Tra il popolo di Trump a Milwaukee anche i reduci del 6 gennaio: “Torniamo al carbone e basta aiutare Kiev”
dal nostro inviato Paolo MastrolilliMILWAUKEE — Quando chiedi a Ray Myers di spiegarti cosa ha provato, vedendo Trump ferito sul palco di Butler, anche lui alza il pugno e stringe i denti: «Il mio cuore è crollato a terra. Perché se cade lui, l’America e il mondo intero cadono. Poi però si è rimesso in piedi e quando ha alzato il pugno, tutto il pianeta ha tirato un sospiro di sollievo». Myers è un delegato del Texas alla Convention repubblicana di Milwaukee, ed è lecito supporre che il suo sentimento sia condiviso dai colleghi. Ma ascoltando la pancia del Gop, o almeno il partito Maga a cui ormai è ridotto, si capisce come l’unanimità nel culto di Trump vada oltre la persona, per estendersi alle posizioni più estremiste della sua agenda, per quanto gli organizzatori abbiano cercato di mitigarla allo scopo di non terrorizzare e alienare gli elettori moderati.
Non solo per le idee, ma anche per la presenza tra i delegati di militanti come Ed Martin e Debbie Kraulidis, che il 6 gennaio 2020 erano alla manifestazione …
MILWAUKEE — Quando chiedi a Ray Myers di spiegarti cosa ha provato, vedendo Trump ferito sul palco di Butler, anche lui alza il pugno e stringe i denti: «Il mio cuore è crollato a terra. Perché se cade lui, l’America e il mondo intero cadono. Poi però si è rimesso in piedi e quando ha alzato il pugno, tutto il pianeta ha tirato un sospiro di sollievo». Myers è un delegato del Texas alla Convention repubblicana di Milwaukee, ed è lecito supporre che il suo sentimento sia condiviso dai colleghi. Ma ascoltando la pancia del Gop, o almeno il partito Maga a cui ormai è ridotto, si capisce come l’unanimità nel culto di Trump vada oltre la persona, per estendersi alle posizioni più estremiste della sua agenda, per quanto gli organizzatori abbiano cercato di mitigarla allo scopo di non terrorizzare e alienare gli elettori moderati.
Non solo per le idee, ma anche per la presenza tra i delegati di militanti come Ed Martin e Debbie Kraulidis, che il 6 gennaio 2020 erano alla manifestazione finita con l’assalto al Congresso, o Michael McDonald, che aveva aiutato a formare il gruppo dei grandi elettori presidenziali alternativi, per rovesciare il risultato delle elezioni vinte da Joe Biden.
Dunque persone che, qualunque sia la legittima opinione politica di ciascun cittadino, hanno violato la legge o sono arrivate ad un passo dal farlo, eppure oggi svolgono un ruolo centrale nella nomination di un candidato alla Casa Bianca che anche attraverso loro aveva cercato di violare i principi fondanti della Costituzione americana.
Ray spiega così la sua fede politica: «Stiamo perdendo il Paese e solo Trump può impedirlo. Combatte per tutti noi, ci serve un uomo forte». Il primo motivo è l’immigrazione: «Dobbiamo sigillare il confine e deportare gli illegali, perché rubano l’America. Abbiamo una cultura e una religione da difendere. Non riguarda solo noi, ma anche voi italiani, perché gli immigrati assalgono il mondo occidentale». Meno grave è l’assalto di Putin all’Ucraina: «Sono un nazionalista americano. America First è il mio credo e abbiamo il dovere di occuparci prima del nostro Paese». Quanto all’aborto, «il programma deve contenere il bando federale nazionale. Abortire significa andare contro Dio, e quando vai contro Dio sei perduto».
Vicino annuisce Dwayne Collins, veterinario e presidente del Van Zandt County Republican Club del Texas: «L’essere umano prende coscienza di Cristo nel momento del concepimento, perciò abortire significa togliere una vita. Io per questo credo sono stato anche arrestato, quando con l’Operation Rescue bloccammo l’ingresso in una clinica abortista di Houston. A cosa è servito? Forse una madre che quel giorno non ha potuto uccidere il suo bambino ci ha ripensato e abbiamo salvato un figlio di Dio». Lui non si limita a chiedere di sigillare il confine, ma lo fa: «Partecipo alle pattuglie notturne per scovare gli illegali lungo la frontiera e arrestarli. È necessario perché la situazione è fuori controllo, anche per il narcotraffico». Quanto alla deportazione di massa, «non è un provvedimento a tappeto, perché bisogna esaminare caso per caso, ma di certo va fatta». Il cambiamento climatico non esiste, «o quanto meno non è l’uomo a provocarlo: perciò dobbiamo uscire dall’accordo di Parigi e puntare sul petrolio, che ha un impatto sull’ambiente assai inferiore alla presunta energia verde». Sull’Ucraina «ho sentimenti contrastanti, ma è troppo corrotta per continuare a darle soldi».
Taulapapa William Sword, presidente del Partito repubblicano nelle Samoa, ha in testa una cosa sola: «La Cina ruba il pesce, servono le tariffe per fermarla. Il vero pericolo è Pechino, non Mosca». Theresa Garvarone dell’Ohio rifiuta di riconoscere la realtà, quando le fai notare che il senatore del suo stato Vance, candidato vice presidente, vuole fermare gli aiuti all’Ucraina e rivedere il rapporto con Nato e Unione europea: «Sono italiana, non credo che le cose stiano così».
Susan Renau, indossando un cappello da cowboy del Montana, va sul mistico: «L’America era un faro di luce nel mondo, con Trump presidente, e tornerà ad esserlo quando vincerà». Mele Songsong, capo delegazione delle Hawaii, aggiunge: «Il problema principale è l’inflazione, che ha reso la vita troppo costosa. Il resto è chiaro: l’aborto va bandito, il riscaldamento globale non esiste e bisogna uscire dall’accordo di Parigi, la Cina ci minaccia e perciò dobbiamo reindirizzare nel Pacifico le risorse sprecate in Europa. Ci pensino gli europei all’Ucraina».
Lewis Rexroad, membro del Wood County Republican Executive Commitee della West Virginia sfoggia un elmetto da minatore: «Bisogna puntare su petrolio, gas e carbone, perché sono più efficienti, e diventare indipendenti sul piano energetico, anche per aiutare gli alleati a non dipendere da Russia e Medio Oriente». Infine Debbie Kraulidis, che all’apertura della Convention ha avuto l’onore di recitare il giuramento “Pledge of Allegiance”, giustifica così le sue azioni del 6 gennaio: «L’elezione era stata corrotta da voti illegali».
Questo non ha la pretesa di essere un rilevamento scientifico e nella Convention ci sono visioni più moderate. Però non serve un particolare sforzo disinformativo per raccogliere simili pareri, perché sono prevalenti. È l’America di Trump, che con lui conta di tornare alla Casa Bianca e guidare così il mondo libero.