia di sicurezza sulla frontiera settentrionale, ma molti temono che un’offensiva in territorio libanese possa avere un costo umano altissimo.

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