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La grande paura di Taiwan per un ritorno di Trump: “Gli interessa poco la democrazia, con lui dovremo parlare soprattutto di interessi”

(reuters)

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Dopo le parole del tycoon sulle spese per la Difesa, l’Isola assediata da Pechino è in trepidazione. “Se vince dovremo rivedere la nostra strategia diplomatica”
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PECHINO - Dal Ministero degli Esteri si trincerano dietro un “no comment”. Ma le parole di Donald Trump su Taiwan - “dovrebbe pagare gli Stati Uniti per la sua difesa, non ci danno nulla, e hanno preso circa il 100% del nostro business dei chip” - hanno fatto venire più di qualche brivido a Taipei aumentando l’apprensione dell’isola, da oltre settant’anni nel mirino di Pechino.

Se il tycoon dovesse vincere le elezioni statunitensi del prossimo novembre, verrà messo in discussione l’impegno e il sostegno Usa? Continuerà la politica dell’ambiguità strategica che permette a Washington di porsi come “garante” continuando a vendere armamenti all’esercito taiwanese, pur senza far scattare nessun automatismo di un’eventuale intervento militare americano in caso di aggressione da parte cinese, mantenendo così un seppur precario status quo?

“La relazione tra noi e gli Usa è molto solida. Siamo disposti ad assumerci maggiori responsabilità, ci stiamo difendendo e stiamo garantendo la nostra …

PECHINO - Dal Ministero degli Esteri si trincerano dietro un “no comment”. Ma le parole di Donald Trump su Taiwan - “dovrebbe pagare gli Stati Uniti per la sua difesa, non ci danno nulla, e hanno preso circa il 100% del nostro business dei chip” - hanno fatto venire più di qualche brivido a Taipei aumentando l’apprensione dell’isola, da oltre settant’anni nel mirino di Pechino.

Se il tycoon dovesse vincere le elezioni statunitensi del prossimo novembre, verrà messo in discussione l’impegno e il sostegno Usa? Continuerà la politica dell’ambiguità strategica che permette a Washington di porsi come “garante” continuando a vendere armamenti all’esercito taiwanese, pur senza far scattare nessun automatismo di un’eventuale intervento militare americano in caso di aggressione da parte cinese, mantenendo così un seppur precario status quo?

“La relazione tra noi e gli Usa è molto solida. Siamo disposti ad assumerci maggiori responsabilità, ci stiamo difendendo e stiamo garantendo la nostra sicurezza”, commenta il premier dell’isola Cho Jung-tai. Taipei ha infatti aumentato il proprio budget per la difesa negli ultimi tempi, allungando pure il periodo di leva obbligatoria (da quattro mesi ad un anno). Dal partito al governo arriva anche la precisazione del segretario generale dei democratico-progressisti Lin Yu-chang: i commenti di Trump “non sono altro che la speranza che Taiwan mostri la stessa determinazione a proteggere la propria sicurezza di Giappone, Corea del Sud e Unione Europea. Questo è il momento migliore per le relazioni tra Taiwan e gli Stati Uniti.

Il primo effetto dei commenti di Trump c’è stato però sui mercati: facendo scendere (del 2,4%) le azioni del colosso mondiale dei chip Tsmc, uno dei principali fornitori di Apple e Nvidia, e azienda chiave della catena di fornitura globale. Gli analisti ritengono che un conflitto a Taiwan decimerebbe l'economia mondiale.

Nell’intervista a Bloomberg Businessweek, alla domanda “Difenderebbe Taiwan contro la Cina?”, il repubblicano risponde: “Conosco molto bene i suoi abitanti e li rispetto molto. Penso che Taiwan dovrebbe pagarci per la difesa. Non siamo diversi da una compagnia di assicurazioni”.

Continua dicendo che da quando ha lasciato la Casa Bianca i cinesi sono “stati molto aggressivi, hanno navi dappertutto. Se fossi in loro (i taiwanesi, ndr) non mi sentirei così sicuro, ma ricordatevi questo: Taiwan ci ha portato via il nostro business dei chip, voglio dire, quanto siamo stupidi? Sono immensamente ricchi. Perché lo stiamo facendo?”. Afferma che la Cina ha la capacità di “bombardare” Taiwan, ma minimizza le possibilità di un'invasione a breve: “Non vogliono farlo perché non vogliono perdere tutti quegli impianti di chip”. E aggiunge che sarebbe “molto, molto difficile” per gli Stati Uniti difendere Taiwan da un attacco cinese.

