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Jill sorriso d’acciaio e il redivivo Hunter: Biden tra famiglia e “cerchio magico”

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Tra le persone che vigilano su Joe c’è Mike Donilon, veterano di Washington, e negli ultimi mesi anche Annie Tomasini, ex stella del basket
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NEW YORK — «Jill Biden? È la ministra dei rancori in famiglia, ricorda ogni sgarbo, tutti sanno di non doverla far arrabbiare… perché dietro la personalità sorridente è d’acciaio» scrive Katie Rogers nel saggio “American Woman” e Karen Heller, del Philadelphia Inquirer, concorda «Mi ricorda Nancy Reagan», volitiva moglie del presidente Reagan, capace di affidare all’astrologa Joan Quigley scelte strategiche e licenziare in tronco il potente capo di gabinetto Donald Regan.

Jill Biden, 73 anni, si confida con Anthony Bernal, 51, che definisce «Il mio marito in ufficio», ex consigliere di Clinton e Obama insultato dal tabloid New York Post come “Rasputin”, l’intrigante monaco degli Zar, che i repubblicani in Congresso accusano di aver occultato il declino mentale del presidente. Bernal conta però sull’amico Hunter Biden, figlio di Joe travolto da un processo per droga e possesso di armi da fuoco, da poco rientrato nella cerchia intima alla Casa Bianca.

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NEW YORK — «Jill Biden? È la ministra dei rancori in famiglia, ricorda ogni sgarbo, tutti sanno di non doverla far arrabbiare… perché dietro la personalità sorridente è d’acciaio» scrive Katie Rogers nel saggio “American Woman” e Karen Heller, del Philadelphia Inquirer, concorda «Mi ricorda Nancy Reagan», volitiva moglie del presidente Reagan, capace di affidare all’astrologa Joan Quigley scelte strategiche e licenziare in tronco il potente capo di gabinetto Donald Regan.

Jill Biden, 73 anni, si confida con Anthony Bernal, 51, che definisce «Il mio marito in ufficio», ex consigliere di Clinton e Obama insultato dal tabloid New York Post come “Rasputin”, l’intrigante monaco degli Zar, che i repubblicani in Congresso accusano di aver occultato il declino mentale del presidente. Bernal conta però sull’amico Hunter Biden, figlio di Joe travolto da un processo per droga e possesso di armi da fuoco, da poco rientrato nella cerchia intima alla Casa Bianca.

(afp)

Su Biden, 81 anni, vigilano invece Mike Donilon, altro veterano di Washington, e, soprattutto negli ultimi mesi, Annie Tomasini, 47 anni, ex stella del basket a Boston University: «Nessuno conosce Joe come Annie» ammette Jeff Zients, chief of staff della Casa Bianca. Il week end a Washington passa in una ridda di Whatsapp e telefonate, «Davvero Obama e l’ex presidente della Camera Pelosi chiedono a Jill il passo indietro?», «Perché il senatore Manchin parla di novità entro domenica?», «Se Clooney insiste per un volto nuovo, come mai l’ex capo Disney e finanziatore di Biden, Jeffrey Katzenberg, lo difende?», «E Peggy Noonan? Perfino l’autrice dei discorsi di Reagan supplica i democratici: meglio il caos che Biden!».

Il bailamme di gossip, da qui alla Convenzione di agosto, avvilirà i democratici, ma a decidere in questa tragedia americana saranno i volti che Joe Biden ha con sé quando i reporter son lontani, i leader stranieri dormono, le luci si smorzano nella capitale. Ciascuno di noi conosce le scelte aspre di famiglia, età, malattia, lavoro, affetti e realtà a collidere nel dolore, ma su questa famiglia allargata il destino affolla una nazione di 333 milioni di anime, alleati in cinque continenti, nemici storici, il futuro del pianeta. Per tutta la vita Joe Biden, laureato nella modesta università di Syracuse, fra accuse di plagio ripetute nella prima campagna presidenziale 1988, famiglia modesta, malgrado l’elezione al Senato a 30 anni nel 1972, si è sentito outsider, in secondo piano. Accettò la vicepresidenza di Obama nel 2008 a malincuore, pensando toccasse a lui e, con Jill, detestò la nomination 2016 a Hillary Clinton. I Biden ricordano la copertina dell’Economist, Incubo Americano, che dava per certa la corsa Usa fra il socialista Bernie Sanders e il repubblicano Donald Trump e il pessimismo dei columnist che lo davano per spacciato alle primarie, fino alla sorpresa bisestile del 29 febbraio 2020 in South Carolina, grazie all’amico deputato Jim Clyburn.

Ora Clyburn mormora «Sarà Joe a decidere», ma anche lui, nel cicaleccio «Corre Michelle Obama…», «Ma se ha detto di odiare la politica?», «È fatta per la vice Kamala Harris», «Joe non schioda» sa che l’ultima parola andrà allo stretto circolo di Joe Biden. Il silenzio tradisce stati d’animo nascosti. Trump, alla vigilia della sua Convention a Milwaukee e della selezione del vice, fiuta la vittoria, fra insulti e sarcasmo. Il sorriso di Jill è stirato, la grinta di Hunter feroce, Donilon sembra invecchiato, la Tomasini incede a capo chino oltre le telecamere. David Graham, della rivista Atlantic, cita fosco il Dilemma del Prigioniero, la First Lady e i suoi potrebbero sceglie Sì o No alla candidatura se intuissero cosa hanno in mente i leader del partito, da Obama in giù, ma la paura di esporsi li azzittisce, e Obama è prudente, non lancia dadi al destino. Sceglieranno al buio, fra lealtà, ambizione, rivalità, sincera convinzione che “Joe” sia migliore dei concorrenti.

Tutti i democratici con cui ho parlato dell’incubo del partito sono coscienti che la storia sarà severa con loro: se la rielezione di Trump è un pericolo per la democrazia, dovrebbero far prevalere l’interesse nazionale, invece restano immobili. Chi ama l’humor nero cerca su Netflix la commedia 1989 di Ted Kotcheff “Week end con il morto”, due impiegati a fingere che il loro capo sia ancora vivo per godersi la spiaggia, chi predilige i thriller scarica da Amazon il romanzo 1995 “Shelley’s Heart” di Charles McCarry, agente segreto Cia e romanziere, con i candidati alla Casa Bianca ad accusarsi di frodi elettorali, la Corte Suprema corrotta e minacciata da sicari, disinformazione e sette occulte al potere. Un giallo del secolo scorso che il Washington Post rilegge sgomento «McCarry anticipa i nostri giorni o qualcuno lo va copiando in segreto nel nostro caos?». Instagram @gianniriotta

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