Elezioni nel Regno Unito, Harris: “Con la Brexit i conservatori hanno umiliato il Paese e sono stati puniti. Oggi finisce l’incubo”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA — Il suo prossimo romanzo si chiamerà Precipizio, uscirà in autunno per Mondadori ed è ambientato nei convulsi mesi antecedenti allo scoppio della Prima guerra mondiale. «Piuttosto attuale, no?», sorride amaro Robert Harris. Ma il grande scrittore inglese può intanto tirare un sospiro di sollievo: «Dopo la Brexit noi britannici non siamo stati più felici», confessa l’autore di Pompei, Fatherland e il Ghostwriter poi film di Roman Polanski, «ma almeno l’incubo di questi 14 anni tory è finito».
Harris, come si spiega uno tsunami politico del genere?
«Molti britannici erano disgustati, assetati di vendetta contro i tories. Li hanno puniti così, con ferocia. Ho 67 anni e non ho mai visto niente del genere in vita mia».
Lei come ha votato?
«In genere voto Labour ma stavolta Lib-Dem perché, nella mia circoscrizione, erano messi meglio per affondare i tories nell’uninominale secco. Come me, tante altre persone hanno votato in maniera tattica contro di loro. Del resto, i co…
LONDRA — Il suo prossimo romanzo si chiamerà Precipizio, uscirà in autunno per Mondadori ed è ambientato nei convulsi mesi antecedenti allo scoppio della Prima guerra mondiale. «Piuttosto attuale, no?», sorride amaro Robert Harris. Ma il grande scrittore inglese può intanto tirare un sospiro di sollievo: «Dopo la Brexit noi britannici non siamo stati più felici», confessa l’autore di Pompei, Fatherland e il Ghostwriter poi film di Roman Polanski, «ma almeno l’incubo di questi 14 anni tory è finito».
Harris, come si spiega uno tsunami politico del genere?
«Molti britannici erano disgustati, assetati di vendetta contro i tories. Li hanno puniti così, con ferocia. Ho 67 anni e non ho mai visto niente del genere in vita mia».
Lei come ha votato?
«In genere voto Labour ma stavolta Lib-Dem perché, nella mia circoscrizione, erano messi meglio per affondare i tories nell’uninominale secco. Come me, tante altre persone hanno votato in maniera tattica contro di loro. Del resto, i conservatori sono stati al potere per 14 anni e l’economia è peggiorata. Anzi stavano per distruggerla con Liz Truss, che oggi è uno zimbello in tutto il mondo. Hanno scatenato caos e instabilità al potere. Abbiamo avuto un primo ministro ridicolo come Boris Johnson. E poi la Brexit, ovviamente, un’altra catastrofe dei conservatori che continua a scatenare altra rabbia nel popolo: gli europeisti sono furiosi, gli euroscettici delusi dagli scarsi risultati dell’uscita dall’Ue, e nel frattempo pure l’immigrazione è cresciuta. Esploderà una guerra civile tra i conservatori, ormai sono un partito di zombie. Sarà come quel quadro di Goya, “Saturno che divora i suoi figli”. O magari se li mangerà Nigel Farage, il Frankenstein che appartiene alla stessa ondata di destra in Europa oggi e che gli stessi tory hanno pasciuto e assecondato negli anni. Si meritano tutto».
Lei cita la Brexit ma in questa campagna elettorale nessuno lo ha fatto. Sunak e Starmer se ne sono ben guardati.
«E invece è sempre tra noi. È l’elefante nella stanza e ha dominato queste elezioni, anche se viene censurata, come quando Stanley Baldwin vinse le elezioni nel 1935 e non pronunciò mai la parola “riarmo” nonostante Hitler. Eppure il nostro rapporto con l’Europa è cruciale da oltre 200 anni, dai tempi di Napoleone, e persino Thatcher decise di entrare nel mercato unico. Invece, i tories hanno preferito che un referendum 52 a 48 decidesse il nostro destino. Che follia. Otto anni dopo, la Brexit resta un cataclisma epocale, un terremoto devastante le cui scosse si propagano anche oggi. E il mio Paese si è perso».
