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Francia: la centralità di Attal, pronto a tessere alleanze mentre sogna l’Eliseo

(agf)

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Decisivo il lavoro con la leader ecologista per la desistenza, ora vuole il dialogo con i socialisti
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PARIGI — La Francia cerca un nuovo governo, ma intanto è lui che resta all’Hotel Matignon, la sede dell’esecutivo in rue de Varenne, oltre la Senna rispetto all’Eliseo, vicino all’Assemblée Nationale, il «nuovo centro di gravità del potere», come ha sottolineato. Gabriel Attal rivendica molto del merito di una débâcle evitata nelle urne per il partito Renaissance. «Abbiamo ottenuto un numero di deputati tre volte superiore a quello che tutti prevedevano», ha spiegato il premier che ha passato le tre ultime settimane a fare una campagna sfrenata, attraversando la Francia, passando da comizi a interviste a riunioni politiche. Dormendo quattro ore a notte. «Non so come faccia a reggere», dicono nel suo cerchio magico, un piccolo gruppo di consiglieri giovani e stakanovisti forse quanto lui.

«Non ho scelto io lo scioglimento dell’Assemblée Nationale, ma ho deciso di non subirlo», ha precisato domenica sera. Una presa di distanza netta dal capo dello Stato che il 9 gennaio l’aveva lanciat…

PARIGI — La Francia cerca un nuovo governo, ma intanto è lui che resta all’Hotel Matignon, la sede dell’esecutivo in rue de Varenne, oltre la Senna rispetto all’Eliseo, vicino all’Assemblée Nationale, il «nuovo centro di gravità del potere», come ha sottolineato. Gabriel Attal rivendica molto del merito di una débâcle evitata nelle urne per il partito Renaissance. «Abbiamo ottenuto un numero di deputati tre volte superiore a quello che tutti prevedevano», ha spiegato il premier che ha passato le tre ultime settimane a fare una campagna sfrenata, attraversando la Francia, passando da comizi a interviste a riunioni politiche. Dormendo quattro ore a notte. «Non so come faccia a reggere», dicono nel suo cerchio magico, un piccolo gruppo di consiglieri giovani e stakanovisti forse quanto lui.

«Non ho scelto io lo scioglimento dell’Assemblée Nationale, ma ho deciso di non subirlo», ha precisato domenica sera. Una presa di distanza netta dal capo dello Stato che il 9 gennaio l’aveva lanciato alla guida del governo. Appena 6 mesi dopo, la fotografa dell’Eliseo ha immortalato il volto di Attal nel Consiglio dei ministri in cui Macron annuncia la «dissolution». Sguardo funereo, ascolta in silenzio. Il suo mentore non l’ha neppure consultato. Tra i due qualcosa si è rotto. Il “baby Macron”, soprannominato così per un’intelligenza rapida e una certa frenesia comunicativa simile a quella del presidente, si sta emancipando.

Ha raccolto la sfida imposta dal voto anticipato, buttandosi in prima linea in quella che sembrava una battaglia disperata. «Abbiamo deciso di combattere. Siamo in piedi», ha sentenziato domenica. Sui volantini dei candidati Renaissance, c’era il volto di Attal, e non quello di Macron. È lui che ha imposto la linea dei patti di desistenza con la sinistra per fermare l’estrema destra, vincendo le resistenze di ministri e parte dei macronisti che volevano escludere i candidati della France Insoumise. Attal ha voluto allargare il più possibile il fronte repubblicano. E i numeri gli hanno dato ragione.

In quest’ultima settimana convulsa di trattative, il premier ha fatto da pontiere con Marine Tondelier, leader degli ecologisti, in un viavai di telefonate e messaggi. «Insieme hanno svolto un ruolo importante nel convincere i rispettivi schieramenti al ritiro in massa di candidati», nota il politologo Vincent Martigny. «Per Attal è stato un modo di staccarsi da Macron, più orientato a desistenze caso per caso». Martigny riconosce che il premier «ha fatto una coraggiosa campagna, evitato la scomparsa dei suoi deputati e domenica sera ha parlato da statista». «Ha guadagnato punti», osserva il politologo. Per fare cosa? A 35 anni, dopo essere già stato portavoce del governo, sottosegretario, quindi due volte ministro, Attal potrebbe restare premier ancora qualche settimana, forse qualche mese secondo i più pessimisti. E se lui già pensa al dopo Matignon, vedendosi capogruppo dei 98 deputati di Renaissance, ambisce a giocare un ruolo già adesso, nell’attuale rebus politico per costruire una coalizione.

La sua militanza nel Partito socialista, con un incarico per la ministra Marisol Touraine, torna utile nelle nuove prove di dialogo con la gauche. «È difficile dire fino a che punto sarà ascoltato a sinistra», nota Martigny. «I dirigenti della France insoumise sono stati inequivocabili sul fatto che Attal è il capo del governo che, dal loro punto di vista, ha fallito. Quindi lo vedono come parte del problema più che come una soluzione». Il premier però lavora a una coalizione che potrebbe resuscitare la socialdemocrazia, relegata ai margini da quando è cominciata la stagione mélenchonista. E se il Nouveau Front Populaire si spaccherà su leadership e programma, arrivando a rompere con la France Insoumise o comunque con l’egemonia di Mélenchon, Attal sarà uno degli interlocutori possibili. A quel punto dovrà affrontare le dissidenze interne, con il ministro Gérald Darmanin che ieri ha riunito una trentina di deputati e ha chiuso a qualsiasi alleanza con la sinistra. Darmanin è allineato con Edouard Philippe per cercare una coalizione con la destra dei Républicains. Macron non ha voluto finora designare un erede, e forse ora è anche meglio per Attal che potrebbe arrivare «démacronisé» - neologismo nel momento - alla prossima scadenza per le presidenziali.

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