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Ken Loach: “Starmer ha spostato il Labour verso destra. Ma l’ala sinistra dentro ai laburisti darà battaglia”

Il regista Ken Loach 

 

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Il regista simbolo della sinistra britannica: “Spero nella rinascita di un movimento laburista indipendente”
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Con il suo cinema sociale e il suo carisma Ken Loach, 88 anni, è il simbolo della sinistra britannica. Per lui, allontanato dai laburisti nel 2021 per il suo sostegno a Corbyn, la vittoria di Keir Starmer è una notizia buona solo in parte.

Che significa questo risultato per il Regno Unito?

«Prima avevamo un governo di destra e ora è stato eletto un governo di sinistra ma spostato a destra. Si chiama sempre Labour party, ma ha a che vedere più con il business che con i lavoratori. Siamo tornati al New Labour dell’era Blair».

Lei è molto critico verso Starmer.

«Ha spostato il Labour a destra, ha convinto la sinistra del partito a sostenerlo con promesse mai mantenute. È un opportunista. Con lui non ci sarà cambiamento».

Cosa pensa farà?

«Non credo risponderà ai bisogni della gente, semplicemente cercherà di essere un governo di destra più efficiente, rispetto al disastro precedente. Ma il sistema bancario e quello delle grandi aziende non cambierà. E hanno già detto che non cercheranno …

Con il suo cinema sociale e il suo carisma Ken Loach, 88 anni, è il simbolo della sinistra britannica. Per lui, allontanato dai laburisti nel 2021 per il suo sostegno a Corbyn, la vittoria di Keir Starmer è una notizia buona solo in parte.

Che significa questo risultato per il Regno Unito?

«Prima avevamo un governo di destra e ora è stato eletto un governo di sinistra ma spostato a destra. Si chiama sempre Labour party, ma ha a che vedere più con il business che con i lavoratori. Siamo tornati al New Labour dell’era Blair».

Lei è molto critico verso Starmer.

«Ha spostato il Labour a destra, ha convinto la sinistra del partito a sostenerlo con promesse mai mantenute. È un opportunista. Con lui non ci sarà cambiamento».

Cosa pensa farà?

«Non credo risponderà ai bisogni della gente, semplicemente cercherà di essere un governo di destra più efficiente, rispetto al disastro precedente. Ma il sistema bancario e quello delle grandi aziende non cambierà. E hanno già detto che non cercheranno di tassare i più ricchi».

Quanto è importante l’elezione da indipendente di Jeremy Corbyn?

«È un gran momento per via del vuoto politico a sinistra: il Partito Laburista si sposta verso l’ala destra, come succede in altri Paesi europei. Il risultato di Corbyn è enorme. La sinistra è ancora forte. Molti candidati indipendenti sono andati bene, ci sarà confronto dentro la sinistra, una battaglia di principi. Ad esempio in materia di forniture di armi a Israele».

Brexit: si farà marcia indietro?

«Starmer ha detto che cercheranno di rinegoziare l’accordo. Ma alla fine l’Unione europea è una unione economica. E ne beneficiano i grandi affaristi. La sinistra ne voleva un’altra, che guardasse alla giustizia sociale».

Cosa spera ora per il suo Paese?

«Spero in nuove organizzazioni di lavoratori, che possano lottare perché i salari tengano il passo con l’inflazione, ma anche per sanità e istruzione. Un movimento del lavoro, indipendente, perché c’è un grande sostegno popolare per i principi che rappresenta».

Il successo di Nigel Farage?

«Ha grande abilità nel parlare la lingua della gente comune, la classe operaia pensa di avere qualcuno da quella parte. Prevedono di tassare meno i ricchi, spendere meno per l’educazione sanitaria e le pensioni. E alla classe operaia danno qualcuno da incolpare: i poveri, i disoccupati, gli immigrati. Il loro scopo è dividere la classe operaia, il popolo».

La situazione in Francia?

«La socialdemocrazia conservatrice ha fallito in ogni Paese, finendo per spostarsi troppo a destra. E per i socialdemocratici francesi che regga il sistema è più importante dei valori che rappresentano: dipendono dal successo dell’economia di mercato, per aumentare le tasse e finanziare le loro politiche sociali».

Dice Corbyn che con lui ha vinto la politica della gentilezza e dell’inclusione.

«Inclusione è la parola chiave. Per il governo il banco di prova saranno l’immigrazione e l’integrazione, battaglie della sinistra britannica. Ma la soluzione è una politica comune internazionale: attraverso le Nazioni Unite dobbiamo rendere i Paesi sicuri e più uguali. Solo così non vedremo respingere le persone disperate in mare per impedire loro di entrare nel nostro Paese».

Ha ancora una storia da raccontare sullo schermo?

«Ho raggiunto una fase in cui non ho la capacità di andare in strada e osservare le persone, come facevo solo un paio di anni fa. Sarebbe bello un ultimo film, ma non mi pare possibile».

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