✕

La Passione di Biden: sette giorni di fuoco per restare candidato

(agf)
Interviste, comizi, il vertice Nato: tutto per mostrarsi ancora forte. Se i sondaggi non miglioreranno, potrebbe decidere di ritirarsi
3 minuti di lettura

NEW YORK — Una settimana per decidere il destino della Casa Bianca, cominciata con un 4 luglio diverso da tutti gli altri. È il tempo a disposizione di Joe Biden per convincere i colleghi democratici, i finanziatori, ma soprattutto gli elettori, che ha ancora la forza di condurre una campagna presidenziale, vincerla, e poi governare gli Stati Uniti.

Mercoledì Trump ha rotto il silenzio, e mentre guidava una golf cart insieme al figlio Barron ha insultato lui e la vice: «Guarda quel vecchio mucchio di mer... È spezzato, si ritirerà. Toccherà a Kamala, che è patetica, fottutamente cattiva e incapace. Ve la immaginate a trattare con Putin o il presidente cinese?».

Con un linguaggio diverso, è grosso modo quello che si stanno chiedendo i democratici dietro le q…

NEW YORK — Una settimana per decidere il destino della Casa Bianca, cominciata con un 4 luglio diverso da tutti gli altri. È il tempo a disposizione di Joe Biden per convincere i colleghi democratici, i finanziatori, ma soprattutto gli elettori, che ha ancora la forza di condurre una campagna presidenziale, vincerla, e poi governare gli Stati Uniti.

Mercoledì Trump ha rotto il silenzio, e mentre guidava una golf cart insieme al figlio Barron ha insultato lui e la vice: «Guarda quel vecchio mucchio di mer... È spezzato, si ritirerà. Toccherà a Kamala, che è patetica, fottutamente cattiva e incapace. Ve la immaginate a trattare con Putin o il presidente cinese?».

Con un linguaggio diverso, è grosso modo quello che si stanno chiedendo i democratici dietro le quinte, per stabilire se sia più conveniente tentare il salto nel buio del cambio in corsa, oppure andare avanti col candidato scelto dagli elettori nelle primarie. Dopo alcuni deputati, il co-fondatore di Netflix Reed Hastings, uno dei maggiori donatori del partito, ha chiesto il ritiro.

La campagna di Biden risponde che i cambiamenti nei sondaggi dopo il disastroso dibattito di Atlanta non sono enormi, ed era successo anche ad Obama di andare sotto nella prima sfida e recuperare dopo. Il problema è che Biden era in svantaggio e aveva proposto il confronto del 27 giugno per risalire, pensando che Trump avrebbe ricordato agli spettatori i motivi caratteriali e politici per cui lo avevano licenziato nel 2020, preferendo la rassicurante competenza di Joe. È accaduto l’opposto e ora la logica fatica a individuare gli strumenti che potrebbero consentire nei prossimi 4 mesi il recupero fallito ad Atlanta.

I pro della sostituzione di Biden sono diversi. Il cambio generazionale risponderebbe alla maggioranza degli americani, che non vuole la ripetizione della sfida tra i due ottuagenari, inclusi i “double haters” che odiano tanto Joe quanto Donald, e non si sa se andranno a votare o per chi. Un candidato più giovane rovescerebbe il tavolo, scaricando il problema dell’età dalle spalle di Biden a quelle di Trump, rovinandogli i piani per la campagna elettorale e generando forse un’ondata di entusiasmo per l’alternativa. Se fosse il sogno proibito Michelle Obama, avrebbe una particolare presa su gruppi chiave tipo afroamericani, donne e giovani, anche se lo stesso potrebbe valere per Kamala Harris. La governatrice del Michigan Gretchen Whitmer si porterebbe da casa uno Stato chiave, e saprebbe parlare alle donne e ai colletti blu di Pennsylvania e Wisconsin.

[[(gele.Finegil.StandardArticle2014v1) BIDEN]]

I contro ovviamente sono caos e divisione. Il precedente del 1968 con Johnson consegnò la Casa Bianca a Nixon, passando per le proteste della Convention di Chicago, che minacciano di ripetersi ad agosto. A questo proposito, ci sarebbe da chiedersi come mai gli studenti americani, gli stessi che hanno sentito la necessità di manifestare in massa contro la guerra a Gaza, siano rimasti zitti davanti alla Corte Suprema, che con la sentenza sull’immunità ha scardinato un principio chiave della democrazia americana, come il fatto che nessuno è al di sopra della legge, presidenti inclusi.

Il tentativo di riscossa di Biden, per evitare questi scenari, è cominciato con l’incontro di mercoledì sera con i governatori, dove ha rivelato di essersi sottoposto a una visita medica dopo Atlanta: «Tutto bene, toccando ferro.La mia salute è ok. Il problema - ha scherzato - è il cervello…». Quindi ha detto che deve dormire di più. I suoi potenziali sostituti hanno pubblicamente confermato l’appoggio, ma quelli di New Mexico e Maine hanno avvertito che i loro Stati potrebbero passare con Trump.

Ieri mattina il presidente ha fatto un’intervista col conduttore radiofonico di Milwaukee Earl Ingram, ripetendo la linea difensiva nota: «Ho fatto un casino, ho sbagliato il dibattito. Ma quelli sono stati 90 minuti sul palco, guardate a quanto ho realizzato in tre anni e mezzo di governo». Poi ha aggiunto: «Trump vuole fare il dittatore, tutti i nostri diritti sono in gioco».

Subito dopo, per rilanciare l’immagine del leader in controllo della situazione, ha parlato al telefono col premier israeliano Netanyahu, per discutere le opzioni della realizzazione del suo piano in tre punti sul cessate il fuoco a Gaza e la ricostruzione della regione, dopo la risposta di Hamas. Quindi in serata ha partecipato alle celebrazioni per la Festa dell’Indipendenza.

Oggi farà l’intervista con George Stephanopoulos, che la Abc manderà in onda in prime time, e andrà in Wisconsin per un comizio, seguito poi dalla Pennsylvania. La prossima settimana ospiterà il vertice Nato a Washington, dove mostrarsi alla guida del mondo libero dovrebbe aiutarlo. In questo spazio temporale si giocherà tutto. Se non convincerà, insistere sulla corsa alla Casa Bianca potrebbe diventare insostenibile. E lui lo sa.

Leggi i commenti