WASHINGTON – “Se qualcuno di questi tipi pensa che io non dovrei candidarmi, corra contro di me. Avanti, annunciate che volete fare i presidenti. Sfidatemi alla Convention”.
Joe Biden non ha alcuna intenzione di farsi da parte e si è stancato delle polemiche scatenate dopo il disastroso dibattito di Atlanta. Perciò ieri ha lanciato il contrattacco su tre fronti. Ha scritto una lettera ai parlamentari democratici, riaffermando che non si ritira, anche perché sarebbe una violazione dei principi democratici.
Poi ha parlato con i donatori, sollecitandoli a non abbandonarlo. Infine ha chiamato a sorpresa il programma della tv Msnbc “Morning Joe”, per sfidare i colleghi della fronda interna: venite allo scoperto, candid…
WASHINGTON – “Se qualcuno di questi tipi pensa che io non dovrei candidarmi, corra contro di me. Avanti, annunciate che volete fare i presidenti. Sfidatemi alla Convention”.
Joe Biden non ha alcuna intenzione di farsi da parte e si è stancato delle polemiche scatenate dopo il disastroso dibattito di Atlanta. Perciò ieri ha lanciato il contrattacco su tre fronti. Ha scritto una lettera ai parlamentari democratici, riaffermando che non si ritira, anche perché sarebbe una violazione dei principi democratici.
Poi ha parlato con i donatori, sollecitandoli a non abbandonarlo. Infine ha chiamato a sorpresa il programma della tv Msnbc “Morning Joe”, per sfidare i colleghi della fronda interna: venite allo scoperto, candidatevi alla presidenza. Adesso resta da vedere se i membri del Partito si piegheranno alla sua volontà, determinazione e testardaggine, oppure romperanno la diga e lo affronteranno apertamente, chiedendogli in massa di ritirarsi dalla corsa perché non è più in grado di condurla e di vincerla. Questo mentre il New York Times rivela che un medico specialista di Parkinson è stato alla Casa Bianca otto volte in otto mesi.
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La lettera inviata da Biden ai parlamentari democratici non si limita a ribadire che «nonostante tutte le speculazioni nei media e altrove, sono fermamente determinato a restare in corsa, continuare la campagna fino alla fine, e battere Donald Trump». Ha ammesso di aver discusso la situazione con i leader del Partito, ma ha ripetuto che «non mi sarei ricandidato se non credessi assolutamente di essere la persona migliore» per vincere. Quindi ha ricordato che ha prevalso alle primarie, con oltre 14 milioni di voti e l’87% delle preferenze: «Gli elettori del Partito democratico hanno votato. Hanno scelto me come candidato. Ora diciamo semplicemente che questo processo non conta? Che gli elettori non hanno una voce? Io mi rifiuto di farlo».
Il combattente
Così ha accusato chi gli chiede di ritirarsi di violare la democrazia, ossia lo stesso peccato mortale di Trump che sta al centro della campagna per sbarragli la strada. Perciò a “Morning Joe” ha affondato il colpo, accusando l’elite del Partito di volerlo fare fuori. Una svolta populista, per riprendere l’iniziativa e mettere nell’angolo i critici. Quindi ha parlato con i donatori, dicendo che è venuto il momento di buttarsi alle spalle le polemiche di Atlanta e tornare ad unirsi per battere Donald, che intanto ha approfittato del caos democratico per costringere i repubblicani a togliere dal programma del partito il bando federale all’aborto, in modo da risultare più accettabile per gli elettori moderati in fuga dal senile Biden.
Il New York Times ha scritto che lo specialista di Parkinson Kevin Cannard è stato alla Casa Bianca 8 volte in 8 mesi, ma la portavoce Jean-Pierre ha confermato solo 3 visite con un neurologo risalenti a febbraio, da cui «non sono emersi segni di disturbi».
Ora la palla torna nel campo del Partito, che dopo il vertice Nato dei prossimi tre giorni dovrà decidere se piegarsi alla volontà di Biden o sfidarlo. Fonti molto vicine al presidente, che continuano a sostenere la sua candidatura, rivelano di aver chiesto alla famiglia di fare chiarezza sulle sue condizioni: «Lo appoggiamo, ma se sta male avete il dovere di dirlo a noi, agli elettori e al Paese». La risposta è stata che si trova in buona salute, ma non pubblicherà le prove e non si sottoporrà ad altri esami. I democratici devono decidere se ciò basta, col rischio di un peggioramento nei prossimi mesi che lo incapaciti prima del voto. Poi bisognerà vedere se a novembre basterà agli elettori.