Francia, il politologo Roy: “Le banlieue non esploderanno. Ma temo le tensioni con la polizia”
dal nostro inviato Daniele Castellani PerelliOlivier Roy
CHAMPIGNY-SUR-MARNE — Il ministro dell’Interno Gérald Darmanin ieri ha lanciato l’allarme: teme disordini domenica sera dopo il voto, e per questo schiererà 30mila poliziotti nelle piazze. Intanto sono salite a 51 le aggressioni politiche – tra le vittime anche una portavoce del governo – mentre sono stati fermati dei presunti terroristi. Insomma, in Francia la tensione sale. Cosa può succedere in caso di vittoria del Rassemblement National? Ne abbiamo parlato con il politologo francese Olivier Roy, professore dell’Istituto universitario europeo di Firenze.
Un successo dell’estrema destra può scatenare proteste violente e sommosse, ad esempio nelle banlieue?
«Non penso che il rischio sia quello di sommosse vere e proprie. Per prima cosa dobbiamo dire che nell’ultimo anno non c’è stata una vera mobilitazione nei quartieri periferici, sia per quanto riguarda la politica francese sia sul tema di Gaza. Tendiamo a iperpoliticizzare i giovani delle banlieue, ma ci dimentichiamo che le …
CHAMPIGNY-SUR-MARNE — Il ministro dell’Interno Gérald Darmanin ieri ha lanciato l’allarme: teme disordini domenica sera dopo il voto, e per questo schiererà 30mila poliziotti nelle piazze. Intanto sono salite a 51 le aggressioni politiche – tra le vittime anche una portavoce del governo – mentre sono stati fermati dei presunti terroristi. Insomma, in Francia la tensione sale. Cosa può succedere in caso di vittoria del Rassemblement National? Ne abbiamo parlato con il politologo francese Olivier Roy, professore dell’Istituto universitario europeo di Firenze.
Un successo dell’estrema destra può scatenare proteste violente e sommosse, ad esempio nelle banlieue?
«Non penso che il rischio sia quello di sommosse vere e proprie. Per prima cosa dobbiamo dire che nell’ultimo anno non c’è stata una vera mobilitazione nei quartieri periferici, sia per quanto riguarda la politica francese sia sul tema di Gaza. Tendiamo a iperpoliticizzare i giovani delle banlieue, ma ci dimentichiamo che le sommosse si verificano in reazione a casi molto specifici, che non sono i risultati elettorali. Succedono quando la polizia spara a dei ragazzi e li uccide o comunque ne provoca la morte, come nell’ottobre del 2005».
Questo però può succedere sempre.
«Una vittoria del Rassemblement National può in realtà peggiorare la situazione. I poliziotti votano perlopiù per l’estrema destra (il 58%, secondo uno studio dell’esperto Luc Rouban, ndr) e sentirebbero di essere più protetti politicamente da un governo di Rn. Questo potrebbe aumentare la possibilità di quegli incidenti che poi portano, come reazione, alle sommosse. Dunque non mi aspetto una rivolta politica delle banlieue contro Rn ma, già dopo le elezioni, possibili scontri tra i giovani e la polizia. È questo il rapporto che può cambiare nella società».
Lei fa notare che cambierebbe il clima generale e in particolare l’atteggiamento dei poliziotti. Ma ci sono anche leggi che posso essere approvate e peggiorare il quadro?
«Al Rn le banlieue non interessano, non ci saranno interventi legislativi. Le banlieue, con le loro mescolanze e diversità, non votano affatto per l’estrema destra, neanche la popolazione bianca: basta vedere i dati della grande circoscrizione Seine-Saint-Denis, che include banlieue come Bobigny o Clichy-sous-Bois. Paradossalmente, a votare Rn sono quelle cittadine e quelle campagne in cui ci sono pochi immigrati e in cui la gente ha una immagine della Francia che non corrisponde alla loro vita quotidiana. Così un loro governo non si prenderà la briga di risolvere le grandi questioni che affliggono le periferie, dal narcotraffico alla microcriminalità. La priorità dei lepenisti è un’altra».
Quale?
«L’Islam. O meglio l’élite, dagli imam alle moschee fino agli attivisti politici. Hanno già cominciato a farlo capire attraverso la polemica sui binazionali, a cui secondo l’annuncio di Jordan Bardella dovrebbe essere vietato di lavorare in posti cosiddetti strategici a livello governativo. Ad avere il doppio passaporto sono tanti musulmani con radici familiari nel Maghreb. Ma, attenzione, anche tanti ebrei con nazionalità francese e israeliana: alla fine, dopo i musulmani, sarebbero loro le principali vittime».