New York - Metà dei parlamentari democratici in Congresso sono pronti ad abbandonare Biden. Non lo dicono pubblicamente per non esporsi, ma il loro scetticismo sulla prosecuzione della campagna presidenziale, sommato a quello dei donatori, potrebbe risultare decisivo nella scelta che il Partito dovrà compiere nell’arco massimo di una settimana. Lo rivela una fonte interna, impegnata durante gli ultimi giorni nelle frenetiche consultazioni iniziate dopo il disastroso dibattito di Atlanta, mentre il Washington Post scrive che il senatore Warner sta cercando di mettere insieme un gruppo di colleghi che gli chieda di ritirarsi .
L’ipotesi Harris
Il partito è spaccato, perché molti restano legati a Biden e altri non sono favorevoli a Kamala Harris. I dubbi su di lei sono noti: non ha funzionato bene come candidata e…
New York - Metà dei parlamentari democratici in Congresso sono pronti ad abbandonare Biden. Non lo dicono pubblicamente per non esporsi, ma il loro scetticismo sulla prosecuzione della campagna presidenziale, sommato a quello dei donatori, potrebbe risultare decisivo nella scelta che il Partito dovrà compiere nell’arco massimo di una settimana. Lo rivela una fonte interna, impegnata durante gli ultimi giorni nelle frenetiche consultazioni iniziate dopo il disastroso dibattito di Atlanta, mentre il Washington Post scrive che il senatore Warner sta cercando di mettere insieme un gruppo di colleghi che gli chieda di ritirarsi .
L’ipotesi Harris
Il partito è spaccato, perché molti restano legati a Biden e altri non sono favorevoli a Kamala Harris. I dubbi su di lei sono noti: non ha funzionato bene come candidata e vice presidente, viene ritenuta troppo liberal e Trump ha già pronta la strategia per attaccarla, come ha rivelato il sito Axios, dipingendola come estremista evanescente. I sostenitori rispondono che è sottovalutata per pregiudizio, ma come donna afro americana ha la potenzialità di ricostruire l’entusiasmo di gruppi elettorali fondamentali, e magari recuperare i giovani con una linea diversa su Gaza. Quanto alle sue debolezze, potrebbero essere compensate dalla scelta come vice di un uomo del Midwest, tipo il governatore dell’Illinois Pritzker o quello dello stato chiave della Pennsylvania Shapiro. Poi c’è un problema tecnico serio, perché i finanziamenti raccolti finora dovrebbero andare a lei, se Biden si ritirasse.
Una settimana per decidere
I tempi per la decisione sono molto stretti, una settimana al massimo, ma non ci sono leader in grado di prenderla per tutti. Obama non vuole esporsi, Clinton non ha la credibilità, Pelosi è stata attaccata quando ha detto che era lecito porsi domande sulla salute di Biden. La chiave resta la moglie Jill, che però finora non ha dato segno di essere pronta a cedere.
I capi al Senato e alla Camera, Schumer e Jeffries, non hanno preso posizioni nette perché sanno che metà dei parlamentari vorrebbe il ritiro di Biden. Sono risentiti verso di lui, anche se non lo dicono, perché rischiano di non essere rieletti nei propri distretti, o se rieletti di trovarsi in un Congresso controllato dai repubblicani. Lo scenario da incubo dittatoriale, con Trump presidente, più i repubblicani alla guida di Parlamento e Corte Suprema. Da loro potrebbe partire la rivolta, e se iniziassero a pronunciarsi pubblicamente diventerebbe difficile resistere.
I donatori
L'altra chiave sono i donatori. Dopo le defezioni di Abigail Disney e del confondatore di Netflix Reed Hastings, ieri è arrivata la lettera di 168 finanziatori fra cui l’erede dei magazzini Walmart Christy Walton, riuniti nel Leadership Now Project, che chiedono il passo indietro. Qualche altra defezione di peso, tipo Michael Bloomberg, potrebbe fare la differenza. Secondo la sua agenzia anche gli alleati Nato, che la settimana prossima saranno a Washington per il vertice, sono scettici.
Se Biden si ritirasse, visto che Harris non è popolare, la soluzione preferita sarebbe una mini primaria tra i delegati alla Convention, con 4 probabili candidati: Kamala, i governatori di California e Michigan Newsom e Whitmer, e Pritzker. Tra questi andrebbe scelto il nuovo candidato. Michelle Obama non vuole e non lo farà. Tutti hanno osservato l'intervista di ieri con George Stephanopoulos della Abc, da cui si aspettavano domande serie sullo stato di salute. Biden poi dovrà anche fare eventi senza teleprompter. Ieri in Wisconsin ha ripetuto che “non mi ritiro. Ho battuto Trump e lo farò ancora”. Giovedì però aveva fatto un’altra gaffe, definendosi “la prima donna nera presidente”. Entro la fine di questa settimana, o l'inizio della prossima, il Partito dovrà prendere una decisione