Milwaukee - È stata la notte del trionfo per Donald Trump, che il New York Times, con una iperbole, paragona ai fasti degli imperatori romani. Gli avversari tutti, del passato e del presente, gli hanno reso omaggio, e le sue virtù, di politico, uomo e perfino pater familias, sono state venerate nella seconda notte della Convenzione Repubblicana, in un cerimoniale studiato alla perfezione. Il senatore Ted Cruz, con il quale aveva polemizzato aspramente, e che a lungo lo aveva contrastato, ha spiegato ai delegati che oggi unità del partito democratico significa governo di Trump.
Marco Rubio, che si era illuso di poter diventare almeno vicepresidente, per accontentarsi poi di restare al Senato, ha parlato del coraggio stoico mostrato dall’ex presidente dopo l’attentato in Pennsylvania, una “virtus” che accomuna personalità e la capacità di gestione del potere. E chi ha salvato Trump dalle pallottole del giovane Crooks? Dio, l’intervento divino che ha tutelato il futuro presidente, non s…
Milwaukee - È stata la notte del trionfo per Donald Trump, che il New York Times, con una iperbole, paragona ai fasti degli imperatori romani. Gli avversari tutti, del passato e del presente, gli hanno reso omaggio, e le sue virtù, di politico, uomo e perfino pater familias, sono state venerate nella seconda notte della Convenzione Repubblicana, in un cerimoniale studiato alla perfezione. Il senatore Ted Cruz, con il quale aveva polemizzato aspramente, e che a lungo lo aveva contrastato, ha spiegato ai delegati che oggi unità del partito democratico significa governo di Trump.
Marco Rubio, che si era illuso di poter diventare almeno vicepresidente, per accontentarsi poi di restare al Senato, ha parlato del coraggio stoico mostrato dall’ex presidente dopo l’attentato in Pennsylvania, una “virtus” che accomuna personalità e la capacità di gestione del potere. E chi ha salvato Trump dalle pallottole del giovane Crooks? Dio, l’intervento divino che ha tutelato il futuro presidente, non solo per preservarne la vita, ma per tutelare la Terra Promessa, gli Stati Uniti d’America.
Ben Carson, che aveva conteso la nomination a Trump per poi diventarne ministro, ha citato la Bibbia, il profeta Isaia, per legare il destino politico del partito alla volontà celeste. Ron DeSantis, governatore della Florida che sognava di succedere al presidente Joe Biden, ha solo passato in rassegna i risultati di Trump e gli scacchi del partito democratico ed è, a sua volta, rientrato mesto nei ranghi.
E l’ex governatrice e ambasciatrice all’Onu Nikki Haley, che fino all’ultimo aveva conteso la nomination alle primarie del Grand Old Party, ha alzato bandiera bianca, invitando gli incerti e gli indipendenti a votare per Trump senza fare storie, “anche se non siete d’accordo al 100%”, perché un modesto grado di consenso basta comunque a bocciare Biden. Accanto in tribuna, alla Panther Arena di Milwaukee, Trump ha voluto il candidato vicepresidente, il giovane J.D. Vance, perdonato per averlo definito “Hitler” e investito dal crisma di erede politico della rivoluzione populista in America.
Sorrisi, strette di mano, facce corrucciate quando al microfono si alternavano le voci di quella che, nel discorso dopo il giuramento a Washington nel 2017, Trump definì “la carneficina americana”, il disagio nazionale. Vittime della criminalità, soprattutto familiari di donne uccise o stuprate da immigrati clandestini, si sono prodotti in una malinconica processione, con i caduti del fentanyl, la droga che popola di zombie umani i ghetti, e la denuncia delle tasse, dei processi repressivi, dell’inflazione rampante.
Quattro anni di Biden, secondo il copione repubblicano, sono sangue e povertà, cui Trump opporrà Law and Order, legge e ordine. Che poche settimane fa l’ex presidente sia stato condannato in tribunale a New York, per la sordida storia di pagamenti occulti e illeciti a una pornodiva, che la Corte Suprema lo abbia salvato dalle accuse per reati politici e che tanti suoi collaboratori siano oggetto di sentenze e sanzioni pecuniare, ormai dimenticato.
Trump è l’eroe della Pennsylvania, i processi montature dell’opposizione liberal. Scena clou l’intervento della nuora Lara Trump, 41 anni, copresidente del partito e aspirante senatrice che brillante, spigliata, sorridente da ex star tv, ha offerto l’icona di Donald Trump suocero, padre e nonno, tenero, dolce, affabile, sempre gentile con le donne e disposto a farsi in quattro per proteggere la famiglia. Un Trump casalingo e tenero che, grazie alla performance decisa della nuora, lascia a chi guarda la Convenzione un ricordo positivo, duro da smontare per la propaganda democratica.
Nei sondaggi in cui è sempre avanti Trump, Biden, che pure ha parlato ieri in tv, arranca, non cessano le voci di un outsider democratico al posto dell’anziano leader, ma chi e in che modo non si capisce. Nelle due ultime notti della Convenzione, mercoledì e giovedì, toccherà a J.D. Vance e all’incoronazione di Donald Trump nel discorso fra i palloncini rossi bianchi e blu. Un esito che, il 6 gennaio 2021, con il sacco del Campidoglio, nessuno si sarebbe aspettato, nessuno tranne forse Trump stesso, deciso ora a isolare il Paese, si è detto incerto se intervenire in caso di attacco cinese a Taiwan, mentre Vance non pensa a intervenire in Ucraina, ad alzare i dazi contro Pechino, a fare la voce grossa con Nato ed Europa. Il momento è suo, il partito repubblicano suo.
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