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L’appello dei giuristi a Charles Michel: “L’Ungheria viola i valori Ue, non può avere la presidenza”

Più di 100 studiosi di diritto scrivono al presidente del Consiglio europeo invocando l’articolo 7: “Ruolo negato ai Paesi sotto sorveglianza”
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Il pasticcio Orbán si poteva evitare? Lo sostengono 150 giuristi delle più prestigiose università internazionali che da un mese si mobilitano per scongiurare la presidenza ungherese. L’argomento tecnico-formale intorno al quale muove l’appello pubblicato sull’European Law Journal resta valido anche dopo l’inizio della reggenza ungherese. Secondo gli studiosi, un Paese che è sotto sorveglianza per la violazione dei valori comuni (articolo 7 del Trattato Europeo) non può assumere la guida del Consiglio dell’Ue.

E avendo il Consiglio la possibilità di modificare (a maggioranza qualificata) l’ordine della Presidenza di turno — articolo 236 del Trattato Europeo — niente impedisce di rimandare la guida di Orbán a quando si sarà conclusa la proce…

Il pasticcio Orbán si poteva evitare? Lo sostengono 150 giuristi delle più prestigiose università internazionali che da un mese si mobilitano per scongiurare la presidenza ungherese. L’argomento tecnico-formale intorno al quale muove l’appello pubblicato sull’European Law Journal resta valido anche dopo l’inizio della reggenza ungherese. Secondo gli studiosi, un Paese che è sotto sorveglianza per la violazione dei valori comuni (articolo 7 del Trattato Europeo) non può assumere la guida del Consiglio dell’Ue.

E avendo il Consiglio la possibilità di modificare (a maggioranza qualificata) l’ordine della Presidenza di turno — articolo 236 del Trattato Europeo — niente impedisce di rimandare la guida di Orbán a quando si sarà conclusa la procedura di sorveglianza aperta sei anni fa. Il testo dell’appello, firmato tra gli altri da Paul Craig e Ingolf Pernice, è stato scritto dagli italiani Pier Virgilio Dastoli ed Emilio De Capitani. Presidente della sezione italiana del Movimento Europeo e studioso di diritto internazionale, Dastoli svolge la sua militanza europeista da quando era giovane assistente parlamentare di Altiero Spinelli. «Ci siamo rivolti a giugno a Charles Michel perché si riuscisse a evitare il pericolo Orbán. Il presidente ci ha risposto che le regole del Trattato non permettono di rimandare il suo incarico. In realtà anche sul piano giuridico c’è la possibilità di intervenire».

Diversi gli argomenti formali messi in campo dagli studiosi. A cominciare dal principio che, proprio perché sottoposta a sorveglianza (articolo 7), l’Ungheria non gode della fiducia cieca che è alla base della cooperazione delle istituzioni europee. «Esercitare la presidenza del Consiglio è tutt’altro che un compito protocollare», obiettano i giuristi. «Il presidente pianifica e coordina, suggerisce soluzioni di compromesso, modera le discussioni senza favorire nessuno». Equilibrio ed equidistanza appartengono a un politico illiberale, accusato di infrangere alcuni diritti fondamentali? Qui si pone l’altra questione essenziale. «Come può l’Ungheria tutelare il patrimonio di valori europei, gli stessi che sfida apertamente all’interno dei propri confini?». L’appello cita anche le due risoluzioni del Parlamento europeo, che hanno espresso forti preoccupazioni sulla capacità di Orbán di presiedere il Consiglio. Un grave errore non aver dato loro la giusta considerazione.

Ma una volta che Orbán ha assunto la guida del Consiglio, restano validi gli argomenti dei giuristi? «Secondo noi sì», risponde Dastoli. «Dopo i primi sconsiderati atti di Orbán, alle ragioni già dette si aggiunge la violazione del principio di cooperazione leale, che è quello su cui hanno insistito i venticinque diplomatici che si sono espressi contro il presidente ungherese nella riunione del Coreper. Il Consiglio a maggioranza qualificata potrebbe quindi chiedere la sospensione della guida di Orbán». Ma si può agire in mancanza di un articolo del Trattato che preveda che ai Paesi sottoposti a vigilanza debba essere negata la presidenza del Consiglio? «Il Consiglio potrebbe deliberare in merito: niente glielo impedisce».

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