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Trump alla carica travestito da moderato. Ma alla Convention Gop di Milwaukee regnerà l’incertezza

Da lunedì la kermesse che incoronerà il tycoon candidato repubblicano. E l’ex presidente accantonerà i toni estremisti per ottenere il cruciale voto centrista
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NEW YORK — Fingere di non essere un estremista, almeno per quattro giorni, in modo da non impaurire gli americani che sembrano intenzionati a rimandarlo alla Casa Bianca e perdere il vantaggio accumulato finora sul fragile Joe Biden. In poche parole è questo il programma di Donald Trump, per la Convention del Partito repubblicano che si apre lunedì a Milwaukee.

La città della Harley Davidson e della serie televisiva “Happy Days”, epopea di un’altra America, quando la corsa alla Casa Bianca si giocava tra il generale dello sbarco in Normandia Eisenhower e il futuro ambasciatore all’Onu durante la crisi dei missili a Cuba Stevenson, è anche il cuore del Wisconsin, uno dei sei stati incerti dove si deciderà la sfida. Con Michigan e Pennsylvania costituisce il famigerato “blue wall”, indispensabile per i democratici, se vogliono sperare di conservare la Casa Bianca. Perciò Trump lo ha scelto come sede della sua terza incoro…

NEW YORK — Fingere di non essere un estremista, almeno per quattro giorni, in modo da non impaurire gli americani che sembrano intenzionati a rimandarlo alla Casa Bianca e perdere il vantaggio accumulato finora sul fragile Joe Biden. In poche parole è questo il programma di Donald Trump, per la Convention del Partito repubblicano che si apre lunedì a Milwaukee.

La città della Harley Davidson e della serie televisiva “Happy Days”, epopea di un’altra America, quando la corsa alla Casa Bianca si giocava tra il generale dello sbarco in Normandia Eisenhower e il futuro ambasciatore all’Onu durante la crisi dei missili a Cuba Stevenson, è anche il cuore del Wisconsin, uno dei sei stati incerti dove si deciderà la sfida. Con Michigan e Pennsylvania costituisce il famigerato “blue wall”, indispensabile per i democratici, se vogliono sperare di conservare la Casa Bianca. Perciò Trump lo ha scelto come sede della sua terza incoronazione a candidato del Gop, nonostante si sia lasciato sfuggire che “Milwaukee è orribile” e avesse pianificato di dormire in un suo hotel di Chicago durante il congresso. Un’azione di disturbo, nella presunta casa del suo rivale.

I temi scelti per le serate al Fiserv Forum sono quattro, ispirati allo slogan centrale del movimento di Donald. Lunedì 15 luglio, “Make America Wealthy Once Again”, ossia rifare ricca l’America, basato sull’economia, le tariffe commerciali del 10% da imporre su tutti i beni importati negli Usa, la cancellazione delle regole che frenano le aziende, la ri-uscita dall’accordo di Parigi sul clima, i tagli alle tasse. Martedì 16, “Make America Safe Again”, rifare l’America sicura, quindi criminalità, immigrazione, la più grande deportazione di illegali nella storia degli Usa. Il 17 “Make America Strong Again”, rifare l’America forte, attraverso una politica estera e di sicurezza muscolare, che però prevede di accordarsi al più presto con Putin per chiudere la guerra in Ucraina. Il 18 “Make America Great Once Again”, ossia rifare grande l’America, serata conclusiva con l’apoteosi di Trump.

Nel frattempo dovrebbe essere annunciato il nome del vice, a meno che l’incertezza sul futuro di Biden e Harris non spinga al rinvio. I criteri sono due: scegliere una persona in grado di governare da subito e meglio di Kamala, ma che aiuti anche a recuperare voti. In gara sono rimasti in tre: il senatore dell’Ohio Vance, che galvanizza la base conservatrice e parla agli elettori chiave del Midwest; il senatore della Florida Rubio, che offre di guadagnare consensi tra gli ispanici; e il governatore del North Dakota Burgum, che invece trasmette stabilità ai repubblicani tradizionali e rassicura il mondo degli affari.

Comunque vada, l’obiettivo di Trump è proiettare un’immagine di moderazione, per non impaurire gli elettori indipendenti e indecisi. È avanti nei sondaggi, a livello nazionale e in tutti gli stati chiave. Perciò deve evitare errori che gli facciano perdere questo vantaggio, se non incrementarlo, apparendo troppo estremista. Ha già imposto di tagliare la piattaforma del Partito, in modo da eliminare il più possibile le controversie. Ha preteso e ottenuto che non chiedesse un bando dell’aborto a livello federale, ma confermasse solo la scelta di trasferire la materia alle decisioni dei singoli 50 stati, come ha stabilito la Corte Suprema annullando la sentenza Roe sv Wade. L’ala più conservatrice si è lamentata, a partire dal suo ex vice Mike Pence, perché si sente tradita, ma lui aveva bisogno di questa mossa per limitare il vantaggio dei democratici sul tema.

Poi, quando avrà vinto le elezioni, ci saranno quattro anni di tempo per tornare sulla questione e magari rilanciare il bando. Stesso discorso per la presa di distanza dal Project 2025, il programma estremista di governo preparato dalla Heritage Foundation, che chiede di chiudere il dipartimento all’Istruzione e licenziare migliaia di dipendenti statali, rimpiazzandoli con fedelissimi Maga. Anche qui, perché sbandierarlo adesso, col rischio di terrorizzare i moderati? Facciamo finta che non esista e riparliamone il 6 novembre.

L’unica vera incognita sono i trambusti in casa democratica: «Trump - ci spiega il politologo Moises Naim - è il più preoccupato per il destino di Biden, perché è sicuro di vincere contro di lui, ma altrettanto certo di perdere con un candidato/a più giovane e carismatico. Ha modellato la sua campagna su Joe, perciò se i democratici avessero il coraggio di abbracciare il cambio generazionale si troverebbe spiazzato e tutto il lavoro fatto a Milwaukee andrebbe perduto».

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