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Attentato a Trump, Walzer: “È stato il tycoon a generare il clima d’odio. Resta un pericolo per gli Usa”

Forli, 26-10-2019.WALZER Michael, philosopher.© BASSO CANNARSA 
L’attentato rende ancora più urgente che i dem prendano una decisione sul proprio candidato. E che vincano le elezioni
2 minuti di lettura

Milwaukee – Michael Walzer non indietreggia di un millimetro: “La violenza politica – nota il filosofo di Princeton – non è una novità negli Stati Uniti, però il clima che ha creato le condizioni per l’attentato contro Trump lo ha generato lui. Era e resta un pericolo per la democrazia, e il primo passo necessario per riportare l’America verso una discussione civile è batterlo alle elezioni di novembre”.

Cosa ha pensato quando ha visto gli spari?

Non sappiamo molto dell’attentatore, ma chi si oppone a Trump come me è rimasto molto turbato, perché crediamo che debba essere sconfitto politicamente, non con altri mezzi. Poi l’attacco è stata un’altra dimostrazione della cultura delle armi prevalente nel Paese, che richiederebbe un serio intervento legislativo, a cui però si oppongono proprio i repubblicani. Infine sono terrorizzato dal fatto che l’attentato aiuti Trump alle presidenziali di novembre.

Milwaukee – Michael Walzer non indietreggia di un millimetro: “La violenza politica – nota il filosofo di Princeton – non è una novità negli Stati Uniti, però il clima che ha creato le condizioni per l’attentato contro Trump lo ha generato lui. Era e resta un pericolo per la democrazia, e il primo passo necessario per riportare l’America verso una discussione civile è batterlo alle elezioni di novembre”.

Cosa ha pensato quando ha visto gli spari?

Non sappiamo molto dell’attentatore, ma chi si oppone a Trump come me è rimasto molto turbato, perché crediamo che debba essere sconfitto politicamente, non con altri mezzi. Poi l’attacco è stata un’altra dimostrazione della cultura delle armi prevalente nel Paese, che richiederebbe un serio intervento legislativo, a cui però si oppongono proprio i repubblicani. Infine sono terrorizzato dal fatto che l’attentato aiuti Trump alle presidenziali di novembre.

Perché è importante sapere di più sull’aggressore?

Spero non sia un attivista politico legato in qualsiasi modo al Partito democratico, ma un individuo isolato e instabile.

Cosa ha creato il clima in cui una persona si comporta così?

Non è una novità. Kennedy è stato ucciso, Reagan si è salvato per miracolo. La nostra cultura incoraggia l’uso delle armi e chi ha qualche motivo per farlo, dal malato mentale al criminale, lo fa. Gli americani dovrebbero iniziare a prenderne coscienza e cambiarla».

I repubblicani accusano il presidente Biden, perché definendo Trump un pericolo per la democrazia avrebbe incitato alla violenza.

Non è così. Trump è un pericolo per la democrazia, ma nessun democratico ha mai detto che va eliminato con qualsiasi mezzo, con slogan simili a quelli dei sostenitori di Hamas. Invece la retorica usata da Trump e dai repubblicani fomenta la violenza.

A cosa si riferisce?

Ha elogiato i manifestanti di Charlottesville, dove morì una persona, e difeso gli assalitori del Congresso, definendoli patrioti e promettendo di graziarli. Ha ripetuto spesso che non accetterà il risultato delle elezioni, ma così invita i suoi sostenitori a usare mezzi non democratici per vincere.

Biden, o chiunque sarà il candidato, può ancora basare la campagna presidenziale sull’accusa che Trump minaccia la democrazia, senza correre il rischio di essere accusato di fomentare la violenza?

Sì, perché lui è un pericolo per la democrazia. Devono ripeterlo in maniera ferma, chiarendo però che va sfidato politicamente. È quanto hanno sempre detto, ma ora bisogna ribadirlo con enfasi.

E Biden può restare il candidato?

Io sono una delle persone confuse da questo dibattito. Un giorno penso che debba restare, perché il cambio di candidato in corsa danneggerebbe le possibilità di vincere, e l’altro che debba lasciare perché non può vincere.

L’attentato a Trump cambia qualcosa per questa decisione?

Sì, la rende più urgente.

Alcuni osservano che in questo clima di caos non sarebbe saggio cambiare candidato e indebolire il presidente che deve calmare e stabilizzare il Paese.

È un argomento sensato, ma il clima di caos aumenta anche l’urgenza di vincere le elezioni. Se fossi sicuro che Biden riuscirebbe a vincere il prossimo dibattito con Trump, lo appoggerei, ma non ho questa fiducia.

Cosa si aspetta dai repubblicani?

Quello che abbiamo già visto: la difesa ad oltranza di Trump e le accuse ai democratici per un clima che loro hanno creato. È un partito che ha rinunciato da tempo ad avere una conversazione civile.

E cosa bisogna fare per riportare l’America verso questa civiltà?

È un grave problema di lungo termine, ma dobbiamo cominciare sconfiggendo Trump alle urne.

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