Kuleba in Cina, sì ai colloqui con la Russia. Putin prende tempo: “Servono dettagli”
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloDmytro Kuleba
PECHINO — Pronti ai negoziati con la Russia, ma soltanto se Mosca è in buona fede. Buona fede che Kiev al momento non ha però ancora visto. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba apre al dialogo ma aggiunge che «naturalmente i negoziati dovrebbero essere ragionevoli e sostanziali, volti a raggiungere una pace giusta e duratura».
Il capo della diplomazia di Kiev, al suo primo viaggio in terra cinese dallo scoppio della guerra, incontra a Canton l’omologo Wang Yi. «Trovare un terreno comune» con la Cina: questo il senso del viaggio, che per la prima volta porta alla leadership cinese un messaggio di apertura, in un altro tassello di quella che sembra un’accelerazione verso un negoziato. Kiev sa che è fondamentale avere la Cina a bordo, in vista di un possibile ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump - tra i timori che l’impegno Usa nei confronti dell’Ucraina possa venire meno - e in un momento in cui gli ucraini stanno subendo sul terreno. Visita che invece a Pechino ser…
PECHINO — Pronti ai negoziati con la Russia, ma soltanto se Mosca è in buona fede. Buona fede che Kiev al momento non ha però ancora visto. Il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba apre al dialogo ma aggiunge che «naturalmente i negoziati dovrebbero essere ragionevoli e sostanziali, volti a raggiungere una pace giusta e duratura».
Il capo della diplomazia di Kiev, al suo primo viaggio in terra cinese dallo scoppio della guerra, incontra a Canton l’omologo Wang Yi. «Trovare un terreno comune» con la Cina: questo il senso del viaggio, che per la prima volta porta alla leadership cinese un messaggio di apertura, in un altro tassello di quella che sembra un’accelerazione verso un negoziato. Kiev sa che è fondamentale avere la Cina a bordo, in vista di un possibile ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump - tra i timori che l’impegno Usa nei confronti dell’Ucraina possa venire meno - e in un momento in cui gli ucraini stanno subendo sul terreno. Visita che invece a Pechino serve per presentarsi come un partner equilibrato - nonostante il rapporto speciale con Mosca - rispetto all’Occidente accusato di “gettare benzina sul fuoco” della crisi.
Tre ore di colloquio. Wang ha tenuto a ribadire ancora che la Cina «è sempre stata fermamente impegnata a promuovere una soluzione politica della crisi». Aggiunge che «le parti russa e ucraina hanno segnalato, in varia misura, la loro disponibilità a negoziare. Sebbene le condizioni e i tempi non siano ancora maturi, sosteniamo tutti gli sforzi che contribuiscono alla pace e siamo pronti a continuare a svolgere un ruolo costruttivo». Nemmeno per Kiev i tempi sembrano maturi: «Kuleba ha ribadito che Kiev è pronta a coinvolgere la parte russa nel processo negoziale ad un certo punto, quando la Russia sarà pronta a negoziare in buona fede, ma al momento non si osserva una tale disponibilità», ha dichiarato il suo ministero.
Le parole di Kuleba sono state subito commentate da Mosca: l’apertura al dialogo «è in sintonia con la nostra posizione», dice il portavoce del Cremlino, aggiungendo però che «l’importante sono i dettagli», che Mosca ancora non conosce, e quindi la Russia aspetta «ulteriori chiarimenti». Quello che vuole Mosca sarebbe una resa per Kiev: abbandono delle sue ambizioni Nato e consegna totale delle 4 province rivendicate dalla Russia. Secondo un sondaggio pubblicato dal Kyiv Post, il numero di ucraini disposti ad accettare perdite territoriali per porre fine alla guerra è triplicato: a maggio il 32% degli intervistati era favorevole, rispetto al 10% di un anno fa.
Kiev sta spingendo per una seconda conferenza - dopo quella in Svizzera a cui non hanno partecipato né Russia, non invitata, né Cina - magari ospitata da un Paese del Sud Globale, con la partecipazione questa volta di Pechino e anche di Mosca (Zelensky la settimana scorsa in un’intervista alla Bbc si è detto favorevole anche a colloqui diretti con Putin).
Una conferenza che metta assieme le due parti in conflitto è quello che chiede Xi Jinping da mesi. A maggio, assieme al Brasile, la Cina stilò un documento in sei punti dove si sostiene che «una conferenza di pace internazionale si deve tenere in un momento appropriato, riconosciuta sia dalla Russia che dall’Ucraina», Per Kuleba questo documento ha «grande importanza».