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La fronda dei deputati “epurati” da Mélenchon: “Partito tossico, metodi dittatoriali”

Jean-Luc Mélenchon e l'eurodeputata Manon Aubry
Jean-Luc Mélenchon e l'eurodeputata Manon Aubry (afp)

I candidati “cancellati” dalle liste della France Insoumise preparano un loro gruppo parlamentare. Intanto Macron scrive ai francesi invitando a un accordo per un governo di larghe intese

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PARIGI – È stallo sulla ricerca di un nuovo governo in Francia. Emmanuel Macron ha diffuso una «lettera ai francesi» invitando i vari partiti a mettersi d’accordo su un governo di larghe intese che vada dalla destra gollista ai socialdemocratici, escludendo la France Insoumise. Il capo dello Stato sottolinea come i patti di desistenza contro l’estrema destra abbiano creato nei fatti questa necessità. «Le forze repubblicane rappresentano la maggioranza assoluta» scrive Macron, evidenziando che erano «divise al primo turno, unite da reciproci ritiri al secondo, elette grazie ai voti dei loro ex avversari». Intanto però il gruppo dei 60 deputati gollisti, gli ex Républicains ribattezzati da ieri Droite Républicaine, già chiude la porta. «Non parteciperemo a un governo di coalizione» ha precisato Laurent Wauquiez, nuovo presidente del gruppo di destra.

La sinistra continua pure a escludere alleanze. Le trattative per indicare un nome di premier proseguono senza fumata bianca, ma intanto si consuma la vendetta degli «insoumis negli Insoumis», il contrattacco della dissidenza di chi ha deciso di non sottomettersi ai diktat di Jean-Luc Mélenchon. I cinque aspiranti deputati della France Insoumise, epurati dalle liste perché non abbastanza allineandosi, ora si stanno organizzando per costruire un loro gruppo parlamentare. E intanto sollevano il vaso di Pandora sui metodi «tossici», «antidemocratici» nel movimento. Ora che è stato eletto contro una rivale della France Insoumise, anche Alexis Corbière svela la «guerra fratricida» consumata nella sua circoscrizione.

«Contro di me hanno fatto venire decine di militanti Insoumis, hanno inviato sms agli abitanti. Mi hanno trattato da "venduto al macronismo, traditore sionista”. È questo il livello ignobile degli attacchi che ho subito». Corbière, 55 anni, era nel nucleo dei fondatori della France Insoumise, otto anni fa. Adesso denuncia i metodi brutali del Líder Maximo e della presidente del movimento, Mathilde Panot. «Parlano tanto di umanesimo, ma non vedo molta umanità» prosegue Corbière parlando di un «partito tossico». «Ora vorrei portare il meglio dello spirito Insoumis nel Fronte Popolare».

Alexis Corbière
Alexis Corbière (afp)

"Il partito si rafforza epurandosi", diceva Lenin. E Mélenchon ha seguito la vecchia massima. E ora gli «epurati» si organizzano «per dare una prospettiva a tutti gli orfani di una sinistra radicale e democratica" come dice Clémentine Autain. «Per tre settimane abbiamo portato la nostra croce, uno zaino pieno di pietre, ci siamo scontrati con un muro, un nome: Mélenchon». François Ruffin, altro popolare ex Insoumis, ha aspettato fino all'ultimo giorno della campagna per ufficializzare la rottura. «Ho sostenuto il Fronte Popolare e l'unità della sinistra, quindi avevo il dovere di preservarli. Ma con Jean-Luc in tv un giorno sì e l'altro pure, mi sentivo soffocare. E così ho dovuto tagliare il cappio per poter respirare». Quando gli avevano chiesto un commento sull'uscita di Ruffin, il leader della France Insoumise aveva chiosato: «C'è una regola del tempo politico: quando il vento soffia forte, spazza via anche le banderuole». Mélenchon era convinto che Ruffin sarebbe stato battuto, anche per il suo tradimento. E invece. «Da quel momento è cambiato tutto, mi sono liberato, abbiamo riconquistato voti a centinaia» sostiene ora il deputato di Amiens, in Piccardia, che aveva definito anche Mélenchon come una «palla al piede».

"Mélenchon può prendere una matita e cancellare dei nomi, ma gli elettori hanno deciso", commenta Raquel Garrido, moglie di Corbière ed ex avvocato del tre volte candidato alle presidenziali. Per lei, la vittoria del marito è stata simile a un «referendum contro Mélenchon». Garrido non è riuscita a farsi eleggere, scegliendo «responsabilmente» di desistere al secondo turno per far eleggere un collega della France Insoumise. Dei cinque «epurati» tutti gli altri sono stati eletti, come anche Danielle Simonnet e Hendrik Davi.

Raquel Garrido e Clémentine Autain
Raquel Garrido e Clémentine Autain 

Mentre il Nuovo Fronte Popolare fatica ancora a indicare un suo premier possibile per andare al governo – le riunioni a gauche si susseguono ancora senza una fumata bianca – gli ex Insoumis hanno scritto un messaggio agli capigruppo dei deputati ecologisti e comunisti per creare insieme una nuova delegazione unita. Il partito comunista ha il problema di non aver eletto abbastanza deputati per formare un suo gruppo, solo nove rispetto ai quindici necessari. Gli ecologisti hanno già 33 deputati, con la leader Marine Tondelier molto in ascesa.

In ogni caso, rispetto alle legislative del 2022, in cui la France Insoumise era in posizione egemonica, ora i rapporti sono più equilibrati: ne ha 71 contro 75 due anni fa. Il partito socialista ha invece più che raddoppiato i suoi deputati: 65 seggi contro 31. La politica non è solo aritmetica ma sono anche questi numeri che pesano nelle varie ipotesi di coalizioni per il nuovo governo francese.

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