Michael Dobbs, il creatore di “House of Cards”: “Noi Tories siamo diventati una barzelletta. E gli elettori ci hanno punito”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLord Michael Dobbs
(afp)LONDRA — Se amate House of Cards, ringraziate quest’uomo: Michael Dobbs. Settantacinque anni, consigliere di Margaret Thatcher, scampato per un pelo al sanguinoso attentato dell’Ira a Brighton nel 1984, veterano dei conservatori che rappresenta nella Camera dei Lord dal 2010 e autore del romanzo inglese cui è ispirata la famosissima serie americana con Kevin Spacey. Nei libri di Dobbs, il protagonista non è Frank Underwood ma Francis Urquhart, machiavellico deputato conservatore che con manipolazioni, crimini e amoralità diventa primo ministro britannico. Dobbs ci rivela nel suo club di Londra che ha «appena iniziato» a scrivere un sequel di House of Cards e non c’è persona migliore per un’anatomia del disastro tory alle ultime elezioni in Uk.
Lord Dobbs, cosa prova dopo questa disfatta?
«Quando si perde un’elezione così male, e dopo tanto tempo al potere, è una delle cose che più ti spezza il cuore».
LONDRA — Se amate House of Cards, ringraziate quest’uomo: Michael Dobbs. Settantacinque anni, consigliere di Margaret Thatcher, scampato per un pelo al sanguinoso attentato dell’Ira a Brighton nel 1984, veterano dei conservatori che rappresenta nella Camera dei Lord dal 2010 e autore del romanzo inglese cui è ispirata la famosissima serie americana con Kevin Spacey. Nei libri di Dobbs, il protagonista non è Frank Underwood ma Francis Urquhart, machiavellico deputato conservatore che con manipolazioni, crimini e amoralità diventa primo ministro britannico. Dobbs ci rivela nel suo club di Londra che ha «appena iniziato» a scrivere un sequel di House of Cards e non c’è persona migliore per un’anatomia del disastro tory alle ultime elezioni in Uk.
Lord Dobbs, cosa prova dopo questa disfatta?
«Quando si perde un’elezione così male, e dopo tanto tempo al potere, è una delle cose che più ti spezza il cuore».
Ma come è potuto accadere?
«Tante ragioni. Siamo diventati una barzelletta mondiale cambiando tre primi ministri in pochi mesi nel 2022, facendoci la guerra tra noi come bambini dispettosi. Ma prima il Covid ha stravolto i piani di Boris Johnson dopo il trionfo nel 2019. Molti elettori nostri non approvavano gli ultimi lockdown, e di lì a poco sarebbe esploso lo scandalo Partygate che avrebbe affondato Boris».
Beh, colpa sua. E così il partito ha iniziato ad affondare.
«Johnson era un fenomeno da tutti i punti di vista, uno dei pochi con carisma vero. Ma ha commesso gravi errori, innanzitutto quello di non ammettere subito quei party a Downing Street. Lo avesse fatto, forse oggi sarebbe ancora primo ministro».
E invece, dimissioni e… la disastrosa Liz Truss.
«Povera Liz, alla fine le è andato tutto storto. Ma, nei principi, non aveva torto. Noi tories abbiamo sempre promesso di abbassare le tasse. Invece in tutti questi anni le abbiamo alzate. Per questo il nostro elettorato non ci capisce più e ci ha punito. Come sui migranti…».
Anche lì, tante promesse vane dei Tories, su Brexit e il controllo dei confini...
«Già. Anche sull’espulsione dei migranti irregolari in Ruanda. Io ero contrario. Ma il partito mi ha costretto a votarla alla Camera dei Lord. E poi, cosa succede? Sunak, che pure bisogna compatirlo per i cocci che ha ereditato, convoca elezioni anticipate senza far partire neanche un volo verso l’Africa, promettendo “che lo farà”. E così, pure agli occhi dei conservatori, il Ruanda è sembrata una disperata fregatura. E hanno smesso di ascoltarci».
Intanto Nigel Farage vi incalza a destra, rubandovi milioni di voti. Cosa devono fare adesso i tory? Seguirlo o restare più al centro?
«Il partito conservatore deve rimanere ancorato ai propri valori: tradizione, tasse giù, libertà individuali, sicurezza. Non ci sono altre ricette. Oggi però il mondo è molto più complesso e per questo personaggi con soluzioni facili hanno appeal. Farage è un fenomeno, ma non ci ricostruiremo la reputazione andando dietro a uno come lui. Purtroppo però, nella nostra era, la politica è troppo accentratrice, fulminea. Thatcher quando arrivò a Downing Street aveva molte lacune, qualcuno al numero 10 la chiamava “massaia”. Invece, Thatcher ebbe il tempo di formare il suo acume. Oggi non sarebbe possibile».
Ma chi potrà salvare i tories? Un cinico come Francis Urquhart alias Frank Underwood?
«Per carità, no. Basta con politici che pensano solo al potere. Ora la fantasia non può superare la triste realtà».