Bombe sulla tendopoli, strage a Gaza. L’obiettivo era la mente del 7 ottobre
di Paolo BreraUn attacco devastante. Cercato, voluto, diretto. Almeno 90 morti in un campo profughi per uccidere Mohammad Deif, il numero due di Hamas dopo Yahya Sinwar. E non si sa neppure se l’obiettivo sia stato centrato.
Otto bombe “intelligenti” e micidiali dirette a un quadratino di terra, un boschetto tra le case basse nel quartiere protetto di Mawasi, una parte del campo profughi Khan Younis nella Striscia di Gaza dichiarata “zona sicura” da Israele. Case di sfollati, tende, sabbia. Ma nulla è sicuro quando Israele identifica un obiettivo militare da eliminare, e Deif è un obiettivo top: da 22 anni è il capo delle Brigate Ezzedin al-Qassam, signore di tempeste e orrori, ricercato per 29 anni di attentati e stragi. Soprattutto è l’artefice militare del 7 ottobre. Per mettere una “x” sul suo nome l’Idf ha scaricato otto bombe Jdam, mostri prodotti negli Usa che combinano la potenza con l’intelligenza artificiale e la precisione laser e Gps. Gli Usa le hanno consegnate nei mesi scorsi, le …
Un attacco devastante. Cercato, voluto, diretto. Almeno 90 morti in un campo profughi per uccidere Mohammad Deif, il numero due di Hamas dopo Yahya Sinwar. E non si sa neppure se l’obiettivo sia stato centrato.
Otto bombe “intelligenti” e micidiali dirette a un quadratino di terra, un boschetto tra le case basse nel quartiere protetto di Mawasi, una parte del campo profughi Khan Younis nella Striscia di Gaza dichiarata “zona sicura” da Israele. Case di sfollati, tende, sabbia. Ma nulla è sicuro quando Israele identifica un obiettivo militare da eliminare, e Deif è un obiettivo top: da 22 anni è il capo delle Brigate Ezzedin al-Qassam, signore di tempeste e orrori, ricercato per 29 anni di attentati e stragi. Soprattutto è l’artefice militare del 7 ottobre. Per mettere una “x” sul suo nome l’Idf ha scaricato otto bombe Jdam, mostri prodotti negli Usa che combinano la potenza con l’intelligenza artificiale e la precisione laser e Gps. Gli Usa le hanno consegnate nei mesi scorsi, le accuse sull’uso che ne è stato fatto sono già divampate.
Il risultato è un enorme cratere nella sabbia: tra nuvole di fumo e sirene d’ambulanza ci sono almeno 90 vite bruciate, e altre centinaia ricoverate a pezzi in quel che resta degli ospedali. Quanto a Mohammad Deif, nessuna certezza: per Israele è «quantomeno ferito», ma «probabilmente morto», e lo stesso primo ministro Benjamin Netanyahu ammette di non saperlo. Per Hamas «è al sicuro e sta bene». È invece confermata la morte del suo vice, Rafa Salama, capo della Brigata Khan Yunis. Aveva preso il posto di Marwan Issa, il più alto dirigente militare di Hamas ucciso dopo il 7 ottobre. I miliziani ne hanno identificato il corpo.
Netanyahu ieri sera ha ribadito che la guerra finirà solo «quando avremo raggiunto tutti i nostri obiettivi, e non un momento prima». A mezzanotte il suo segretario militare e il capo dello Shin Bet lo avevano avvertito al telefono. L’obiettivo era nel mirino. La soffiata era confermata, le chance di ucciderlo elevate. È in superficie, non in un tunnel. «E gli ostaggi?», ha chiesto Netanyahu. Si dice Deif li usi come assicurazione sulla vita. Non ci saranno ostaggi a proteggerlo, gli hanno risposto. E il premier ha dato il via libera.
Doron Kadosh, corrispondente militare di Radio Galea Zahal, dice che le Forze armate avevano previsto la strage in caso di attacco. Era circondato da troppi civili. Ma l’importanza dell’obiettivo, hanno deciso, era tale da non desistere. La relatrice speciale dell’Onu per i rifugiati palestinesi, Francesca Albanese (accusata da Israele di sostenere Hamas), si dice «disgustata» e ribadisce che «in aree dichiarate sicure un target militare può essere colpito solo se l’azione è proporzionata al vantaggio che se ne può ricavare: uccidere 90 persone in cambio di una non lo è». Ma per l’Idf si trattava di «un’area recintata di Hamas» all’interno di una zona protetta, e molte vittime erano miliziani armati. Le immagini diffuse dalle agenzie internazionali mostrano però anche anziani e bambini tra i feriti e i morti.
Secondo le ricostruzioni filtrate dalle fonti di intelligence e militari israeliane, Deif e il suo vice Salama erano «nascosti in un edificio in superficie, circondato da civili». Testimoni oculari hanno visto i caccia bombardieri israeliani lanciare una serie di raid sull’area della “Rotonda di Nas” ad Al-Mawasi, una zona «affollata da migliaia di sfollati». Le ricostruzioni palestinesi parlano di attacchi ripetuti che hanno colpito anche i soccorritori accorsi. Il massacro lascia comunque sgomenti: i corpi devastati, il fungo di fumo e polvere mentre la gente scava a mani nude nella voragine cercando sopravvissuti sottoterra. Le urla dei feriti, la disperazione dei civili.
Poi c’è la politica. Il presidente dell’Autorità nazionale palestinese. Abu Mazen, denuncia «l’orribile massacro» israeliano ma punta il dito anche contro Hamas che «impedendo l’unità nazionale e fornendo pretesti gratuiti allo Stato occupante si assume la responsabilità giuridica, morale e politica per la continuazione della guerra». Hamas intanto vorrebbe disperatamente sapere: chi ha tradito Deif? Troppo precise le indicazioni perché non si tratti di qualcuno molto vicino alla leadership dei miliziani. Sinwar è uomo avvisato.