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La sfida di Kamala Harris, la candidata di rottura nella campagna elettorale più pazza d'America

(afp)

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Senza ancora il semaforo verde di Obama e Pelosi, molti temono che una donna, mamma indiana e papà giamaicano, possa risultare ostica agli elettori, come fu per Hillary Clinton nel 2016
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NEW YORK - “Navigheremo in acque inesplorate nei prossimi giorni. Ma ho una straordinaria fiducia che i leader del nostro partito sapranno creare un processo dal quale emergerà un formidabile candidato”: algido e cerebrale come sempre, l’ex presidente Barack Obama ha così condensato la storica domenica americana del 21 di luglio, che a lungo sarà ricordata negli annali. Obama ha congratulato l’ex vice, il presidente Joe Biden, per la sofferta scelta di non candidarsi nel 2024 contro il partito repubblicano di Donald Trump e del vice J.D. Vance, ha ribadito il sostegno ai democratici ma, come nel 2016, si è fermato dal dare subito un endorsement alla vice di Biden, Kamala Harris.

Duro, puntiglioso, irlandese di stirpe, Biden ha capitolato davanti alla pressione montante per la sua rinuncia alla Casa Bianca. Ieri il senatore Joe Manchin, partner al Congresso nelle leggi per lo sviluppo 2022-2024 che tanto l’Europa invidia dopo la pandemia, aveva detto schietto “Ora di passare la to…

NEW YORK - “Navigheremo in acque inesplorate nei prossimi giorni. Ma ho una straordinaria fiducia che i leader del nostro partito sapranno creare un processo dal quale emergerà un formidabile candidato”: algido e cerebrale come sempre, l’ex presidente Barack Obama ha così condensato la storica domenica americana del 21 di luglio, che a lungo sarà ricordata negli annali. Obama ha congratulato l’ex vice, il presidente Joe Biden, per la sofferta scelta di non candidarsi nel 2024 contro il partito repubblicano di Donald Trump e del vice J.D. Vance, ha ribadito il sostegno ai democratici ma, come nel 2016, si è fermato dal dare subito un endorsement alla vice di Biden, Kamala Harris.

Duro, puntiglioso, irlandese di stirpe, Biden ha capitolato davanti alla pressione montante per la sua rinuncia alla Casa Bianca. Ieri il senatore Joe Manchin, partner al Congresso nelle leggi per lo sviluppo 2022-2024 che tanto l’Europa invidia dopo la pandemia, aveva detto schietto “Ora di passare la torcia ai giovani”, sacro motto di Kennedy 1960 e Biden, già da sabato aveva ordinato ai fidi Donilon e Ricchetti di preparare bandiera bianca, in privato prima, in pubblico dopo. Con cipiglio aveva però tagliato corto con le pretese dell’ex Speaker della Camera Nancy Pelosi, che a 84 anni ha indotto alla panchina, con telefonate instancabili e una rete di Whatsapp nel partito, attraverso soffiate a media, giornali, tv, web, il presidente, di tre anni più giovane.

Pelosi, come Obama, favorisce per il 19 di agosto a Chicago, una Brokered Convention, vale a dire una convenzione senza candidato già nominato, come Donald Trump alla kermesse repubblicana di Milwaukee la scorsa settimana.

Niente da fare per Biden, se deve bere il calice amaro di essere presidente da un solo mandato, come Jimmy Carter 1980 e Bush padre 1982, allora gli deve succedere la delfina, Kamala Harris. Fino a qualche giorno fa i rapporti tra l’anziano leader e la vice, 59 anni, erano tesi, perché lo staff di Biden, guidato dalla moglie Jill e dalla sorella Valerie, con il figlio Hunter, assai spericolato, continuava a chiamare i giornalisti mormorando “Preferite Harris, che perde di certo, a Joe che forse vince?”, finché la vicepresidente non aveva chiamato il consigliere Donilon inducendolo a cessare la manovra.

Con le spalle al muro domenica, Biden ha reagito piccato e concesso l’endorsement alla Harris. Immediatamente si son schierati con lei i finanziatori Hoffman e Soros junior, ed è stato un giorno record per il partito, 30 milioni di dollari raccolti in poche ore, brutte notizie per Trump-Vance.

Poi gli eterni Clinton, Bill e Hillary, e tanti governatori che sognavano di correre per la Casa Bianca e invece aspetteranno almeno fino al 2028, hanno dato ok, mentre i 77 delegati del Tennessee votano in anticipo Harris, incitando gli altri 3900 colleghi in attesa di Chicago a imitarli. Kamala Harris sta lavorando febbrilmente, ha chiamato i comitati dei parlamentari neri ed ispanici, le organizzazioni femminili, i sindacati, non si ferma un attimo, e ha twittato di volersi “guadagnare la nomination”, attenzione, non la dà per scontata per l’ok di Biden, vuol battersi per vincerla.

Le manca il semaforo verde di Obama e Pelosi, e, mentre scriviamo, non si sono espressi i leader del Congresso, Schumer e Jeffries. Molti temono che una donna, mamma indiana e papà giamaicano, possa risultare ostica agli elettori, pensando alla bocciatura di Hillary Clinton 2016 e preferirebbero un candidato meno di rottura: perfino la senatrice della California Laphonza Butler, afroamericana, consiglia prudenza. Ma Kamala Harris è, per ora, avanti, anche grazie ai fondi già raccolti da Biden che erediterà. E se i repubblicani scelgono il no all’aborto della Corte Suprema dei tre giudici trumpiani, condiviso da Vance, come tema una donna è certo un vantaggio.

In pochi giorni, dall’attentato mancato a Trump, alla scelta del vice populista Vance, all’addio di Biden e la sortita Kamala Harris l’America davvero naviga nelle acque ignote di una campagna presidenziale storica.

Instagram @gianniriotta

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