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Attentato a Trump: si dimette la responsabile del Secret Service. “A Butler abbiamo fallito”

(afp)

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Il ringraziamento di Biden a Kimberly Cheatle: “Coraggio e integrità”. Presto il sostituto
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NEW YORK — La direttrice del Secret Service americano, Kimberly Cheatle, si è dimessa. Nessuno a Washington è rimasto sorpreso perché le falle dell’intelligence emerse nel giorno dell’attentato a Donald Trump, il 13 luglio, durante un comizio elettorale a Butler, Pennsylvania, sono state troppe e molto gravi per non avere conseguenze.

L’audizione di lunedì al Congresso in cui Cheatle ha provato ad alzare un muro, evitando di fornire dettagli e difendendo la propria posizione, ha scavato l’ultimo solco: i leader della commissione di vigilanza della Camera in modo bipartisan le avevano chiesto di dimettersi. Lei lo ha fatto poche ore dopo, inviando un’email ai dipendenti del Secret Service, spiegando che uno dei compiti massimi è proteggere i leader della nazione e che l’agenzia federale «era venuta meno a quella missione». Nessuno era riuscito a individuare in tempo il killer, un ragazzo, Thomas Matthew Crooks, libero di salire sul tetto di un edificio a ridosso dell’area protetta…

NEW YORK — La direttrice del Secret Service americano, Kimberly Cheatle, si è dimessa. Nessuno a Washington è rimasto sorpreso perché le falle dell’intelligence emerse nel giorno dell’attentato a Donald Trump, il 13 luglio, durante un comizio elettorale a Butler, Pennsylvania, sono state troppe e molto gravi per non avere conseguenze.

L’audizione di lunedì al Congresso in cui Cheatle ha provato ad alzare un muro, evitando di fornire dettagli e difendendo la propria posizione, ha scavato l’ultimo solco: i leader della commissione di vigilanza della Camera in modo bipartisan le avevano chiesto di dimettersi. Lei lo ha fatto poche ore dopo, inviando un’email ai dipendenti del Secret Service, spiegando che uno dei compiti massimi è proteggere i leader della nazione e che l’agenzia federale «era venuta meno a quella missione». Nessuno era riuscito a individuare in tempo il killer, un ragazzo, Thomas Matthew Crooks, libero di salire sul tetto di un edificio a ridosso dell’area protetta del comizio, portarsi un fucile Ar-15 e avere il tempo di puntare e sparare in rapida successione i primi cinque colpi.

Uno aveva sfiorato Trump, ferendolo all’orecchio, un altro aveva ucciso uno spettatore, il veterano dei pompieri Corey Comperatore, che si era lanciato per proteggere le figlie. Due proiettili avevano raggiunto altre due persone, sedute tra il pubblico, ferite in modo non grave. «Io - ha scritto il capo degli 007 - non voglio che le mie dimissioni rappresentino una distrazione dal grande lavoro che ciascuno di voi fa riguardo a questa missione vitale». «Alla luce degli eventi recenti - ha aggiunto - ed è con il cuore addolorato che ho preso la difficile decisione di fare un passo indietro come vostre direttore. Mi assumo la responsabilità per le falle della sicurezza».

Probabilmente anche il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha messo la parola fine per calmare le acque. Biden l’ha ringraziata per il «coraggio e l’incredibile integrità» con cui ha guidato uno degli «incarichi pubblici più difficili» e annunciato che presto sceglierà il successore. Le dimissioni segnano la drammatica conclusione della carriera di una veterana che ha lavorato all’intelligence per 27 anni e che in passato si è occupata della protezione dell’ex vicepresidente Dick Cheney e dello stesso Biden, quando era il vice di Barack Obama. Il presidente l’aveva chiamata nell’agosto del 2022, facendo di lei la seconda donna a capo dell’intelligence in 159 anni di storia.

A Cheatle era stato affidato il compito di restituire credibilità a un’agenzia uscita a pezzi dopo le falle nel contrastare l’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, quando centinaia di sostenitori trumpiani avevano assediato il Campidoglio. Le sue fortune alla guida di ottomila agenti sono finite a Butler. Subito sott’accusa, Cheatle aveva definito il lavoro svolto in Pennsylvania dal Secret Service “inaccettabile”. Ai Repubblicani non era bastato: «lei - aveva detto il senatore del Wyoming John Barrasso - ha messo il presidente Trump a meno di due centimetri dalla morte». «Fornisca una piena spiegazione - aveva aggiunto - o si dimetta».

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