Rachel Reeves, Angela Rayner e Sue Gray: ecco chi sono le tre donne pilastro del governo laburista
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLondra – Se era stata la moglie Vic a non farlo dimettere da leader Labour nel 2021 dopo l’ennesima batosta inflittagli da Boris Johnson, nel suo neonato governo Sir Keir Starmer ha altre tre donne fondamentali. Che potrebbero deciderne il destino.
Una è Rachel Reeves, primo Cancelliere dello Scacchiere donna nella storia britannica ossia ministra di Finanze e Tesoro. La chiamano la “Lady di Ferro” del Labour. Perché ha le idee chiare, come “niente tagli alle tasse senza coperture, noi non siamo i tory”. Perché in passato ha alluso a Margaret Thatcher (“i britannici con me non camperanno di sussidi”). E poi era una spietata stratega sin da ragazzina, campionessa britannica di scacchi under 14.
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Londra – Se era stata la moglie Vic a non farlo dimettere da leader Labour nel 2021 dopo l’ennesima batosta inflittagli da Boris Johnson, nel suo neonato governo Sir Keir Starmer ha altre tre donne fondamentali. Che potrebbero deciderne il destino.
Una è Rachel Reeves, primo Cancelliere dello Scacchiere donna nella storia britannica ossia ministra di Finanze e Tesoro. La chiamano la “Lady di Ferro” del Labour. Perché ha le idee chiare, come “niente tagli alle tasse senza coperture, noi non siamo i tory”. Perché in passato ha alluso a Margaret Thatcher (“i britannici con me non camperanno di sussidi”). E poi era una spietata stratega sin da ragazzina, campionessa britannica di scacchi under 14.
Ora Reeves è la donna più potente dell’esecutivo Starmer. 45 anni, nata a Londra, eredita l’economia e le finanze flagellate negli ultimi anni da Covid, guerre e catastrofiche politiche dei conservatori come quelle di Liz Truss. Famiglia di insegnanti di sinistra, Rachel entra nel Labour a 16 anni. Anche la sorella Ellie, di un anno più giovane, è deputata dello stesso partito. Sposata con due figli, secchiona dichiarata — “studiavo anche in pausa pranzo a scuola” — si laurea in scienze politiche e poi economia a Oxford e alla London School of Economics. Inizia a lavorare alla Banca d’Inghilterra, poi rinuncia a Goldman Sachs anche se “sarei diventata molto più ricca”.
Prima di scendere in politica e diventare deputata nel 2010 a 31 anni. Uno dei grandi meriti di Reeves è di aver convinto la City e l’imprenditoria che il Labour, dopo essersi liberati del vecchio leader Jeremy Corbyn, è un partito amico del business. Mesi fa ha fatto retromarcia persino sul tetto ai bonus dei banchieri, scandalizzando la sinistra del partito “perché l’economia ha bisogno di stabilità”, ci ha detto giorni fa. Unica gaffe: nel suo ultimo libro “The Women Who Made Modern Economics” si è scoperto che alcune parti erano state copincollate da Wikipedia. “Sorry, non volevo”.
Di gaffe invece Angela Rayner ne ha impilate tante in carriera. Come quando chiamò i tory scum, feccia, e dovette scusarsi. Ma del governo Starmer lei è la più autentica e genuina. Un personaggio unico nella politica britannica. Una “Red Queen”, l’ha ribattezzata il tory Lord Ashcroft, e da ieri vice premier britannica, oltre che ministra del Levelling Up (ridistribuzione territoriale). La “regina rossa”, 44 anni di Stockport, è una figlia verace del popolo e del nord dell’Inghilterra. Nasce e cresce poco fuori Manchester, in una famiglia poverissima, dickensiana. Padre violento, madre bipolare e aspirante suicida. “La parola d’ordine era sopravvivere”, ci ha raccontato a pranzo qualche tempo fa.
Felpe con cappuccio, adora il junk food, la birra e i cocktail, ha un debole per le scarpe eccentriche perché “mio padre mi cacciò di casa a 15 anni, quando rimasi incinta al mio primo rapporto sessuale e io non volli abortire: quel bambino era l’unica rivincita della mia vita. Da allora, appena guadagnavo qualche soldo, lo spendevo tutto in scarpe”. Lascia gli studi a 16 anni, carriera sindacalista e poi nel Labour. Ora di figli Angela ne ha tre e nel 2017 è diventata pure nonna, a 37 anni.
Due anni fa Starmer voleva declassarla perché ingestibile. Alla fine, Rayner è rimasta, per fortuna di Sir Keir. Perché l’austero leader laburista ha in Angela il suo Giano bifronte: una Oliver Twist moderna che predica il verbo del capo nel “Red Wall”. Ossia il “muro rosso” delle “Midlands” e del nord d’Inghilterra quasi completamente bianco, brexiter ed ex operaio. Dove si parla un’altra lingua rispetto a Londra. Senza Rayner, il Labour lì sprofonderebbe.
Infine, c’è Sue Gray: 67 anni, nuovo capo di gabinetto, un pub in Irlanda del Nord, sarà una vera eminenza “grigia” (come il cognome) e la “esecutrice” di Starmer. Veterana di Whitehall, avrebbe già pronte 20 leggi di governo. Ma soprattutto, Sue Gray era segretaria permanente dell’ufficio di gabinetto del governo Johnson. Fu lei a gestire l’inchiesta interna sullo scandalo Partygate a Downing Street e inchiodare Bojo, avviando la sua rovinosa caduta occorsa nel 2022. Pochi mesi dopo, il clamoroso arruolamento di Gray da parte Starmer. Da allora a Westminster i complottismi impazzano.