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La Russia vieta la vendita del libro “Topo”: l’Apocalisse Zombie causata dal siero per l’immortalità di Putin

L’autore Filippov era stato riconosciuto “agente straniero” e sommerso dalle critiche dei blogger militari. Secondo la procura il suo ultimo romanzo “rappresenta una minaccia sociale”. L’editore: “Il regime crollerà sotto il peso delle sue assurdità”
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MOSCA – Anno 2020. Il vivo immortale scatena i morti viventi. “Vladimir Vladimirovich – sottinteso Putin – vorrebbe vivere almeno fino a 120 anni. E non risparmierà soldi per ricerche ed esperimenti”, spiega un impiegato dell’amministrazione presidenziale ai ricercatori del fantomatico Istituto dell’Immortalità Funzionale. L’esperimento però finisce male. Un topo infetto fugge dal laboratorio dove gli scienziati stanno sviluppando il serio per prolungare la vita del presidente russo e trasforma gli abitanti di Mosca in zombie. Non risparmia neppure la propagandista Margarita Simonjan o il patriarca Kirill.

Il romanzo di Ivan Filippov uscito un anno fa, “Mysh”, “Topo”, non è che il racconto dell’ennesima Apocalisse degli Zombie. Ma quel riferimento al Putin che non vuole morire mai l’ha reso indigesto per i fan dell’operazione militare speciale in Ucraina, i cosiddetti “blogger Z”, che lo hanno sommerso di critiche e ora anche per la procura generale russa che ne ha chiesto il rit…

MOSCA – Anno 2020. Il vivo immortale scatena i morti viventi. “Vladimir Vladimirovich – sottinteso Putin – vorrebbe vivere almeno fino a 120 anni. E non risparmierà soldi per ricerche ed esperimenti”, spiega un impiegato dell’amministrazione presidenziale ai ricercatori del fantomatico Istituto dell’Immortalità Funzionale. L’esperimento però finisce male. Un topo infetto fugge dal laboratorio dove gli scienziati stanno sviluppando il serio per prolungare la vita del presidente russo e trasforma gli abitanti di Mosca in zombie. Non risparmia neppure la propagandista Margarita Simonjan o il patriarca Kirill.

Il romanzo di Ivan Filippov uscito un anno fa, “Mysh”, “Topo”, non è che il racconto dell’ennesima Apocalisse degli Zombie. Ma quel riferimento al Putin che non vuole morire mai l’ha reso indigesto per i fan dell’operazione militare speciale in Ucraina, i cosiddetti “blogger Z”, che lo hanno sommerso di critiche e ora anche per la procura generale russa che ne ha chiesto il ritiro dalle vendite.

A comunicarlo è stato Georgy Urushadze, il fondatore della casa editrice Freedom Letters che ha pubblicato Mysh. Il 12 luglio ha pubblicato su Facebook uno screenshot delle ragioni del ritiro dalle vendite addotte dalla procura: il libro di fantascienza apocalittica rappresenterebbe una “minaccia sociale” perché conterrebbe niente di meno che “false segnalazioni di atti di terrorismo” e minacce varie “di danno alla vita, salute dei cittadini, proprietà”, “di interruzione di massa dell’ordine pubblico” e “di infrastrutture di trasporto o sociali, istituti di credito, strutture energetiche, industriali o di comunicazione”.

I portali di commercio elettronico Wildberries e Ozon hanno subito obbedito: da oggi Mysh non è più disponibile. Ma l’editore Urushadze se ne è fatto una ragione. “Mi dispiace, compagni, ma come persona ‘letteraturo-centrica’, sono molto felice. In nessun altro Paese la narrativa ha un tale potere. Ritengono che le notizie sugli zombie siano credibili! Gli istituti di credito sono in pericolo! Il regime crollerà sotto il peso delle assurdità che ha creato”, ha commentato rallegrandosi in un successivo post: “Non potete immaginare l’aumento delle vendite di Mysh. Sta andando a ruba alla incredibile velocità di 300 copie l’ora. E tutto grazie alla richiesta della procura generale”.

Chi è Ivan Filippov

Lo scrittore Filippov era finito nel mirino da tempo. Giornalista e autore di seguitissimi canali Telegram come “Tutto tranquillo sul fronte occidentale” (in russo, “Na Zzzzzzapadnom fronte bes peremen”) dove monitora le “lamentele” dei “patrioti Z”, era stato riconosciuto come “agente straniero” già lo scorso aprile per aver diffuso “informazioni inesatte volte a creare un’immagine negativa” della Russia e del suo esercito e per essersi opposto al conflitto in Ucraina. Perciò “Mysh”, come tutti gli altri suoi libri, veniva venduto avvolto in una pellicola e vietato ai minori di 18 anni.

Il 10 luglio era stato Filippov stesso a notare sul suo canale Telegram che i cosiddetti “canali Z” accusavano il suo “bestseller” di russofobia e di raffigurare Putin come “l’incarnazione del male assoluto” e prospettare per la Russia un destino “caro ai liberali: colpo di stato, anarchia, morte e sangue”. Due giorni dopo è arrivato il bando.

Le altre opere letterarie censurate

Mysh non è che l’ultima opera letteraria vittima di censura indiscriminata in Russia. Lo scorso febbraio il portale MegaMarket aveva ricevuto una lista di libri da rimuovere dalla vendita per “propaganda Lgbt” che comprendeva classici come “Netochka Nezvanova” di Fjodor Dostoevskij, “Il banchetto” di Platone, “Il Decamerone” di Giovanni Boccaccio, “Orlando” di Virginia Woolf, “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust e “It” di Stephen King.

In aprile l’editore Ast aveva fatto scalpore pubblicando un’edizione russa di “Pasolini. Morire per le idee” di Roberto Carnero, biografia del regista e scrittore italiano, dove un quinto delle righe erano state ricoperte da spesse linee nere per non violare la legge che vieta la “propaganda di rapporti sessuali non tradizionali”.

Dopo essere stati beffati dal duo di comici Vovan i Lexus, autori di studiati scherzi telefonici, scrittori pacifisti in esilio sono finiti nel mirino. L’editore russo Ast ha smesso di pagare le royalties a Ljudmila Ulitskaja e l’Università Mendeleev le ha revocato il titolo di professoressa onoraria. Boris Akunin è stato persino bollato come “estremista”, stessa etichetta riservata a gruppi terroristici come Al Qaeda e Isis.

E alla fine di giugno i deputati della Duma hanno approvato in prima lettura un disegno di legge che regola l’accesso ai libri degli “agenti stranieri” nelle biblioteche: se approvato, i libri degli autori “indesiderati” non potranno più essere collocati sugli scaffali, ma verranno trasferiti in appositi depositi. Come accadeva già in epoca sovietica.

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