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Il timore degli alleati in arrivo al vertice Nato: “L’attacco a Kiev è un messaggio per noi, dobbiamo reagire”

(reuters)

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I leader si ritrovano a Washington per i 75 anni del Patto. E intanto si fa largo il sospetto che Orbán tratti con Mosca e Pechino per conto di Trump
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WASHINGTON – “Una provocazione cui dare una risposta”. L’attacco missilistico russo su Kiev rischia di modificare sensibilmente il programma del vertice Nato che si riunirà da martedì 9 luglio nella capitale americana. Un summit convocato in un primo momento per festeggiare i 75 anni dell’Alleanza, per ratificare la nomina dell’olandese Mark Rutte alla segreteria generale dopo Jens Stoltenberg e per confermare i 40 miliardi annui di aiuti all’Ucraina.

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Ma il criminale bombardamento sull’ospedale pediatrico e il tour “anti-Atlantico” del premier ungherese, Viktor Orbán, stanno stravolgendo l’agenda. Che ancora di più si sta intersecando con la campagna elettorale statunitense. Perché i dubbi sul leader magiaro sono sempre più aperti: “Lavora per conto di Trump".…

WASHINGTON – “Una provocazione cui dare una risposta”. L’attacco missilistico russo su Kiev rischia di modificare sensibilmente il programma del vertice Nato che si riunirà da martedì 9 luglio nella capitale americana. Un summit convocato in un primo momento per festeggiare i 75 anni dell’Alleanza, per ratificare la nomina dell’olandese Mark Rutte alla segreteria generale dopo Jens Stoltenberg e per confermare i 40 miliardi annui di aiuti all’Ucraina.

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Ma il criminale bombardamento sull’ospedale pediatrico e il tour “anti-Atlantico” del premier ungherese, Viktor Orbán, stanno stravolgendo l’agenda. Che ancora di più si sta intersecando con la campagna elettorale statunitense. Perché i dubbi sul leader magiaro sono sempre più aperti: “Lavora per conto di Trump".

Resta il fatto che il nuovo attacco di Mosca contro la capitale ucraina non è partito casualmente il giorno prima del vertice Nato e il giorno dopo la sonora sconfitta di Le Pen in Francia. Il Cremlino aveva scommesso sulla vittoria del Rassemblement National anche per incrinare la compattezza europea in difesa di Zelensky. Per i vertici dell’Alleanza Atlantica, dunque, il piano è stato studiato proprio per mettere pressione al fronte occidentale, disturbarne i piani. Intervenire, di fatto, anche nella campagna elettorale Usa sempre più incentrata sulle debolezze del presidente Biden.

“Ma - è il ragionamento che si sta facendo in queste ore - una risposta va data. E anche in tempi brevi". I 40 miliardi di aiuti, già annunciati, non sono più sufficienti per una replica sul piano politico. Il punto nevralgico si chiama “difesa aerea”. I razzi Patriot invocati da tempo da Kiev sono stati forniti da pochi paesi - tra cui l’Italia - e in quantità limitata fino ad ora. La Casa Bianca sembra allora intenzionata a sbloccare questo tipo di rifornimento nel brevissimo periodo con un nuovo pacchetto da 2,3 miliardi di dollari.

L’ombra di Trump

Ma può bastare in questo contesto? La domanda che si pongono tutti gli “sherpa” che stanno preparando il summit è esattamente questa. Si può fare altro? E lo si può fare in questo periodo estivo in cui, molto probabilmente, gli scontri aumenteranno e condizioneranno la battaglia americana per le presidenziali?

C’è infatti un aspetto che viene evidenziato con crescente insistenza nel Quartier generale della Nato: “Per conto di chi sta agendo il primo ministro ungherese Orbán?”.

(afp)

L’uomo di Budapest, strumentalizzando la sua momentanea presidenza di turno dell’Ue, ha fatto visita prima al presidente ucraino Zelenski, poi è volato a Mosca da Putin e quindi a Pechino da Xi. Esattamente il giorno prima di atterrare a Washington per la riunione dell’Organizzazione Atlantica. Il sospetto, sempre più concreto, è che Orbán stia agendo per conto di Donald Trump. Il leader magiaro ha con l’ex presidente a stelle e strisce un rapporto intenso. È l’unico capo di governo ricevuto in questi mesi nella residenza di The Donald a Mar-a-Lago. Sta quindi maturando la convinzione che questi colloqui preparino il terreno per il Tycoon. Orbán è una sorta di suo portavoce dentro l’Unione europea e all’interno della Nato. Trump da tempo sostiene che una volta eletto riuscirà a imporre la pace in poche settimane e la paura che sta condizionando l’avvio del summit è che l’ungherese - amico anche di Putin - stia agendo in anticipo per suo conto per preparare - è il timore - un accordo per svendere Kiev e mettere in difficoltà l’Europa.

(afp)

Proprio per questo, la riunione che terminerà l’11 luglio dovrà comunque fornire risposte ulteriori. La prima potrebbe essere una chiara disponibilità alla difesa aerea, come già concordato con la Polonia. Poi l’incremento delle truppe Nato a difesa del fronte orientale e quindi contro un eventuale attacco russo di circa 50 brigate, ossia oltre 200 mila uomini. Il problema è capire se spostare risorse già dislocate altrove o effettuare un reclutamento tra i Paesi partner.

Il secondo nodo è politico-diplomatico. Il nuovo segretario generale, Mark Rutte, entrerà formalmente in carica il prossimo primo ottobre. L’interrogativo riguarda l’opportunità di aspettare quella data prima di muovere concretamente la Nato non solo sul piano militare ma anche su quello dei colloqui informali e riservati. Aspettare che si chiuda l’estate e quindi una probabile fase di battaglia intensa e attendere che si arrivi in procinto dell’apertura delle urne americane appare una scelta rinunciataria. Soprattutto in grado di lasciare uno spazio di manovra a Trump, a Putin e alla Cina che sta sfruttando il conflitto in Ucraina e la debolezza dell’Occidente per assumere una sempre maggiore capacità di influenza globale. E Pechino, come era stato sottolineato un anno fa nello Strategic Concept “non è un nemico ma una sfida”. Almeno per ora e fino a quando nel quadro bellico provocato da Mosca non entri in gioco anche Taiwan.

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