Taiwan paga in realtà già quasi tutti i suoi ordini di armi dai produttori statunitensi, anche se l'amministrazione Biden si è mossa per trasferire direttamente alcune attrezzature militari all’isola, attingendo alle scorte statunitensi. ‘Il punto di vista più ampio di Trump sembrava essere che Taiwan deve agli Stati Uniti di più per la sua sicurezza generale”, nota in un’analisi il New York Times.

Da Taipei Wen-Ti Sung, docente al College of Asia dell'Australian National University e uno dei più esperti scienziati politici dell’isola, racconta a Repubblica: “Trump ha uno stile transazionale nella diplomazia e tende a trattare gli amici internazionali come partner temporanei di convenienza. Nella sua visione della politica estera il ‘ci conosciamo da tempo’ è irrilevante. Ciò che conta è ‘Cosa hai fatto per me ultimamente?’. Questi ultimi commenti sono molto coerenti con le sue precedenti dichiarazioni e non dovrebbero sorprendere nessuno. Detto ciò, Taiwan osserva con trepidazione questa forte polarizzazione durante la campagna per le elezioni statunitensi. Quale piega prenderanno le relazioni tra Stati Uniti e Taiwan durante la potenziale amministrazione Trump 2.0 è un'incognita. È sufficiente dire che se Trump dovesse tornare alla Casa Bianca, la strategia diplomatica di Taiwan dovrà cambiare ed enfatizzare più gli interessi condivisi che i valori condivisi”.

Tradotto: se Trump vince, Taiwan dovrà ridimensionare l'argomento della democrazia da difendere (tema spinto da Biden e che invece al repubblicano interessa meno visto che elogia gli autocrati del mondo una settimana sì e una no) e parlare piuttosto di argomenti come ad esempio pagare per la propria protezione.

Gli Usa vogliono che Taiwan sia in grado di “difendersi da sola” adottando la cosiddetta “strategia del porcospino”: dotarsi di molti aculei per rendere il costo di un attacco nemico talmente alto da scoraggiarlo. Ma per difendersi, l’isola da oltre quarant’anni fa affidamento anche proprio sulle armi americane. Non esiste un accordo formale di difesa (visto che non esistono relazioni diplomatiche ufficiali, gli Usa ce le hanno con la Cina comunista), ma il Taiwan Relations Act del 1979 impegna l’America a fornire a Taipei i mezzi per difendersi. Dall’approvazione della vendita di armi alla effettiva consegna ci possono volere però anni. E infatti Taiwan - specialmente negli ultimi due anni, dopo lo scoppio della guerra in Ucraina - si è spesso lamentata nei ritardi delle consegne americane.

Nonostante i toni da falco usati in questa campagna elettorale, fu in realtà proprio la prima amministrazione Trump a regolarizzare le vendite di armi di Washington a Taipei (oltre 18 miliardi di dollari, rafforzando le sue capacità di autodifesa con jet da combattimento e sistemi missilistici). Trump ha anche firmato una legge che consente a funzionari di alto livello degli Stati Uniti di visitare Taiwan e ai leader dell'isola di incontrare le loro controparti in America.

Sul fronte Taiwan, il ministero degli Esteri cinese ha nuovamente denunciato la vendita di armi da parte degli Stati Uniti e ha dichiarato che, per ritorsione, sospenderà le discussioni sul controllo degli armamenti nucleari con Washington. Ma pure a Pechino si vive con una certa apprensione un’eventuale seconda presidenza del repubblicano: soprattutto sul fronte dazi/guerra commerciale. Nell’intervista dice che Xi Jinping “era un mio ottimo amico fino alla pandemia”. È stato il suo compagno di corsa alla Casa Bianca Jd Vance a definire qualche giorno fa la Cina la “più grande minaccia” per l’America. Ma lo stesso Vance ha detto al New York Times in un'intervista pubblicata il mese scorso: “Penso che dovremmo rendere il più difficile possibile per la Cina prendere Taiwan. Non lo stiamo facendo perché stiamo inviando tutte le armi all'Ucraina e non a Taiwan”.

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