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Gli Houti minacciano l’escalation: “Ora Tel Aviv non è più al sicuro”

Abdul-Malik al-Houthi 
Dallo Yemen nuovi attacchi contro il porto di Eilat. L’Idf li respinge. Il capo della milizia filo iraniana: “Colpiremo senza limiti”. Il rischio di un coordinamento con Hezbollah e i gruppi sciiti in Iraq
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Il capo delle milizie yemenite houti, Abdul Malik al Houti, parla in televisione da una località segreta e dice che l’attacco degli aerei israeliani di sabato in Yemen non avrà alcun effetto di deterrenza – nel senso che non spaventa per nulla i miliziani – ma anzi sortirà l’effetto contrario, porterà a una escalation degli attacchi contro Israele. Il leader dice che gli israeliani sono costretti ad affrontare un nuovo rapporto di forza, «non sono più al sicuro nemmeno in quella che viene chiamata Tel Aviv, hanno fallito miseramente, non sono in grado di fermare le nostre operazioni e la nostra minaccia continuerà».

Parla di «penetrazione nella capitale nemica con un drone che ha sconvolto il nemico ed è considerata una nuova fase della guerra. I nostri attacchi saranno senza linee rosse». Quanto più durerà l’aggressione israeliana alla Striscia di Gaza, dice, «tanto più ci sposteremo in questa nuova fase». Intende: degli attacchi contro il territorio israeliano, che in linea d’a…

Il capo delle milizie yemenite houti, Abdul Malik al Houti, parla in televisione da una località segreta e dice che l’attacco degli aerei israeliani di sabato in Yemen non avrà alcun effetto di deterrenza – nel senso che non spaventa per nulla i miliziani – ma anzi sortirà l’effetto contrario, porterà a una escalation degli attacchi contro Israele. Il leader dice che gli israeliani sono costretti ad affrontare un nuovo rapporto di forza, «non sono più al sicuro nemmeno in quella che viene chiamata Tel Aviv, hanno fallito miseramente, non sono in grado di fermare le nostre operazioni e la nostra minaccia continuerà».

Parla di «penetrazione nella capitale nemica con un drone che ha sconvolto il nemico ed è considerata una nuova fase della guerra. I nostri attacchi saranno senza linee rosse». Quanto più durerà l’aggressione israeliana alla Striscia di Gaza, dice, «tanto più ci sposteremo in questa nuova fase». Intende: degli attacchi contro il territorio israeliano, che in linea d’aria è a duemila chilometri di distanza.

Fonti militari israeliane dicono di avere intercettato un missile lanciato dagli Houti contro il porto di Eilat e gli yemeniti hanno rivendicato lanci multipli, non andati a segno. Nelle stesse ore è arrivata anche una rivendicazione di attacco contro Eilat con un drone da parte delle milizie filo iraniane dell’Iraq. Le milizie irachene da tempo continuano a lanciare droni, ma per ora non hanno raggiunto lo stesso livello di pericolosità e non attirano la stessa attenzione degli altri gruppi. Il quadro è sempre più vischioso: una sequenza di attacchi in territorio israeliano e ritorsioni e altri attacchi e altre ritorsioni, che prosegue a ciclo continuo, giorno dopo giorno, mese dopo mese, dal confine con il Libano, da dove gli Hezbollah hanno lanciato più di trecento droni, dallo Yemen, dalla Siria e anche dall’Iraq.

Nella notte tra venerdì e sabato per raggiungere Tel Aviv, il drone yemenita – copia di un modello iraniano – ha volato per circa 16 ore, sostengono fonti dell’esercito israeliano, e ha fatto una lunga curva su Eritrea, Sudan, Egitto e infine sul Mediterraneo, in modo da arrivare dalla direzione dell’acqua e cogliere di sorpresa il sistema di difesa di Israele.

Il portavoce dell’esercito, il generale Hagari, dichiara che il drone era stato avvistato sei minuti prima e la sua traiettoria era stata seguita, ma per un errore umano non era stato considerato una minaccia ostile, anche perché quasi allo stesso tempo c’era un altro attacco in corso sul confine Est dall’Iraq (come si vede, questo tema tornerà). Per un sistema di difesa come quello che copre Tel Aviv sei minuti sono un tempo di allerta lungo e avvalorano la versione di un errore umano.

La lunghezza della rotta è la prova che si tratta di un modello modificato per percorrere almeno cinquecento chilometri in più rispetto ai droni usati finora dalle milizie yemenite. E questo potrebbe voler dire che il drone è stato alleggerito e porta un po’ meno del consueto carico da quaranta chilogrammi di esplosivo. Ma gli effetti sono stati distruttivi lo stesso.

Il nome del nuovo drone a più lungo raggio è Jaffa, hanno dichiarato le milizie yemenite, «ed è stato scelto dai palestinesi». Mohammed al Bukhaiti, un ufficiale houti, ha detto ad al Jazeera che gli Houthi sono in comunicazione diretta con gli Hezbollah in Libano e in coordinamento con loro e anche con «Iraq e Iran». Grazie a questo coordinamento, sostiene, in futuro «potremmo raggiungere un punto di unificazione nel combattere questa battaglia». Il giorno dopo l’attacco a Tel Aviv, un’ondata di bombardieri israeliani ha colpito il porto di Hodeida sulla costa yemenita e ha ucciso sei persone nella cosiddetta operazione “Braccio esteso”, dopo un volo di milleottocento chilometri.

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