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Il cuore della Terra sta rallentando, e il motivo è un mistero: ecco quali potrebbero essere le conseguenze sul campo magnetico del Pianeta

La Terra in un disegno dell'Università della California del Sud 
All’interno del globo c’è un nucleo solido che ruota a velocità differente dal resto della Terra. Uno studio su “Nature” conferma che sta decelerando, ma non ci aspetta la fine del mondo
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È come una matrioska con ogni bambola che gira per conto proprio. La Terra ha un nucleo interno, solido e pesante, che ruota a una velocità diversa dal resto del pianeta. A volte accelera, a volte rallenta e ora - secondo i ricercatori dell’Accademia Cinese delle Scienze e dell’Università della California del Sud - sarebbe in una fase accentuata di stanca, tanto da essere superata dalla velocità della superficie terrestre.

Il sorpasso

Se noi, restando fermi su un punto preciso della crosta terrestre, potessimo osservare il nucleo interno 5mila chilometri sotto ai nostri piedi, lo vedremmo dunque perdere terreno. Fino a qualche anno fa, al contrario, procedeva più spedito di noi. Il motivo di queste oscillazioni – raccontate sulla rivista scientifica Nature – fa girare anche la testa ai geologi, che faticano a comprendere il perché di quel che avviene così in fondo al nostro pianeta.

Il primo timore cui ci capita di pensare – quello di un’inversione della rotazione terrestre – è però privo di fondamento. Il Sole continuerà a sorgere a est e tramontare a ovest. Le differenze nella velocità di rotazione di cui stiamo parlando sono lievi: qualche decimo di grado al giorno. Il fatto che la superficie terrestre abbia sorpassato il nucleo interno può causare una lieve variazione del campo magnetico e della velocità di rotazione della Terra nel suo complesso. Il cambiamento nella durata del giorno e della notte non ci costringerà però a riaggiustare gli orologi: si tratta di qualche millesimo di secondo.

La fantascienza

Le bizzarrie del nucleo del pianeta interessano una ristretta cerchia di geologi (che hanno scelto un tema di studio particolarmente ostico) e gli autori di film di fantascienza. Nel 2003 uscì “The Core”, un non imperdibile thriller in cui il nucleo esterno (quello che gioca un ruolo maggiore nel generare il campo magnetico terrestre) si blocca completamente, mandando in tilt le bussole, disorientando gli uccelli migratori e causando una strage tra i portatori di pacemaker. Una spedizione di scienziati decide allora di tuffarsi nelle profondità della Terra attraverso la Fossa delle Marianne. Lì tenta di far detonare delle atomiche per riscuotere il nucleo.

Nel decifrare quel che accade così lontano dai nostri sguardi, i geologi reali hanno vita dura come quelli del film. Non esistono infatti prove dirette della rotazione del nucleo interno della Terra. Subito dopo i grandi terremoti le onde sismiche si propagano all’interno del pianeta, rimbalzando avanti e indietro come una pallina da ping pong anche per una manciata di volte. Attraversando il nucleo, subiscono rifrazioni e deviazioni che vengono studiate con molta cura, perché danno i pressoché unici indizi di quel che accade lì in fondo.

L’eco dei terremoti

I ricercatori cinesi e californiani di Nature, in particolare, hanno studiato 121 sismi avvenuti tra il 1991 e il 2023 alle isole di Sandwich del Sud (vicino al Polo Sud), la cui eco è stata registrata in Alaska. In aggiunta hanno analizzato la propagazione delle onde sismiche causate dai test nucleari sovietici tra il 1971 e il 1974.

Oggi si è compreso che il nucleo interno – di dimensioni leggermente più piccole della Luna – è composto di ferro e nichel. Nonostante gli oltre 5mila gradi di temperatura (quasi come la superficie del Sole), l’enorme pressione rende il nocciolo centrale della Terra solido. Al suo esterno si trova un’altra componente della matrioska - il nucleo esterno – che è invece fluido. Questo permette al nucleo interno di scivolargli dentro quando varia la sua velocità.

Anche se noi abitanti del fuori abbiamo al momento superato il nucleo di dentro, il vantaggio non sembra destinato a durare. I ricercatori suggeriscono che la velocità del cuore duro del pianeta abbia un andamento ciclico, con un periodo di 70 anni circa. L’ipotesi è che il nucleo interno abbia accelerato il passo dagli anni ’70 fino al 2009. Da allora sarebbe iniziato il rallentamento, che dovrebbe esaurirsi negli anni ’40, portando a un nuovo sorpasso della parte di dentro su quella di fuori.

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