Un assegno mette Trump in imbarazzo: il tycoon nel 2013 finanziò la campagna elettorale di Kamala Harris
di Enrico FranceschiniAdesso la chiama "Laffing Kamala", Kamala ridente, per dire che la vicepresidente e ora candidata democratica alla Casa Bianca non sa fare altro che ridere e dunque non va presa sul serio. Ma un decennio fa Donald Trump era tra i finanziatori della campagna elettorale di Kamala Harris: una scoperta che potrebbe imbarazzarlo o come minimo servire a lei per rispondere agli attacchi del candidato repubblicano nella loro sfida appena iniziata per la presidenza. Come scrivono il Washington Post e altri media americani, infatti, esistono prove documentate che nel 2011 Trump versò un assegno da 5 mila dollari, poi nel 2013 un secondo assegno da mille dollari, alla campagna di Kamala per essere eletta procuratrice capo della California.
Anche la figlia del tycoon, Ivanka Trump, fece una donazione da 2 mila dollari a favore della campagna di Harris. In tutto, 8 mila dollari dalla famiglia Trump a sostegno della donna di cui ora il candidato repubblicano si fa beffe.
La contraddizione non è s…
Adesso la chiama "Laffing Kamala", Kamala ridente, per dire che la vicepresidente e ora candidata democratica alla Casa Bianca non sa fare altro che ridere e dunque non va presa sul serio. Ma un decennio fa Donald Trump era tra i finanziatori della campagna elettorale di Kamala Harris: una scoperta che potrebbe imbarazzarlo o come minimo servire a lei per rispondere agli attacchi del candidato repubblicano nella loro sfida appena iniziata per la presidenza. Come scrivono il Washington Post e altri media americani, infatti, esistono prove documentate che nel 2011 Trump versò un assegno da 5 mila dollari, poi nel 2013 un secondo assegno da mille dollari, alla campagna di Kamala per essere eletta procuratrice capo della California.
Anche la figlia del tycoon, Ivanka Trump, fece una donazione da 2 mila dollari a favore della campagna di Harris. In tutto, 8 mila dollari dalla famiglia Trump a sostegno della donna di cui ora il candidato repubblicano si fa beffe.
La contraddizione non è sfuggita a Jared Moskowtiz, un parlamentare democratico della Florida, che ha pubblicato sul social X (l’ex-Twitter) una foto dell'assegno firmato da The Donald, commentando ironicamente: “È stato un buon investimento?” E un esponente repubblicano, Michael Steele,ex-presidente del comitato nazionale del partito, osserva: “Scommetto che quando Trump fece quella donazione non si sarebbe aspettato che Kamala la incassasse nel 2024”. Sarebbe paradossale, in effetti, se Trump avesse finito per dare anche un minuscolo contributo finanziario alla sua avversaria odierna. Ma è un rischio che non corre.
La rete televisiva Fox News rivela che Trump fece la donazione a favore di Kamala Harris su suggerimento di un suo amico, Eric Schneiderman, allora procuratore capo di New York, in seguito accusato di molestie sessuali nei confronti di varie donne. Quale che fosse il motivo per cui Trump cercava di ingraziarsi la procuratrice della California (secondo alcuni collegabile a un’indagine sulla Trump University, una delle sue tante iniziative), Kamala Harris comunque non incassò personalmente l’assegno, devolvendo l’intera somma qualche anno dopo, all’epoca della sua campagna per essere eletta in Senato, a una associazione di beneficenza che opera in Centroamerica.
Ma se Trump nei prossimi tre mesi dovesse insistere a cercare di ridicolizzare la campagna di Kamala per la Casa Bianca, la candidata democratica potrebbe citare la storia della donazione e avvertirlo: ride bene chi ride ultimo.