Il ministro degli Esteri in pectore David Lammy: “Su sicurezza e commercio avvieremo un rapporto nuovo con l’Europa”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLondra — David Lammy, 51 anni, è un uomo imponente ma soprattutto il ministro degli Esteri “ombra” del Labour. Ossia il designato da Starmer a capo del Foreign Office.
Figlio di genitori della Guyana immigrati a Londra negli anni 60, Lammy è amico di Barack Obama — hanno studiato insieme ad Harvard — ed è colui che negli ultimi anni ha tessuto le relazioni tra il nuovo primo ministro e l’amministrazione democratica Usa, incluso il National security advisor Jake Sullivan, con cui Starmer si sentirebbe spesso. Ma Lammy, che incontriamo alla stampa straniera di Londra (Fpa), è anche colui che ha ottimi rapporti con Macron, cruciali per il nuovo governo Labour, vedi il tema migranti.
Deputato da 24 anni, Lammy ci espone la futura politica estera laburista. La chiama “realismo progressivo”: ossia rendersi conto «che il mondo e i suoi equilibri di forza sono cambiati» e dunque l’ex potenza coloniale britannica deve perseguire «obiettivi realistici ma in linea con i valori democrat…
Londra — David Lammy, 51 anni, è un uomo imponente ma soprattutto il ministro degli Esteri “ombra” del Labour. Ossia il designato da Starmer a capo del Foreign Office.
Figlio di genitori della Guyana immigrati a Londra negli anni 60, Lammy è amico di Barack Obama — hanno studiato insieme ad Harvard — ed è colui che negli ultimi anni ha tessuto le relazioni tra il nuovo primo ministro e l’amministrazione democratica Usa, incluso il National security advisor Jake Sullivan, con cui Starmer si sentirebbe spesso. Ma Lammy, che incontriamo alla stampa straniera di Londra (Fpa), è anche colui che ha ottimi rapporti con Macron, cruciali per il nuovo governo Labour, vedi il tema migranti.
Deputato da 24 anni, Lammy ci espone la futura politica estera laburista. La chiama “realismo progressivo”: ossia rendersi conto «che il mondo e i suoi equilibri di forza sono cambiati» e dunque l’ex potenza coloniale britannica deve perseguire «obiettivi realistici ma in linea con i valori democratici». Lui, Starmer e il titolare alla Difesa Healy la settimana prossima voleranno a Washington per il vertice Nato e il 18 luglio ospiteranno a Blenheim Palace il summit European Political Community con i leader europei.
«Sull’Ucraina continueremo sulla strada dei nostri predecessori», assicura Lammy, «il sostegno a Kiev è fuori discussione. Cercheremo ancora più sinergie con l’Europa. Purtroppo l’Ucraina è solo una parte del problema. È importante avere una politica deterrente ancora più forte contro la Russia di Putin, minaccia sistemica per l’Occidente».
Ciò introduce un altro argomento cruciale per il Regno Unito, che custodisce il deterrente nucleare Trident: un netto riavvicinamento all’Europa. Non come rientro nell’ Ue o nel mercato unico. Ma «sì a un accordo commerciale migliore». Solo qualche giorno fa, Keir Starmer ha detto a Repubblica che «sta lavorando a un fronte progressista con i partiti di centrosinistra in Europa contro i populismi». Lammy aggiunge che «per noi la sicurezza europea è l’obiettivo numero uno. Abbiamo già accordi cruciali come il caccia Tempest (Gcap) con Italia e Giappone, ma cercheremo nuovi patti sulla sicurezza con la Difesa e le industrie dei Paesi Ue». Il primo accordo del genere dovrebbe avvenire con la Germania in agosto.
Su Israele e Gaza invece, il compromesso trovato tra le varie anime del Labour è: «Cessate il fuoco immediato così come il rilascio degli ostaggi e aumentare gli aiuti umanitari nella Striscia». Per quanto riguarda il riconoscimento dello Stato palestinese, Starmer ci conferma che «dovrà essere ovviamente riconosciuto. Ma è parte di un processo che deve includere uno Stato di Israele protetto e al sicuro. A oggi, non abbiamo nessuno dei due».
Per Lammy, altre due sfide fondamentali saranno quella per «il clima e la transizione energetica» e nuove intese con il “Global South”, ossia Africa, America Latina e Caraibi dove la presenza russa e cinese è sempre più preoccupante. E a proposito di Pechino: «Dobbiamo collaborare su clima, salute e commercio. Per il resto siamo in competizione e saremo molto più intransigenti», promette. Su Taiwan invece non scende nei particolari, ma confessa: «Siamo preoccupati per una possibile azione».