MOSCA – L’appuntamento è alle 21. Soltanto poche ore prima sui social, il cantante Shaman, al secolo Jaroslav Dronov, diventato il bardo dell’offensiva russa in Ucraina, ha chiamato a raccolta i suoi fan per protestare davanti all’ambasciata statunitense a Mosca contro “l’America che ha bloccato il mio canale YouTube semplicemente perché sono russo”. L’indirizzo esatto non c’è. Ma in tanti si ritrovano un quarto d’ora prima in “Piazza della Repubblica Popolare di Donetsk”, come due estati fa è stato ribattezzato per dispetto lo slargo di fronte alla sede diplomatica: un omaggio a una delle regioni del Donbass ucraino unilateralmente annesse da Mosca.
C’è la oramai celebre “Sarmat-mobile”, una berlina sgangherata con un missilone di cartapesta sul tetto con su scritto “Per Washington” con cui i militanti di Narod, il “Movimento di Liberazione Nazionale” di ultradestra, hanno attraversato la Russia in lungo e largo. E Shaman? “Dal lato opposto”, indica un poliziotto.
Ci si incammin…
MOSCA – L’appuntamento è alle 21. Soltanto poche ore prima sui social, il cantante Shaman, al secolo Jaroslav Dronov, diventato il bardo dell’offensiva russa in Ucraina, ha chiamato a raccolta i suoi fan per protestare davanti all’ambasciata statunitense a Mosca contro “l’America che ha bloccato il mio canale YouTube semplicemente perché sono russo”. L’indirizzo esatto non c’è. Ma in tanti si ritrovano un quarto d’ora prima in “Piazza della Repubblica Popolare di Donetsk”, come due estati fa è stato ribattezzato per dispetto lo slargo di fronte alla sede diplomatica: un omaggio a una delle regioni del Donbass ucraino unilateralmente annesse da Mosca.
C’è la oramai celebre “Sarmat-mobile”, una berlina sgangherata con un missilone di cartapesta sul tetto con su scritto “Per Washington” con cui i militanti di Narod, il “Movimento di Liberazione Nazionale” di ultradestra, hanno attraversato la Russia in lungo e largo. E Shaman? “Dal lato opposto”, indica un poliziotto.
Ci si incammina sfilando accanto a una serie di pannelli con foto del Donbass. Perché siete qui? “È gratis”, rispondono due ragazzine. “Shaman è un patriota. Andiamo a tutti i suoi concerti. Siamo pronti a difenderlo”, s’intromettono un gruppo di cinquantenni coi copricapi tradizionali brillantinati, nastri tricolori intrecciati ai capelli e t-shirt con scritto Ja Russkij, “Sono russo”, il titolo della canzone diventata inno di Dronov.
Chi è Shaman, la pop-star patriottica
Nato un mese prima del crollo dell’Urss, biondo-ariano, Jaroslav si era classificato secondo alle versioni russe di X Factor e The Voice, ma non aveva sfondato. Il suo primo successo Vstanem, “Alziamoci”, era uscito a orologeria nella Giornata del Difensore della patria, alla vigilia dell’inizio dell’offensiva contro l’Ucraina.
Da allora una sequela di hit scritte, secondo i suoi detrattori, insieme ai più noti produttori russi su mandato delle autorità: canzoni fatte imparare a scuola e trasmesse ogni mattina dopo l’inno russo nelle prigioni – così raccontava il defunto Aleksej Navalny. Tutti inni patriottici come My, “Noi” il cui video - ha notato l’ex consigliere del Cremlino Marat Guelman - “se non conoscessimo il contesto, sembrerebbe una parodia della Gioventù hitleriana”.
Non solo. Concerti nelle annesse città di Lugansk e Mariupol o in Piazza Rossa al fianco di Vladimir Putin, di cui Shaman è stato ambasciatore durante le passate presidenziali. Con trovate che gli sono costate le sanzioni occidentali come il bottone rosso-nucleare premuto cantando il verso “Sono russo! Vado avanti fino alla fine!” tra fuochi d’artificio a San Pietroburgo.
La provocazione ben organizzata
Svoltato l’angolo, ci si ritrova in fila con un migliaio di persone, stando ai conti dell’agenzia Tass, a dispetto dei divieti di raduni imposti nella capitale col pretesto del Covid. Quella che doveva essere una protesta improvvisata è, in realtà, un’operazione di propaganda ben organizzata con la complicità delle autorità.
Entrambi i lati del koltsò, l’anello a più corsie che circonda il centro di Mosca, sono transennati. E sulla facciata dell’ambasciata viene proiettato il tricolore russo in formato gigante. Una provocazione mai vista: in confronto, la toponomastica cambiata, la Sarmat-mobile e le mostre a tema sono bazzecole.
Al palco allestito sotto l’ambasciata si accede soltanto tramite metal detector. In coda ci sono gruppi di giovani con covoni di bandiere e pile di manifesti sottobraccio. Un Omon passa gli slogan in rassegna, non sia mai che in mezzo sia finito un indesiderato Net vojne, “No alla guerra”. Le scritte vanno da “Fede e amore sono con noi, Dio è con noi!” a “Io sono russo! Vado fino alla fine” fino alla battuta del film Fratello 2 “La forza è nella verità”. Tutto a posto. Si va avanti.
