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Brexit, come si comporterà il nuovo primo ministro britannico Keir Starmer con l’Europa?

Il leader del Labour e i suoi confermano che il Regno Unito non tornerà nella Ue, e nemmeno nel mercato unico. Ma un notevole riavvicinamento con l'Unione ci sarà: ecco quali potranno essere le conseguenze
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LONDRA - Dopo la vittoria del Labour alle elezioni britanniche e Sir Keir Starmer eletto primo ministro, in molti in Italia si chiederanno: come si comporterà il nuovo leader con l’Europa? Ed è immaginabile un ritorno del Regno Unito in Ue, o quantomeno nel mercato unico europeo o nell’unione doganale?

In questi mesi Starmer, che pure è un europeista convinto e nel 2016 fece campagna per rimanere in Ue, lo ha sempre detto chiaramente: “Con me il Regno Unito non tornerà nell’Unione Europea e nemmeno nel mercato unico”. Poco prima del voto del 4 luglio, in un’intervista al Guardian, ha confermato di non intravedere nulla che possa modificare questo scenario, “nemmeno nel corso della sua vita”. Tradotto,…

LONDRA - Dopo la vittoria del Labour alle elezioni britanniche e Sir Keir Starmer eletto primo ministro, in molti in Italia si chiederanno: come si comporterà il nuovo leader con l’Europa? Ed è immaginabile un ritorno del Regno Unito in Ue, o quantomeno nel mercato unico europeo o nell’unione doganale?

In questi mesi Starmer, che pure è un europeista convinto e nel 2016 fece campagna per rimanere in Ue, lo ha sempre detto chiaramente: “Con me il Regno Unito non tornerà nell’Unione Europea e nemmeno nel mercato unico”. Poco prima del voto del 4 luglio, in un’intervista al Guardian, ha confermato di non intravedere nulla che possa modificare questo scenario, “nemmeno nel corso della sua vita”. Tradotto, visto che Starmer ha 61 anni: non si tornerà indietro, almeno per le prossime due generazioni.

Al di là di come la pensi davvero Starmer, almeno in campagna elettorale non c’era alcuna convenienza, per il leader Labour, di riaprire il vaso di Pandora della Brexit: troppe divisioni, troppe ferite che hanno lacerato il Regno negli ultimi otto anni. Meglio non risostenere questo maelstrom, anche perché altrimenti avrebbe perso voti agli occhi di una buona parte di conservatori delusi. Voti che sono stati decisivi per la vittoria finale.

Ma Starmer cambierà idea? Secondo lo scrittore ed ex giornalista Robert Harris, che abbiamo intervistato alla vigilia del voto, alla fine il primo ministro dovrà cedere: "Perché questo sentimento anti-Brexit continuerà a crescere nel Paese, e nei prossimi cinque anni Starmer non potrà ignorarlo, soprattutto con una super-maggioranza in Parlamento. E comunque il Labour degli ultimi decenni è sempre stato profondamente europeista, come lo stesso nuovo primo ministro, del resto. Ovvio, un nuovo connubio dipenderà anche dagli europei. Ma credo che il Regno Unito a un certo punto possa rinegoziare con la Ue come fece Harold Wilson negli anni Settanta e rientrare almeno in una unione doganale”.

Qualche settimana fa eravamo a colazione con il biografo semi-ufficiale di Starmer, l’ex capo comunicazione del Labour Tom Baldwin, che a un tratto ci dice: “Keir agirà un passo alla volta, ci sono tante opportunità per riallacciare i rapporti, come sulla sicurezza. Non vuole tornare nel mercato unico perché ciò risucchierebbe tutte le energie del nuovo Parlamento. Tuttavia, quando era ministro ombra per la Brexit, Starmer è andato in Europa più volte per lavorare su una sorta di unione doganale, su qualcosa di specifico per il Regno Unito. E Keir pensa che qualcosa del genere sia ancora possibile, anche se non c’è un piano segreto per questo. Ma il suo curriculum, in questo senso, può dare una traccia su dove potrebbe portare il governo laburista...”.

Parole che, su tema così sensibile e divisivo come la Brexit, innescarono subito la risposta ufficiale del Labour. Così un portavoce a “Repubblica”: “A differenza del disastro Tory, il prossimo governo laburista farà funzionare la Brexit. Come abbiamo detto tante volte, non rientreremo nel mercato unico, o nell’unione doganale o in una qualsiasi membership che ci faccia tornare indietro. Invece, il Labour di Keir riporterà il futuro nel Regno Unito”. Poco dopo il responso del Labour, Baldwin si fa vivo di nuovo: “Voglio sottolineare che non c’è alcun piano segreto per tornare nell’unione doganale europea”. Passano poche ore, e Baldwin ci manda un’altra email: “Non c’è alcuna intenzione di rientrare in una unione doganale”.

Qualche settimana fa abbiamo intervistato per Affari&Finanza Rachel Reeves, da oggi la nuova ministra delle Finanze britannica e prima cancelliere dello Scacchiere donna nella storia di questo Paese, che ci ha detto: “Le nostre linee rosse sono chiare: niente ritorno in Ue e tantomeno nel mercato unico, nella libera circolazione o nell’unione doganale. Ma vogliamo relazioni più strette con la Ue, sia a livello commerciale che di sicurezza comune, oltre a una convergenza sulle norme veterinarie e fitosanitarie per facilitare la vita di agricoltori e allevatori e semplificare i flussi alla dogana. Inoltre, cercheremo un’intesa con l’Europa anche sui servizi e sul riconoscimento delle qualifiche professionali, nonché in campo culturale: per esempio, per facilitare le norme per le band britanniche in tour in Europa”.

(reuters)

Ma allora, le chiediamo, come fare con ristoratori e proprietari di hotel che qui invocano lavoratori europei perché oggi senza personale? Reeves non ci pensa su due volte: “Ascolteremo le preoccupazioni degli imprenditori, ma in questo Paese abbiamo già oltre il 20% degli adulti che non lavora o non cerca lavoro. La mia priorità è riattivare queste persone e migliorare la vita e gli standard delle famiglie nel Regno Unito”.

Tuttavia, come conferma la stessa Reeves, il Labour cercherà nuove sinergie con l’Europa. E quando abbiamo incontrato qualche giorno fa il nuovo ministro degli Esteri, David Lammy, lui ha confermato il netto riavvicinamento del Regno Unito all’Europa. Ancora, non come rientro in Ue o nel mercato unico. Ma “sì a un accordo commerciale migliore. E per noi la sicurezza europea è l’obiettivo numero uno. Abbiamo già accordi cruciali come il caccia Tempest (Gcap) con Italia e Giappone, ma cercheremo nuovi patti sulla sicurezza con la Difesa e le industrie dei Paesi Ue”. Il primo accordo del genere dovrebbe avvenire con la Germania in agosto.

Insomma, la sensazione è che almeno nei primi anni, il Labour sull’argomento Europa soppeserà ogni passo, con estrema cautela. Ma un riavvicinamento con l'Ue ci sarà. E, a seconda del contesto e delle circostanze, vedremo dove porterà. Il ritorno in Ue e nel mercato unico restano a oggi prospettive impossibili, perché troppo complicate e divisive per un Paese lacerato dalla Brexit. Ma come ci ha detto lo stesso Robert Harris ieri: “Il mondo cambia. Non possiamo congelare questo Paese al 23 giugno 2016”. Ossia il giorno del referendum sulla Brexit. Che ha cambiato, per sempre o forse no, il destino del Regno Unito.

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