Voto in Francia, delusione e rabbia nella Grande Moschea: “Qui la destra ha già vinto”
dal nostro inviato Daniele Castellani PerelliPARIGI — Nel “Jardin d’Eden”, il cuore verde della Grande moschea di Parigi, non arrivano i rumori della Francia. Tra le fontane, le palme e la vegetazione lussureggiante di quest’edificio ispanico-moresco non si sentono gli echi dei dibattiti che da mesi avvelenano il Paese, su chi è più francese, come si debba vivere la religione, quali diritti vadano tolti agli immigrati: dibattiti su cui oggi gli elettori diranno la loro alle urne, forse accordando una maggioranza all’estrema destra.
«Ma comunque andrà i lepenisti hanno già vinto», ci dice con amarezza, davanti all’ingresso della moschea, Iris Surville, commerciante di tessuti, 26 anni, velata: «Voglio dire che, dal Parlamento ai media, negli ultimi anni sono riusciti a imporre la loro agenda. Penso alle leggi che il governo del presidente Emmanuel Macron ha fatto approvare tra gli applausi dell’estrema destra, come quella contro l’immigrazione e il divieto de…
PARIGI — Nel “Jardin d’Eden”, il cuore verde della Grande moschea di Parigi, non arrivano i rumori della Francia. Tra le fontane, le palme e la vegetazione lussureggiante di quest’edificio ispanico-moresco non si sentono gli echi dei dibattiti che da mesi avvelenano il Paese, su chi è più francese, come si debba vivere la religione, quali diritti vadano tolti agli immigrati: dibattiti su cui oggi gli elettori diranno la loro alle urne, forse accordando una maggioranza all’estrema destra.
«Ma comunque andrà i lepenisti hanno già vinto», ci dice con amarezza, davanti all’ingresso della moschea, Iris Surville, commerciante di tessuti, 26 anni, velata: «Voglio dire che, dal Parlamento ai media, negli ultimi anni sono riusciti a imporre la loro agenda. Penso alle leggi che il governo del presidente Emmanuel Macron ha fatto approvare tra gli applausi dell’estrema destra, come quella contro l’immigrazione e il divieto dell’abaya a scuola».
Iris, i cui nonni immigrarono dal Marocco, racconta che gli attacchi razzisti sono aumentati: «Ci insultano senza motivo, magari per il velo. Ci gridano “Allah Akbar”. Io guardo avanti, non mi importa, ma ho amici più fragili che la vivono molto male. Poi è chiaro che tutto questo si amplificherebbe se il Rassemblement National andasse al governo, ma sarebbe la conclusione di un percorso già iniziato da tempo».
Nella Grande moschea, intanto, vengono e vanno turisti e fedeli. Fu inaugurata un secolo fa per commemorare i musulmani tirailleurs che combatterono per la Francia nel ’15-‘18 e durante la Seconda guerra mondiale ospitò la resistenza e salvò centinaia di ebrei. Nel fine settimana il rettore e l’imam non ci sono. Tutti gli altri rappresentanti si negano, ci vietano anche di intervistare i fedeli all’interno, non vogliono parlare, c’è la consegna del silenzio: «I giornalisti soffiano sul fuoco – ci spiegano infine – Tante volte hanno riportato le nostre parole come faceva comodo a loro, quindi ora è meglio evitare». Sanno di cosa (non) parlano, visto che a novembre il loro imam Abdelali Mamoun è incorso in un incidente e ha dovuto scusarsi dopo aver messo in dubbio l’aumento dei casi di antisemitismo.
Che i media siano visti dalla comunità musulmana come parte decisiva del problema lo conferma Ouleye, 36enne studentessa di diritto, di genitori senegalesi, che chiede di non registrare il suo cognome: «Hanno sovraesposto il Rassemblement, si sono prestati alla loro propaganda banalizzandone il programma e senza far notare che le loro proposte sono perlopiù anticostituzionali e quindi non passerebbero mai, come il divieto di lavori strategici per i tanti francesi con doppio passaporto. Per non parlare del fatto che certe minacce contro gli immigrati sono menzogne, perché il mercato ha bisogno di loro. Lei mi chiede se da musulmana sono preoccupata da una possibile vittoria dei lepenisti. Sì, sono preoccupata, ma da cittadina francese, perché l’estrema destra vuole smantellare le conquiste sociali e anche i media statali».
Tutte le persone da noi incontrate sceglieranno oggi La France Insoumise, la formazione della sinistra radicale di Jean-Luc Mélenchon. Per la battaglia per il salario minimo, la difesa degli immigrati e, solo quando glielo chiediamo noi, anche la lotta per il popolo palestinese. D’altronde ben il 62% dei musulmani ha votato alle europee per la France Insoumise.
«Sono un partito consapevole della realtà della società, l’opposto del Rassemblement che invece è votato solo nelle campagne, dove non ci sono immigrati ma credono alle rappresentazioni dei media che parlano di guerre di immigrati a Parigi», dice Lina Tlili, docente della scuola primaria, 39 anni: «L’estrema destra intossica il discorso con il suo marketing della paura e, nonostante il suo nome, non vuole unire ma dividere il Paese, rifacendosi a un’identità nazionale non sana e che è d’altri tempi».
Su TikTok alcuni influencer musulmani francesi come Salah Dîn e Balti hanno invitato a non votare: sarebbe “haram”, proibito per l’Islam, andare alle urne in un Paese di infedeli. «Sono una minoranza nella mia cerchia, ma esistono – ci dice Iris – Alcuni aggiungono: “L’ultima volta abbiamo votato Macron per fermare Le Pen, e cosa ha fatto lui poi per noi?”». Visto che il tema dunque esiste ed è religioso – e potrebbe essere tra le ragioni per cui alle europee, secondo gli istituti di ricerca, il 59% dei musulmani non è andato a votare – rientriamo in moschea tra le occhiatacce degli addetti alla sicurezza e poniamo la questione al fedele che ha guidato la preghiera poco prima: «Sono sciocchezze – risponde – nel Corano non c’è scritto nulla sul voto. Anzi si parla della tolleranza e della convivenza con chi non è musulmano. Noi diamo solo e sempre una indicazione: andate a votare. Senza dire per chi». Il Consiglio francese del culto musulmano, in realtà, ha detto anche altro. Ha invitato a votare «chi promuove i valori del vivere insieme e lotta contro l’odio e l’intolleranza». Più chiaro di così?