I media: “Spettatori selezionati e pagati”
Una donna spunta dei nomi da una lista, mentre i giovani distribuiscono a destra e a manca bandiere e cartelloni con cui scattare foto in posa. Un ricordo o una prova per riscuotere il gettone di presenza? Secondo il canale Telegram Vchk-Ogpu, ritenuto vicino alle forze di sicurezza, eppure etichettato una settimana fa come “agente straniero” perché “dissemina informazioni false che creano un’immagine negativa dell’esercito russo”, l’evento è stato autorizzato dal Cremlino per “smascherare l’imperialismo americano” e gli spettatori sono stati accuratamente selezionati, e pagati, dal municipio di Mosca. Ma, a domanda, nessuno lo ammette.
“Gli americani dicono di essere democratici, parlano sempre di libertà di parola e poi bloccano i nostri cantanti”, si infiamma Zhanna, 24 anni. La 45enne Natalia si accoda: “Siamo contro questa prepotenza”. E indica le poche luci accese dell’ambasciata che ha già chiuso da quattro ore.
La quarantenne Elena si dice “orgogliosa” di essere russa: “Non ci possono sconfiggere né mettere al bando con nessun tipo di sanzioni”. Ljudmila Zernova, 35 anni, è vedova di un caduto in Ucraina: “Sento che di giorno in giorno hanno sempre più paura di noi e diventano sempre più deboli. Abbiamo fatto vedere a tutto il mondo che la Nato è una cosa futile. Il nemico sarà sconfitto e la vittoria sarà nostra”.
Le “mosse sciamaniche” a favor di telecamera
Alle 21 sullo schermo nero dietro al palco c’è la laconica scritta bianca “Shaman”. Soltanto dopo qualche fischio si presenta uno sconosciuto che distribuisce bandierine alle prime file e invita la folla a ripetere a favor di telecamera le “mosse sciamaniche”: mani a forma di cuore e sventolio di bandiere al tempo di musica. Prima Io sono russo, poi Dal Volga allo Jenisej della “band preferita di Putin” Ljube, Madre di Tatiana Kurtukova e altre canzoni patriottiche. Riscaldamento, ma dura più di un’ora. La gente si annoia, qualcuno va via, altri chattano su Telegram.
Un gruppo di ragazzi ogni tanto urla: Gojda, un antico grido di battaglia riesumato in salsa anti-ucraina in tempi di cosiddetta “Operazione militare speciale”. Qualcuno sventola la bandiera imperiale nera, gialla e bianca. Gli attivisti di Narod con la bandiera neroarancione sono indispettiti per tanto clamore: “Teniamo sit-in qui tutti i giorni, ma la stampa non si interessa di noi”.
Arriva Shaman: “Vogliono cancellarci? Non possono”
Shaman arriva soltanto dopo le 22 inoltrate a bordo di un’auto nera del 1957, modello Pobeda – che vuol dire “Vittoria”. Uno scambio di battute con le tv: “Ognuno di noi qui sta facendo la storia. Tutta la Russia sta facendo la storia”. Quando finalmente sale sul palco, raccoglie gli applausi con tricolore in mano e sguardo fisso nel vuoto. Poi imbraccia un megafono: “Vogliono cancellarci? Non possono cancellarci! Vogliono umiliarci? Non possono farlo! Ora glielo dimostreremo! E credetemi, ci sentiranno!”. Parole che però sentono soltanto a pochi metri dal palco.
In compenso gli altoparlanti sparano a tutto volume il suo nuovo singolo “Anima aperta”, mentre sul maxischermo va in onda un video poco politically correct dove a Shaman basta fare un occhiolino per rimettere in riga per magia i villanzoni di campagna: un ragazzo abbandona la fionda per la palestra e un uomo baffuto porge alla moglie un mazzo di fiori invece che rincorrerla col bastone. Ritornello: “Anima aperta sotto una camicia bianca. Sono il più felice, vivo in Russia”.
Segue la hit Sono russo. Shaman canta in playback. Soltanto un gruppo di attempate groupie canta a squarciagola. Gli altri spettatori, invece, si accalcano per scattare foto del divo. Moglie e marito le postano sul gruppo Telegram del quartiere: “Così possiamo dire “io c’ero””.
Il concerto per “brindare alla vittoria”
Dopo una decina di minuti di musica preregistrata, Shaman promette al pubblico “un evento che cambierà il corso della storia”: un concerto in Piazza Rossa il 22 agosto, Giornata della Bandiera russa, in cui presenterà il suo nuovo album Pobeda, Vittoria. “Vogliono cancellare le mie canzoni che milioni di persone amano. Ma non potranno farlo perché siamo una sola famiglia, siamo uniti, siamo verità e forza, noi siamo la Russia”.
Stappa una bottiglia di champagne per “brindare alla vittoria” cospargendo il pubblico di schiuma, poi versa da bere alla gente in prima fila già munita di bicchieri di plastica. Fine dello show. Due ragazzi si guardano e sospirano delusi: “Era tutta una marchetta”. Poi affondano le loro bandierine in un’aiuola.
Per strada ci sono già i manifesti del prossimo concerto. Ma i media filogovernativi cavalcano l’evento: “L’ambasciata era deserta. A quanto pare i diplomatici erano spaventati dalla nostra bandiera e hanno deciso di terminare presto la giornata di lavoro”. Komsomolskaja Pravda è trionfante: “Questo esercito di fan spazzerebbe via chiunque per il proprio idolo. Se Shaman decidesse di andare a combattere nel Donbass, lo seguirebbero nella buona e nella cattiva sorte e schiaccerebbero facilmente il nemico”.