Ma ora potrà ritrovarsi?
«Credo di sì. Perché questo sentimento anti-Brexit continuerà a crescere, e nei prossimi cinque anni Starmer non potrà ignorarlo, soprattutto con una super-maggioranza in Parlamento. E comunque il Labour degli ultimi decenni è sempre stato profondamente europeista, come lo stesso nuovo primo ministro, del resto. Ovvio, un nuovo connubio dipenderà anche dagli europei. Ma credo che il Regno Unito a un certo punto possa rinegoziare con la Ue come fece Harold Wilson negli anni Settanta e rientrare almeno in una unione doganale».
Crede davvero che Starmer possa riaprire ferite simili nel Paese?
«Vista l’aria che tira, un politico astuto lo farebbe. Soprattutto dopo un trionfo simile, il più significativo che vedrò in vita. Certo, oggi Starmer e il Labour sono terrorizzati dal riaprire il vaso di pandora. Ma non potranno congelare questo Paese al 23 giugno 2016, giorno del referendum Brexit. Le cose cambiano, l’economia non va, abbiamo perso il mercato unico europeo. E poi è anche una questione culturale».
In che senso?
«All’estero ci considerano ridicoli dopo la Brexit. Molti britannici se ne vergognano, ancora oggi. A nessuno piace sentirsi dire che è “stupido”. Eravamo un Paese di successo, pensi alle Olimpiadi del 2012 a Londra, per esempio. Dopo la Brexit, invece, i britannici non sono più felici. Lo vedi nelle strade, te ne accorgi quando parli con gli amici o in famiglia, oppure al ristorante che chiude ore prima perché senza camerieri. Un Paese avvilito e infangato dai continui scandali dei conservatori al potere».
Ultimo quelle delle scommesse: in campagna elettorale, alcuni candidati hanno puntato migliaia di sterline addirittura sulla loro sconfitta.
«Che vergogna. È il segnale di un Paese allo sbando, anche dal punto di vista morale, che ha perso i suoi valori etici, oltre ai proverbiali humour, buon senso e tolleranza. Per la prima volta in vita mia, sento di vivere in una nazione corrotta nel profondo, cosa impensabile fino a qualche tempo fa. È una cosa terribile, che mi intristisce. Ma ora, con questo governo laburista, qualcosa potrà cambiare. Forse sbaglio a essere così ottimista, perché i conservatori hanno umiliato l’immagine del Regno Unito nel mondo, sarà difficile recuperare la nostra reputazione. Ma almeno è finito un incubo, per tutti. E da oggi avremo finalmente un Paese diverso. Sarà un nuovo inizio».
Ma cosa ne pensa di Starmer?
«Il suo governo sarà inizialmente accorto, forse un po’ noioso, almeno nella “luna di miele” con il Paese e i suoi elettori delle prime settimane. Ma ci sono personalità di grandi livello, come la “lady di ferro” Rachel Reeves alle Finanze, la prima donna cancelliera dello Scacchiere. Sicuramente, Keir Starmer non è un visionario. Però è una persona molto rispettabile, intelligente, competente, con buoni istinti politici. Inoltre, il background della famiglia “working class” lo riconnetterà con la classe operaia recentemente affascinata dai populismi. E col tempo acquisirà sempre più autorità e dominio nella politica britannica. Certo, gli manca qualcosa».
Cosa?
«Un po’ di immaginazione, creatività. Ma anche quella connessione istintiva e di “intrattenimento” con l’Inghilterra popolare che possedevano Blair, Thatcher o lo stesso Winston Churchill. Detto questo, Starmer è senza dubbio il politico europeo più di successo dalla comparsa di Emmanuel Macron in Francia. Ha raccolto un Labour moribondo e in quattro anni lo ha condotto a un trionfo epocale. Queste cose non accadono per caso».