Cadaveri e microbi preistorici: il passato riaffiora sui ghiacciai delle Ande che si sciolgono
di Daniele MastrogiacomoLo hanno ritrovato 22 anni dopo. Era quasi intatto: il corpo ancora composto, gli stessi vestiti solo in parte lacerati, gli scarponi chiodati ancora ai piedi con le stringhe bene legate. Si chiamava William Stampfl, 58 anni, ingegnere, un veterano delle scalate originario del Southland, regione della Nuova Zelanda.
Nel 2002, assieme a due altri amici, sempre arrampicatori, aveva deciso di risalire la parete sud del monte Huarscarán, tra i più alti delle Ande peruviane con i suoi 6.768 metri. Una valanga li aveva sorpresi e travolti. Solo il corpo di Steve Erskine, 51 anni, fu rinvenuto dopo giorni di febbrili ricerche. Ma di Mattew Rihardson, il più giovane, 40 anni, e del capo cordata nessuna traccia. Dispersi. Fino a due giorni fa. Le nevi perenni che avvolgono questa penna maestosa delle Ande hanno iniziato a sciogliersi.
I ghiacci che scompaiono
Colpa dello squilibrio ambientale, provocato dalla continua emissione…
Lo hanno ritrovato 22 anni dopo. Era quasi intatto: il corpo ancora composto, gli stessi vestiti solo in parte lacerati, gli scarponi chiodati ancora ai piedi con le stringhe bene legate. Si chiamava William Stampfl, 58 anni, ingegnere, un veterano delle scalate originario del Southland, regione della Nuova Zelanda.
Nel 2002, assieme a due altri amici, sempre arrampicatori, aveva deciso di risalire la parete sud del monte Huarscarán, tra i più alti delle Ande peruviane con i suoi 6.768 metri. Una valanga li aveva sorpresi e travolti. Solo il corpo di Steve Erskine, 51 anni, fu rinvenuto dopo giorni di febbrili ricerche. Ma di Mattew Rihardson, il più giovane, 40 anni, e del capo cordata nessuna traccia. Dispersi. Fino a due giorni fa. Le nevi perenni che avvolgono questa penna maestosa delle Ande hanno iniziato a sciogliersi.
I ghiacci che scompaiono
Colpa dello squilibrio ambientale, provocato dalla continua emissione di anidride carbonica che le foreste pluviali non riescono più ad assorbire. L’aumento della temperatura del pianeta sta erodendo anche i ghiacciai e sotto la spessa coltre si affacciano i fantasmi del passato. William Stampfl è rimasto due decenni sepolto sotto lo strato e si è conservato come fosse stato ibernato. Addosso aveva ancora la patente di guida e il passaporto. Non è il primo scalatore vittima della montagna ad essere rinvenuto lungo i costoni delle cime che dominano il tetto del mondo. Il mese scorso era stato ritrovato il corpo di un italiano, a maggio quello di un israeliano. Anche loro erano spuntati con il disgelo dei ghiacci.
Il corpo di Stampfl è stato portato a valle da un gruppo di agenti e guide; adesso è conservato nell’obitorio della città di Huaráz, un piccolo gioiello incastonato tra le Ande. La notizia del suo ritrovamento è stata ripresa dai siti di tutto il mondo ed è stata anche motivo di considerazioni preoccupate da parte degli esperti. Il Perù ospitava il 68 per cento dei ghiacciai tropicali di tutto il mondo, ma molti si sono già sciolti a causa dell’aumento della temperatura. Un rapporto del novembre scorso stima che siano il 56 per cento di quelli presenti. E solo negli ultimi sei anni. Il Venezuela ne aveva sette. L’ultimo ha perso il suo manto bianco proprio due settimane fa.
I virus preistorici
“Ciò che è stato sepolto anni fa sta venendo in superficie”, commenta Edson Ramirez, un ranger del parco nazionale di Huascarán che sorge nella Cordillera Blanca del Perù. Non riemergono solo oggetti e corpi. Ma anche virus e batteri rimasti sepolti decine di migliaia di anni. Se ben conservati possono riprodursi e diffondersi nell’ambiente. Scendono a valle trascinati dalle acque, si infiltrano nelle falde sotterranee, si irradiano nei terreni, possono essere assorbiti dagli animali che brucano erbe e vegetali.
Il rischio di uno “spillover”, il salto di specie tra animale e umano, non è così difficile. Certo, come osservano gli scienziati che sono comunque allarmati, dipende se i microbi risorti sono ancora metabolicamente attivi. Ma se lo sono hanno una capacità di diffondere contagi a noi sconosciuti. Il nostro sistema immunitario è cambiato, è più debole. Non è in grado di contrastare l’azione di un virus che può risalire al Pleistocene, qualcosa come due milioni di anni fa. Non è fantascienza, ne hanno trovati alcuni esemplari in Siberia. Gli abitanti ne sono rimasti contagiati e a fatica si è evitata un’epidemia.