Nuovo caccia Tempest, perché il Regno Unito di Starmer potrebbe abbandonare il progetto con l’Italia
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Uno spettro si aggira sull’Italia e sul governo di Giorgia Meloni. E se il Regno Unito del neo primo ministro Sir Keir Starmer si sfilasse clamorosamente dal progetto Tempest Gcap, ossia il caccia di sesta e ultima generazione da oltre 40 miliardi di euro complessivi, in collaborazione con Italia e Giappone? Un’intesa su cui Roma ha puntato moltissimo a livello finanziario (almeno 8,8 miliardi di euro nella fase iniziale e poi di sviluppo), politico (visto anche il costo del progetto), industriale e strategico, in un contesto inquietante dopo l’aggressione russa in Ucraina?
Ufficialmente, tutto è confermato. In occasione della contemporanea fiera annuale della Difesa nell’inglese Farnborough, dove tra l’altro è stato presentato proprio il nuovo design di Gcap (Global Combat Air Programme), Starmer ha ribadito “l’importanza del progetto e voglio dirlo chiaro, ci sono benefici per il nostro Paese”. Oggi a Londra c’è stato un rituale incontro ministeriale tra i tre Paesi coinvo…
LONDRA - Uno spettro si aggira sull’Italia e sul governo di Giorgia Meloni. E se il Regno Unito del neo primo ministro Sir Keir Starmer si sfilasse clamorosamente dal progetto Tempest Gcap, ossia il caccia di sesta e ultima generazione da oltre 40 miliardi di euro complessivi, in collaborazione con Italia e Giappone? Un’intesa su cui Roma ha puntato moltissimo a livello finanziario (almeno 8,8 miliardi di euro nella fase iniziale e poi di sviluppo), politico (visto anche il costo del progetto), industriale e strategico, in un contesto inquietante dopo l’aggressione russa in Ucraina?
Ufficialmente, tutto è confermato. In occasione della contemporanea fiera annuale della Difesa nell’inglese Farnborough, dove tra l’altro è stato presentato proprio il nuovo design di Gcap (Global Combat Air Programme), Starmer ha ribadito “l’importanza del progetto e voglio dirlo chiaro, ci sono benefici per il nostro Paese”. Oggi a Londra c’è stato un rituale incontro ministeriale tra i tre Paesi coinvolti, cui hanno partecipato il capo della Difesa britannica John Healy, l’italiano Guido Crosetto e il giapponese Minoru Kihara. Il primo ha dichiarato a fine summit: “Continuiamo a lavorare insieme su questo importante programma, che continua: abbiamo discusso i prossimi importanti passi”.
Ma, a preoccupare gli addetti ai lavori e i giornali inglesi, sono state le parole di Starmer ieri, che non è sceso nei dettagli e soprattutto, sotto pressione dei giornalisti, non ha confermato esplicitamente l’impegno a lungo termine. Coloro che lo hanno incontrato ieri a margine a Farnborough, tra cui ceo di grandi aziende di Difesa inclusi, ribadiscono che “Starmer non ha mai menzionato il progetto Gcap”, che dovrebbe sostituire il caccia Eurofighter Typhoon, “pur ribadendo il suo impegno sulla sicurezza europea. Ma sul Tempest non è giunta nessuna rassicurazione”.
Risposte evasive
Evasiva, e molto poco convincente a sentire diversi presenti, è stata ieri sera anche la sottosegretaria britannica Maria Eagle a Londra durante un ricevimento in ambasciata italiana, dove era presente il gotha della Difesa e di Leonardo, la multinazionale italiana che ha preso in mano il progetto Gcap-Tempest insieme alla britannica Bae Systems e alla giapponese Mitsubishi.
A margine, sempre ieri sera, il ministro Crosetto ci ha detto di essere “convinto che Londra non si sfilerà, non abbiamo segnali di alcun disimpegno da parte britannica. È un programma fondamentale, non solo per la Difesa, perché porterà l’80% delle tecnologie anche per la parte civile”. Proprio ieri, il Consiglio dei Ministri italiani ha approvato il Gcap così come ha già fatto il Giappone. A differenza dei britannici: che, formalmente, non hanno ancora ratificato in Parlamento il progetto Gcap/Tempest.
