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La sinistra cerca il suo premier ma tutti i partiti rischiano di dividersi

remon haazen 
Le coalizioni devono risolvere la crisi politica in Parlamento, scenario inedito a Parigi. Le tre possibili maggioranze e l’attendismo di Macron
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PARIGI – È una corsa contro il tempo per imporre un nome, un programma, e andare al governo. Sono ore frenetiche di consultazioni e riunioni tra i leader del Nouveau Front Populaire. All’indomani di una vittoria “miracolosa”, come ha ammesso qualcuno, la sinistra francese deve dimostrare di essere pronta a governare. La premessa però è mettersi d’accordo su un primo ministro, problema non secondario rimosso durante tutta la campagna elettorale. E che ora diventa urgente risolvere per mantenere credibilità e soprattutto mettere alle strette Emmanuel Macron. “Il nome sarà deciso entro la fine della settimana” ha garantito Olivier Faure, segretario del partito socialista, escludendo che sarà Jean-Luc Mélenchon.

Più o meno nello ste…

PARIGI – È una corsa contro il tempo per imporre un nome, un programma, e andare al governo. Sono ore frenetiche di consultazioni e riunioni tra i leader del Nouveau Front Populaire. All’indomani di una vittoria “miracolosa”, come ha ammesso qualcuno, la sinistra francese deve dimostrare di essere pronta a governare. La premessa però è mettersi d’accordo su un primo ministro, problema non secondario rimosso durante tutta la campagna elettorale. E che ora diventa urgente risolvere per mantenere credibilità e soprattutto mettere alle strette Emmanuel Macron. “Il nome sarà deciso entro la fine della settimana” ha garantito Olivier Faure, segretario del partito socialista, escludendo che sarà Jean-Luc Mélenchon.

Più o meno nello stesso momento, Mathilde Panot della France Insoumise spiegava invece che Mélenchon «non è assolutamente squalificato». «È lui che ha reinsegnato alla sinistra a vincere». La leader degli ecologisti Marine Tondelier ha parlato di un profilo «consensuale», aggettivo che sembra escludere il capo della sinistra radicale. Il socialista Boris Vallaud aggiunge che il premier della gauche unita dovrà garantire ai francesi una «pace civile» in una Francia divisa in tre blocchi. E Raphaël Glucksmann, capolista alle europee dell’alleanza tra Ps e il suo movimento Place Publique, ha avvertito: «Dovremo discutere, dovremo dialogare. Bisognerà comportarsi da adulti».

(afp)

Nella Quinta Repubblica non c’è mai stata una coalizione tra la destra e la sinistra. E per il momento i leader del Nfp escludono di allargare oltre il proprio schieramento. Nella loro ipotesi, Macron dovrebbe dare l’incarico al loro premier e il blocco di sinistra dovrebbe tentare di governare con 180 deputati, forse 192 aggiungendo alcuni indipendenti di sinistra. Lontanissimo dalla maggioranza assoluta di 289 deputati, e anche dalla maggioranza relativa (250 deputati) con cui ha governato Macron negli ultimi due anni.

L’idea della sinistra è ottenere garanzie di «neutralità» di Ensemble, il blocco centrale, che si asterrebbe nel votare un’eventuale sfiducia al governo. Difficile però immaginare questo scenario per un programma che ha già spaventato i mercati finanziari e tra i primi punti prevede l’abrogazione della riforma delle pensioni faticosamente approvata da Macron.

Il capo dello Stato per ora aspetta. Ha spiegato ai collaboratori di essere sollevato dal risultato. Sciogliendo l’Assemblée Nationale, voleva un chiarimento politico che, dal suo punto di vista, c’è stato: i francesi hanno dimostrato di non essere pronti a mandare il Rassemblement National al potere. Il capo dello Stato vede Renaissance, con i suoi 98 deputati, come l’indispensabile pivot per fare una coalizione di governo. Ma il blocco centrale, che ha governato negli ultimi anni e ora conta 163 deputati tra diverse formazioni, è diviso.

L’alleato Edouard Philippe, capo di Horizons (26 deputati), guarda ai Républicains che non hanno seguito Ciotti. Il partito gollista ha conservato 39 deputati, a cui si possono sommare 25 seggi di indipendenti della destra. Nei numeri la coalizione di centrodestra arriverebbe a 224 seggi. Una parte dei macronisti, che fa riferimento all’attuale premier Gabriel Attal, punta invece su una coalizione di centrosinistra, escludendo la France Insoumise. Mettendo insieme i socialisti (64 deputati), gli ecologisti (33), i comunisti e gli indipendenti si arriverebbe a 276 seggi. Chi promuove quest’alleanza fa notare che sarebbe il risultato naturale del fronte repubblicano, i patti di desistenza che hanno sbarrato la strada all’estrema destra. Domenica, tre elettori su quattro a sinistra hanno votato candidati centristi.

La pressione della sinistra su Macron sarà massima nei prossimi giorni. Il sindacato Cgt ha gli chiesto di «rispettare la scelta delle urne». Il gioco delle coalizioni è appena cominciato. I macronisti scommettono che l’unità della sinistra andrà in frantumi e che la parte più moderata entrerà in trattativa. La nuova parlamentarizzazione della politica francese riserverà sorprese nei vari blocchi. La France Insoumise ha già una parte di deputati che si sono presentati in dissidenza e potrebbero entrare in un nuovo gruppo insieme ai comunisti. Non è neppure escluso che l’ala destra di Renaissance possa uscire per raggiungere un altro gruppo che Philippe sogna di creare con Darmanin e qualche Républicains più «responsabile».

È anche per questo che Macron ha annunciato di voler aspettare che l’Assemblée Nationale sia «strutturata» prima di prendere ogni decisione. Il 18 luglio i 577 deputati si riuniranno per formare i gruppi parlamentari ed eleggere il presidente della Camera. Subito dopo è prevista la pausa estiva del Parlamento ma nella situazione inedita in cui si trova la Francia sarebbe un lusso. Il ministro dell’Economia Bruno Le Maire ha ricordato che senza governo e una direzione si rischia la «crisi finanziaria» e il «declino economico». E ieri la Confindustria francese, il Medef, ha diramato un comunicato per chiedere «una politica economica leggibile e stabile», un messaggio diretto alla sinistra.

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