Starmer accoglie i leader europei nella terra di Churchill: “Inizia una nuova era”. Così il Regno Unito si riavvicina alla Ue
dal nostro inviato Antonello GuerreraWOODSTOCK (OXFORDSHIRE) - È il primo grande vertice europeo di Sir Keir Starmer. Ed è un’occasione unica per il Regno Unito post Brexit per porre le fondamenta di ciò cui il nuovo primo ministro britannico aspira da tempo: riavvicinare Londra all’Europa. E cooperare sempre più con l’Ue.
Ciò non significa rientrare nell’Unione o nel suo mercato unico. Ma dopo quello Nato la settimana scorsa a Washington che ha costituito l’esordio internazionale del nuovo leader, il vertice European Political Community (Epc) che si tiene oggi a Blenheim Palace, l’iconica magione barocca dove nacque Winston Churchill nel 1874, è cruciale per Starmer. Perché, come gli piace dire, è un’occasione d’oro per “res…
WOODSTOCK (OXFORDSHIRE) - È il primo grande vertice europeo di Sir Keir Starmer. Ed è un’occasione unica per il Regno Unito post Brexit per porre le fondamenta di ciò cui il nuovo primo ministro britannico aspira da tempo: riavvicinare Londra all’Europa. E cooperare sempre più con l’Ue.
Ciò non significa rientrare nell’Unione o nel suo mercato unico. Ma dopo quello Nato la settimana scorsa a Washington che ha costituito l’esordio internazionale del nuovo leader, il vertice European Political Community (Epc) che si tiene oggi a Blenheim Palace, l’iconica magione barocca dove nacque Winston Churchill nel 1874, è cruciale per Starmer. Perché, come gli piace dire, è un’occasione d’oro per “resettare i rapporti con i nostri alleati europei". Che qui oggi accorreranno in massa: non solo i 45 leader Ue e non Ue del Vecchio Continente, tra cui Giorgia Meloni, Emmanuel Macron, Olaf Scholz e il controverso Viktor Orbán, ma anche il presidente ucraino Volodymyr Zelensky e il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg.
Del resto, questo summit è nato nel 2022, dopo la brutale invasione della Russia in Ucraina, su ispirazione del presidente francese Emmanuel Macron per riunire i leader europei di fronte alle nuove minacce. Da format, non ci sarà un comunicato finale e difficilmente verranno prese decisioni capitali. Ma per Starmer è un’occasione d’oro, per ospitare tutti i leader europei e fare il suo esordio ufficiale nella politica del Vecchio Continente, nell’era del Regno Unito post Brexit.
Purtroppo per lui mancherà Ursula von der Leyen, perché la presidente della Commissione Ue sarà bloccata dal cruciale voto a Strasburgo che deciderà la sua eventuale rielezione. Ma Starmer ieri sera ha già avuto un bilaterale con il Taoiseach (premier irlandese) Simon Harris, dovrebbe fare lo stesso oggi con la premier italiana Meloni a margine dei lavori e, dopo un ricevimento dei leader presenziato nientemeno che da re Carlo III, il primo ministro britannico ospiterà a cena Emmanuel Macron.
Ma che cosa vuole davvero ottenere Starmer da questo vertice, oltre a riconnettersi diplomaticamente con l’Europa e iniziare i negoziati per un accordo commerciale post Brexit più fluido e benefico tra blocchi? Principalmente due cose.
Primo: un nuovo patto su difesa e sicurezza tra Regno Unito e Unione Europea contro la minaccia della Russia. Anche perché, a quanto apprendiamo, il primo ministro britannico è molto preoccupato dalla possibilità che l’America possa sganciarsi dall’impegno militare in Ucraina e più in generale nel Vecchio Continente, soprattutto se dovesse vincere Donald Trump. Dunque, per Starmer non c’è tempo da perdere: l’Ue e il Regno Unito devono cooperare, allinearsi e aiutarsi il più possibile contro la Russia e altri Paesi ostili. Un’intesa di certo complicata, ma oggi ci saranno le premesse.
Il secondo punto per Starmer è la lotta all’immigrazione clandestina, che costituirà la prima parte dei lavori di oggi e sarà guidata da Giorgia Meloni e dal leader albanese Edi Rama. Il leader britannico ha appena seppellito il piano di Sunak per le deportazioni di “migranti illegali” in Ruanda e dunque, come ha promesso in campagna elettorale, ha bisogno di “smantellare le bande di trafficanti di esseri umani”. Per questo, cerca un più ampio mandato europeo (anche se la questione è materia Ue) e un coordinamento con Francia, Italia, Germania e Spagna, oltre che con agenzie europee come Europol e Frontex. Ieri, nel “discorso del re” che ha reso note le prime 39 leggi del Labour, c’era anche quella di poteri simili all’anti-terrorismo alle autorità britanniche contro le gang di trafficanti di esseri umani.
Il summit si comporrà poi di altre due sessioni: una sull’energia, presidiata da Norvegia e Slovenia, e un’ultima sulla “Difesa della Democrazia”, con la Francia, il Montenegro e il presidente del Consiglio Ue uscente Charles Michel a gestire i lavori. Poi, ci sarà la conferenza stampa di Starmer e tutti andranno a bere un bicchiere con re Carlo. Che, a quanto si apprende, è voluto essere a tutti i costi qui a Blenheim Palace, nonostante sia in cura contro il cancro, perché ci tiene moltissimo affinché il Regno riallacci rapporti molto stretti con l’Europa - e non a caso appena incoronato decise di visitare Germania e Francia e non un Paese del Commonwealth.
“La sicurezza europea per me è una assoluta priorità”, dirà oggi Starmer, “e dunque dobbiamo rinnovare i rapporti con i nostri alleati. Questo vertice sarà il primo colpo del nuovo approccio di questo governo con l’Europa, contro le azioni barbare di Putin in Ucraina e quelle destabilizzanti nei nostri Paesi”.
Insomma, una nuova Europa e un nuovo Occidente ripartono da questa reggia di inizio Settecento poco fuori Oxford che diede i natali a un paladino della libertà e della democrazia come Churchill. Con un Regno Unito che, con Starmer leader, ha iniziato ufficialmente a riavvicinarsi, e tanto, all’Ue. Del resto, lo stesso Churchill, dopo la Seconda guerra mondiale nel 1946, invocò “una sorta di Stati Uniti d’Europa, dove tutti potranno vivere in pace, sicurezza e libertà”.