Tilt informatico, se un battito d’ali nel cyberspazio mette in ginocchio il pianeta Terra
di Gabriele RomagnoliNEW YORK – Se una farfalla smette di battere le ali nel cyberspazio succede un terremoto nelle nostre vite, in qualunque parte del mondo. Era ancora giovedì sera a New York quando si diffondeva la notizia secondo cui gli aerei di misconosciute compagnie (Frontier, Allegiant e Sun Country) non sarebbero partiti. Causa: “guasto” alla rete telematica causato da una “interruzione del servizio sulla rete Microsoft”, iniziata intorno alle 6 pomeridiane (mezzanotte italiana). A seguire avrebbero rivelato problemi le reti ferroviarie inglesi e la Borsa di Londra, le banche sudafricane, le televisioni francesi, una clinica universitaria in Germania, tutti i Mc Donald del Giappone, il numero per le emergenze in Alaska.
Annunci della metro muti nella Grande Mela
Come per effetto di un tornado in avvicinamento la metropolitana di New York cessava gli annunci, lasciando i treni correre verso destinazioni presumibili, a eccezione di una linea sospesa, la L, che collega Manhattan a Brooklyn. Il supe…
NEW YORK – Se una farfalla smette di battere le ali nel cyberspazio succede un terremoto nelle nostre vite, in qualunque parte del mondo. Era ancora giovedì sera a New York quando si diffondeva la notizia secondo cui gli aerei di misconosciute compagnie (Frontier, Allegiant e Sun Country) non sarebbero partiti. Causa: “guasto” alla rete telematica causato da una “interruzione del servizio sulla rete Microsoft”, iniziata intorno alle 6 pomeridiane (mezzanotte italiana). A seguire avrebbero rivelato problemi le reti ferroviarie inglesi e la Borsa di Londra, le banche sudafricane, le televisioni francesi, una clinica universitaria in Germania, tutti i Mc Donald del Giappone, il numero per le emergenze in Alaska.
Annunci della metro muti nella Grande Mela
Come per effetto di un tornado in avvicinamento la metropolitana di New York cessava gli annunci, lasciando i treni correre verso destinazioni presumibili, a eccezione di una linea sospesa, la L, che collega Manhattan a Brooklyn. Il supermercato sotto casa, solitamente aperto 24/7, chiudeva per impossibilità di registrare i pagamenti, perfino in contanti, da una mano all’altra. Nel cuore della notte ho cercato di collegarmi tramite app o sito alla banca e alla compagnia aerea che gestirà il volo di rientro. Invano. E’ così che ci si rende conto di non avere prove. La nostra esistenza è divenuta un delitto quasi perfetto: può non lasciare tracce del suo passaggio.
Un Mister Wolf al contrario
Crowdstrike, la piattaforma di cybersicurezza che ha generato il caos, era conosciuta da pochi prima dell’incidente: è una specie di gemello diverso di Harvey Keytel in Pulp Fiction, in questo caso un Mister Wolf che causa problemi, sempre eliminando ogni traccia dell’accaduto. Il conto in banca è “inaccessibile”. Come molti, da anni non richiedo un estratto cartaceo, possiedo numeri su uno schermo, la cui variazione è affidata a un rapporto che oscilla tra fiducia e fede nella correttezza e nella matematica. Anche il mio biglietto aereo non risulta “visibile”. Il viaggio è ormai “contactless”. Se ne acquista elettronicamente il titolo, si paga con lettere e cifre, si conserva nell’archivio digitale la mail di conferma. Poche ore prima di partire si fa il check in online. Il primo impatto con un essere umano avviene al gate dove, da imperfetti sconosciuti, scambiamo con gli addetti guardi diffidenti, mentre depositiamo oggetti sull’apposito nastro. Oltre a consegnarci al misterioso pilota chiuso dietro la porta della cabina, abbiamo imparato a farlo anche a ciò a cui si affida lui: una valanga di dati elettronici che nella notte di venerdì svaniscono come stelle cadenti. Un’agenzia informa che i voli previsti nella giornata sarebbero 110mila. Moltiplicando per il numero medio di passeggeri si ottiene una nazione con i piedi in cielo anziché sulla terra, ma basta che una nuvola (la cloud in cui riponiamo dati, ricordi e progetti) venga bucata da uno spillo e questa nazione ripiomba al suolo.
La carta d’imbarco vergata a mano come una madeleine
Le immagini che si susseguono, da Amsterdam a Hong Kong, fino all’alba e oltre, mostrano orde di spaesati, respinti al confine dell’aria, ancorati alla propria ombra. Un passeggero indiano, che invece sta per partire, diffonde su Twitter la prima carta d’imbarco “scritta a mano” ricevuta nel corso della sua vita. E’ una madeleine per alcune generazioni (o forse una sola), un oggetto arcano per tutte le successive. E’ un relitto che riaffiora sulla spiaggia del tempo, affollata da moltitudini nelle cui mani non passa altro che un cellulare. L’esistenza è stata smaterializzata. Tutto quel che ci serve è raggiungibile, ma deve essere richiamato con un gesto che attiva un circuito nel quale siamo un congegno a uno dei terminali. Lo scopo del gioco non era migliorare l’offerta (di fronte a una domanda aumentata dall’esplosione demografica), ma velocizzarla. Si affronta ogni percorso con il gps, foss’anche per andare alla “farmacia più vicina” suggerita da Google. Tutto (o quasi) è disponibile, archiviabile, tramandabile, ma niente (o quasi) è garantito.
Un virus informatico peggio di quello pandemico
Sfuma, se mai ha avuto ragione di esistere, la grande illusione che si possa tenere in tasca un armadio, per di più con la combinazione, refrattario all’usura degli anni e ai graffi o colpi d’ascia del destino. Quel che si rischia di non avere più è il piano B, il motore di riserva (e non di ricerca), il fattore umano: la carta d’imbarco scritta a mano. Scompaiono gli stradari, gli album rilegati, i francobolli, la memoria, la storia che non sia quella di pochi secondi. Si confondono nostalgia e necessità strategica. Nel 2019 un virus causò una pandemia che attaccò la specie umana, eliminandone milioni di esemplari e costringendo i restanti in temporanea cattività, durante la quale sopravvissero attaccandosi a macchine che li collegavano con il resto del mondo. In un imprevedibile anno a venire un virus di altra natura produrrà l’effetto contrario: spegnerà le macchine, interromperà i collegamenti, lascerà gli esseri umani liberi e intatti, ma paradossalmente meno capaci di sopravvivere. Salvo ci si alleni alla perdita, all’alternativa, a un altro mondo, magari transitorio, ma non impossibile.