MOSCA — Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha aperto a negoziati con la Russia dicendosi favorevole alla presenza di Mosca al prossimo vertice di pace dopo la conferenza organizzata a metà giugno in Svizzera a cui la Russia non fu invitata. «Penso che i rappresentanti russi dovrebbero partecipare a questo secondo vertice», ha annunciato ieri in conferenza stampa a Kiev, confermando di voler presentare entro novembre un «piano completo» per «una pace giusta» dopo quasi due anni e mezzo di conflitto. È la prima volta che Zelensky solleva l’idea di tenere colloqui con la Russia senza porre la condizione di un ritiro delle forze russe dal suo territorio.
Le prospettive di colloqui sembrano tuttavia lontane. Soltanto la scorsa settimana il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin ha dichiarato che la Russia non avrebbe partecipato al secondo vertice di pace. La Russia, ha detto Galuzin, «non accetta gli ultimatum» proposti nel piano di pace in dieci punti avanzato in pa…
MOSCA — Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha aperto a negoziati con la Russia dicendosi favorevole alla presenza di Mosca al prossimo vertice di pace dopo la conferenza organizzata a metà giugno in Svizzera a cui la Russia non fu invitata. «Penso che i rappresentanti russi dovrebbero partecipare a questo secondo vertice», ha annunciato ieri in conferenza stampa a Kiev, confermando di voler presentare entro novembre un «piano completo» per «una pace giusta» dopo quasi due anni e mezzo di conflitto. È la prima volta che Zelensky solleva l’idea di tenere colloqui con la Russia senza porre la condizione di un ritiro delle forze russe dal suo territorio.
Le prospettive di colloqui sembrano tuttavia lontane. Soltanto la scorsa settimana il vice ministro degli Esteri russo Mikhail Galuzin ha dichiarato che la Russia non avrebbe partecipato al secondo vertice di pace. La Russia, ha detto Galuzin, «non accetta gli ultimatum» proposti nel piano di pace in dieci punti avanzato in passato da Zelensky. Meno categorico il Cremlino. Non c’è «nessuna sostanza precisa» riguardo all’idea di un secondo summit, si è limitato a osservare il portavoce Dmitrij Peskov. Le posizioni tra Kiev e Mosca restano in ogni caso inconciliabili. L’Ucraina rivendica la sua sovranità sul 20 per cento di territorio unilateralmente annesso da Mosca, compresa la penisola di Crimea incorporata già nel 2014. Il presidente russo Vladimir Putin, invece, ha più volte ribadito le sue condizioni: la rinuncia di Kiev alle quattro regioni annesse nel settembre 2022 oltre alla Crimea e all’adesione alla Nato.
Anche la retorica sempre più aggressiva di Mosca dimostra l’incolmabile distanza. Nell’edizione domenicale del tg delle 20 di Rossija1, il presentatore Evgenij Popov ha commentato i piani degli Stati Uniti di schierare missili a lungo raggio in Germania e l’avvertimento di Peskov che le capitali dei Paesi europei diventerebbero “bersagli” mostrando una mappa dei potenziali obiettivi: le capitali Parigi, Berlino, Praga, Varsavia, Bucarest, Tallinn e Riga, ma anche le basi militari Usa in Germania. «Non è difficile indovinare la geografia della risposta se un breve comunicato stampa della Casa Bianca diventa realtà. Quasi tutte le capitali europee sono minacciate», ha detto Popov.
Poi, indicando Londra, Manchester, Birmingham e le basi militari britanniche, ha aggiunto: «Un’attenzione particolare spetta alla Gran Bretagna, il nostro nemico tradizionale. È nella posizione più vulnerabile. In linea di principio, bastano tre missili e questa civiltà crollerà». Minacce a cui si accompagnano manovre militari.
Domenica le forze navali di Cina e Russia hanno dato il via a un’esercitazione congiunta al largo della provincia cinese del Guangdong pochi giorni dopo che la Nato aveva definito Pechino un «facilitatore decisivo» del conflitto in Ucraina. L’esercitazione, per la Difesa cinese, «non prende di mira terzi». Per l’emittente statale cinese Cctv, «punta a dimostrare le capacità delle rispettive marine nell’affrontare le minacce alla sicurezza e preservare la pace e la stabilità a livello globale e regionale».