Biden: “Mi ritiro se lo dice il medico”. E sulla candidatura ora scatta il ricatto dei donatori
di Massimo BasileNEW YORK – Una settimana fa Joe Biden aveva detto che si sarebbe ritirato solo se glielo avesse chiesto il “Signore onnipotente”. Adesso basta che a dirglielo sia il medico della Casa Bianca. Il ridimensionamento del messaggio agli elettori è un altro segnale di come le presidenziali americane siano forse vicine a una svolta. In un’intervista a Bet News, al presidente degli Stati Uniti, 81 anni, è stato chiesto cosa lo avrebbe spinto a riconsiderare la sua candidatura. «Se emergessero problemi medici - ha risposto - se i dottori venissero da me e dicessero hai questo problema e quel problema».
Il medico
Il medico personale, Kevin O’Connor, a febbraio aveva certificato le buone condizioni di salute del presidente, ma da allora Biden ha mostrato evidenti segni di declino cognitivo, culminati nel disastroso duello televisivo con Donald Trump. L’asticella di Biden si è abbassata in modo drammatico negli ultimi giorni e non è un caso. La ribellione interna al partito è ripresa, dopo l…
NEW YORK – Una settimana fa Joe Biden aveva detto che si sarebbe ritirato solo se glielo avesse chiesto il “Signore onnipotente”. Adesso basta che a dirglielo sia il medico della Casa Bianca. Il ridimensionamento del messaggio agli elettori è un altro segnale di come le presidenziali americane siano forse vicine a una svolta. In un’intervista a Bet News, al presidente degli Stati Uniti, 81 anni, è stato chiesto cosa lo avrebbe spinto a riconsiderare la sua candidatura. «Se emergessero problemi medici - ha risposto - se i dottori venissero da me e dicessero hai questo problema e quel problema».
Il medico
Il medico personale, Kevin O’Connor, a febbraio aveva certificato le buone condizioni di salute del presidente, ma da allora Biden ha mostrato evidenti segni di declino cognitivo, culminati nel disastroso duello televisivo con Donald Trump. L’asticella di Biden si è abbassata in modo drammatico negli ultimi giorni e non è un caso. La ribellione interna al partito è ripresa, dopo la tregua legata all’attentato. Secondo un sondaggio Ap-Nord Center, due elettori democratici su tre vogliono che lasci. Sabato, nel corso di una conference call con una cinquantina di Democratici del Congresso, Biden è sbottato con il rappresentante del Colorado. Quando Jason Crow, veterano di Afghanistan e Iraq, gli aveva espresso preoccupazione per l’immagine che stava dando a livello globale, il presidente lo ha zittito con un tono insolito: «Piantala con queste stupidaggini», gli ha detto. Intanto ieri un altro big del partito e storico alleato, il presidente della commissione Intelligence della Camera, il democratico della California Adam Schiff, ha chiesto a Biden di «passare il testimone». «Non può battere Trump», ha aggiunto.
Trump da record
Quattro anni fa, dopo aver sconfitto il Covid, il tycoon si sentiva Superman. Sabato, dopo l’attentato, è diventato il figlio di Dio. Adesso, dopo la pubblicazione della trimestrale sulle donazioni, Trump è il Re Mida della politica: tra aprile e giugno la sua campagna ha raccolto 400 milioni di dollari, quasi l’intera somma incassata in tutto il 2016 nell’anno delle elezioni in cui sconfisse Hillary Clinton, e il triplo rispetto al primo trimestre del 2024. Biden si è fermato a 270. E mancano i dati del dopo attentato, ma di cui è arrivato un assaggio dalle piattaforme online: la raccolta fondi lanciata dalla campagna di Trump su GoFundMe e destinata alle famiglie delle vittime dell’attentato - un morto e due feriti - puntava a raccogliere 50 mila dollari, invece in cinque giorni ha superato i due milioni. La maglietta con l’immagine del pugno di Trump è diventata oggetto di culto nel marketing politico.
Elon Musk lascia la Silicon Valley
Sui social i sostenitori si salutano con il nuovo mantra “Fight fight fight”, grido di battaglia lanciato dal tycoon mentre veniva portato via dal podio, con il volto insanguinato. Elon Musk, che ha annunciato di trasferire le sedi legali delle sue aziende dalla democratica California al repubblicano Texas, ha garantito l’endorsement a Trump e una donazione mensile da 45 milioni di dollari alla sua campagna. Il senso di invincibilità che si respira alla convention Repubblicana è alimentato anche dallo spietato confronto finanziario con i Democratici, dove i soldi, oltre a essere meno, sono diventati arma di ricatto.
I ricchi donatori hanno congelato le loro donazioni mentre la rivolta è arrivata a Hollywood. Secondo il New York Times, Tom Strickler, fondatore dell’agenzia di talent Wme, ha incontrato a Los Angeles il senatore del New Mexico Martin Heinrich e gli ha detto: «Se non chiedi pubblicamente a Biden di farsi da parte, da me non riceverai più un centesimo». Dietro i venti Democratici del Congresso che avevano già mollato il presidente ci sono probabilmente altrettanti ricchi finanziatori che hanno vista accolta la loro richiesta. Trump e Biden sembrano vivere in due mondi paralleli: il primo si chiede chi sarà il prossimo miliardario a dargli l’endorsement. Biden, ogni volta riceverà la visita del suo medico, penserà che la sua corsa possa essere arrivata al capolinea.