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Il lobbista Podesta: “Biden è molto testardo ma per il bene del Paese il cambio è necessario”

(afp)
Intervista a Tony Podesta sul futuro del presidente degli Stati Uniti. “Se non si ritira, i Dem rischiano di perdere anche Camera e Senato. Harris sostituta naturale, ma ci sono valide alternative”
2 minuti di lettura

New York — «C’è un consenso emergente sul fatto che il cambiamento sia necessario». Le parole di Tony Podesta sul futuro del presidente Biden vanno ascoltate con attenzione, perché non rappresentano solo un’opinione personale. Suo fratello John è stato capo di gabinetto nella Casa Bianca di Bill Clinton e Barack Obama, e lui è il lobbista più potente a Washington. Poi c’è anche un interesse personale diretto: «Trump ha scritto sui social che se verrà rieletto, io sono uno dei nemici che vuole mandare in galera. Se non lo battiamo, dovrò scappare in Italia».

Come giudica la campagna presidenziale dopo Atlanta?

«La discussione in corso è se avere una mini primaria per sostituire il candidato. Il dibattito ha confermato il timore che Biden non sia più nelle condizioni di vincere e poi governare».

New York — «C’è un consenso emergente sul fatto che il cambiamento sia necessario». Le parole di Tony Podesta sul futuro del presidente Biden vanno ascoltate con attenzione, perché non rappresentano solo un’opinione personale. Suo fratello John è stato capo di gabinetto nella Casa Bianca di Bill Clinton e Barack Obama, e lui è il lobbista più potente a Washington. Poi c’è anche un interesse personale diretto: «Trump ha scritto sui social che se verrà rieletto, io sono uno dei nemici che vuole mandare in galera. Se non lo battiamo, dovrò scappare in Italia».

Come giudica la campagna presidenziale dopo Atlanta?

«La discussione in corso è se avere una mini primaria per sostituire il candidato. Il dibattito ha confermato il timore che Biden non sia più nelle condizioni di vincere e poi governare».

Da cosa nasce questa accelerazione?

«Prima del dibattito i democratici erano sicuri di vincere la Camera, e forse perdere il Senato. Ora hanno la certezza di perderli entrambi. Biden era indietro nei sondaggi prima di Atlanta, e adesso lo è ancora di più, in particolare negli Stati chiave. Ciò apre la porta allo scenario da incubo di Trump che torna alla Casa Bianca col controllo assoluto del Congresso, dopo la sentenza della Corte Suprema sulle incriminazioni penali».

Quindi bisogna cambiare?

«Per il bene del Paese, non per considerazioni personali. Biden è stato un presidente magnifico, ha ottenuto risultati concreti straordinari. Però adesso c’è una combinazione di dubbio e paura, che spinge al cambiamento: dubbio sulle sue capacità di continuare a guidare, e paura di quello che verrebbe dopo. Nessuno è felice di vederlo andare, ma sta diventando necessario».

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La sostituta naturale sarebbe Kamala Harris?

«Molti si stanno già allineando dietro di lei per sostenerla, sul piano politico e finanziario. Inoltre come vice ha il vantaggio tecnico di poter avere subito accesso ai fondi elettorali. Però ci sono tante alternative valide nel partito».

Tipo?

«I democratici per conservare la Casa Bianca devono vincere Michigan, Wisconsin e Pennsylvania. I governatori Whitmer, Evers e Shapiro sarebbero tutti ottime ipotesi. Ma considerando il peso che avrà l’aborto, Whitmer sarebbe la soluzione migliore».

Michelle Obama?

«Non vuole candidarsi».

Per la selezione si terrebbe una mini primaria alla Convention?

«È un’ipotesi. I quattro o cinque candidati presenterebbero le loro posizioni ai delegati già selezionati durante le primarie, che poi voterebbero. Però è anche possibile un accordo tra i vertici del partito, soprattutto se la scelta cadesse su Harris”.

Ma è necessario che Biden si faccia da parte.

«Sì. Per convincerlo potrebbero premere i finanziatori, i parlamentari e le figure più importanti del partito, oltre alla moglie Jill. Soprattutto Obama, nonostante la ruggine per la scelta di Hillary nel 2016».

La settimana prossima c’è il vertice Nato, ma la Convention di Chicago è fra sei settimane.

«I tempi sono molto stretti. Al massimo si può aspettare la fine della settimana prossima per prendere la decisione».

Lei la dà per scontata?

«In politica tutto può succedere e Biden è molto testardo. Però il numero dei democratici che vogliono sostituirlo è sbalorditivo, e anche se un piccolo gruppo non andasse a votare, basterebbe a farlo perdere. Dopo Atlanta, è difficile immaginare come possa recuperare. L’intervista con Stephanopoulos non è bastata, specie quando ha detto che se darà tutto potrà accettare la sconfitta».

Perché?

«Se la democrazia è a rischio, questa risposta non basta, in particolare dopo la sentenza della Corte Suprema».

Cosa intende?

«Trump ha scritto che se verrà rieletto, chiederà al segretario alla Giustizia di mandarmi in galera. Per fortuna ho una casa a Venezia, scapperò da voi».

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