Eppure, parlando dietro le quinte con industria e politica italiane, c’è il sospetto che il Regno Unito possa abbandonare questo stratosferico progetto, che dovrebbe portare migliaia di posti di lavoro in Lancashire e andare a regime dal 2025. Il punto è che Londra ha appena avviato una strategic review della Difesa, supervisionata dall’ex segretario della Nato britannico Lord Robertson e dall’ex consigliera di Donald Trump in politica estera Fiona Hill, che dovrebbe durare circa un anno, entro il secondo trimestre del 2025. In ogni caso, le cose dovrebbero essere già chiare dalla legge di bilancio di fine 2024, quando si scoprirà quanti soldi allocherà il Regno Unito sul Gcap.
Dalle prime indiscrezioni, le risorse lasciate da 14 anni di governi conservatori non sembrano all’altezza delle ambizioni espresse sinora. E lo stesso Starmer, pur ribadendo l’obiettivo di far salire la spesa militare britannica al 2,5% del Pil, sinora non ha lasciato intendere quando questo accadrà e con quale scaletta. Secondo il Times, alla luce della strategic review, il suo governo potrebbe essere messo alle strette dal Tesoro e, nel breve futuro, costretto a una scelta dolorosa: rinunciare a uno tra il progetto Gcap/Tempest e l’Aukus dei sottomarini nucleari per l’Australia in collaborazione con gli Stati Uniti. Qualcuno nella Difesa britannica preferirebbe inoltre dirottare i fondi del Gcap sui “vecchi” F-35 americani della Lockheed Martin, nonostante i recenti guai di software.
I timori dei partner
Un’altra paura tra i partner industriali internazionali è che Starmer possa decidere di sacrificare il Gcap anche per una questione geopolitica: ossia, nell’ambito del suo riavvicinamento alla Ue e della ricerca di nuovo patto su Difesa e sicurezza tra le due sponde della Manica contro la minaccia della Russia di Putin, potrebbe puntare tutto sul deterrente nucleare da condividere con gli alleati europei, anche per avere maggior peso politico nel vecchio Continente, e magari ritardare il Gcap di almeno qualche anno. Un’ipotesi che però non è condivisa dai partner industriali italiani e giapponesi, per i quali il progetto deve essere completato entro il 2035, come da programma. Lo conferma anche Crosetto: “Non credo che Londra possa chiedere una cosa del genere, per Tokyo il 2035 è una data fondamentale, e altrimenti salterebbe il Giappone. Non credo che dunque il Regno Unito lo chiederà mai”.
In ogni caso, a quanto si apprende da parte italiana, se la Gran Bretagna decidesse di ritirarsi o diminuire il suo impegno, il progetto del nuovo Tempest potrebbe essere fortemente in bilico. A meno che non spuntino altri partner. E se alla fine si materializzasse la soluzione Arabia Saudita, come partner caldeggiato dall’allora governo Sunak, almeno per rimediare alla mancanza di risorse? A quanto si apprende, per l’Italia non sarebbe un problema, ma rimangono forti resistenze sul coinvolgimento di Riad in fase di progettazione e condivisione di segreti industriali, e non solamente come sbocco commerciale nel Golfo, scenario comunque molto attraente.
Oggi il Times ha un editoriale al vetriolo contro la possibilità che il Regno Unito di Starmer, che fino a qualche tempo calcolava un ritorno di decine di miliardi complessivi nell’investimento e 21mila posti di lavoro in Lancashire, si sfili dal progetto Gcap-Tempest: “Per 70 anni politici britannici di ogni colore hanno preso decisioni tremende sulla Difesa, influenzate dalla miopia delle scelte del Tesoro, che ci hanno poi costretto, dal punto di vista militare, a comprare sempre americano e lasciare il controllo delle nostre capacità difensive agli Stati Uniti. Ora Starmer e il suo ministro della Difesa John Healy potrebbero commettere gli stessi disastrosi errori”.