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La scelta di Obama: endorsement pronto e campagna elettorale accanto a Kamala Harris

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Secondo i suoi critici, non era convinto che la vicepresidente dem fosse la più adatta a battere Trump nella corsa alla Casa Bianca
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NEW YORK— Perché Barack Obama non ha ancora appoggiato pubblicamente la candidatura alla Casa Bianca di Kamala Harris? La televisione Nbc scrive che la sua dichiarazione di sostegno è imminente e sarebbe potuta avvenire già ieri. È condivisa dalla moglie Michelle, e lui si impegnerà di persona nella campagna elettorale. Il New York Post, citando fonti vicine alla famiglia di Joe Biden, scrive che l’ex presidente è stato finora cauto perché non pensava che Harris fosse la candidata giusta per battere Donald Trump, e quindi sperava in un processo di selezione aperto per consentire di scegliere una persona con più probabilità di vincere.

Obama conosce Harris da decenni. Lei era stata uno dei primi sostenitori della sua campagna nel 2008, correndo quindi il rischio di schierarsi contro Hillary Clinton, mentre lui l’aveva appoggiata nelle elezioni per diventare prima procuratrice generale della California e poi senatrice. Erano seguiti anche gli inevitabili pettegolezzi. Il rapporto …

NEW YORK— Perché Barack Obama non ha ancora appoggiato pubblicamente la candidatura alla Casa Bianca di Kamala Harris? La televisione Nbc scrive che la sua dichiarazione di sostegno è imminente e sarebbe potuta avvenire già ieri. È condivisa dalla moglie Michelle, e lui si impegnerà di persona nella campagna elettorale. Il New York Post, citando fonti vicine alla famiglia di Joe Biden, scrive che l’ex presidente è stato finora cauto perché non pensava che Harris fosse la candidata giusta per battere Donald Trump, e quindi sperava in un processo di selezione aperto per consentire di scegliere una persona con più probabilità di vincere.

Obama conosce Harris da decenni. Lei era stata uno dei primi sostenitori della sua campagna nel 2008, correndo quindi il rischio di schierarsi contro Hillary Clinton, mentre lui l’aveva appoggiata nelle elezioni per diventare prima procuratrice generale della California e poi senatrice. Erano seguiti anche gli inevitabili pettegolezzi. Il rapporto si era consolidato durante l’amministrazione Biden, al punto che secondo alcuni era stato proprio Barack a suggerirgli la scelta di Kamala come vice, mentre lui si stava orientando verso la governatrice del Michigan Gretchen Whitmer.

Il New York Post è di proprietà della famiglia Murdoch e quindi sulle sue notizie grava sempre il sospetto che siano pilotate per favorire la causa conservatrice. Mercoledì, citando una fonte anonima vicina alla famiglia Biden, ha scritto che Obama non ha appoggiato immediatamente Harris perché non ritiene che sia la persona giusta per battere Trump. Ha debolezze politiche, legate ad esempio al ruolo avuto nella gestione degli arrivi al confine degli immigrati illegali, e personali, come aveva dimostrato la sua fallimentare campagna presidenziale nel 2020.

Barack teme che non sia all’altezza del compito e durante i comizi, o peggio ancora durante i dibattiti, che finisca per fare o dire qualcosa che comprometterà la sua sfida a Donald, che intanto sta già cercando di definirla e bocciarla come un’estremista liberal, accusandola di essere la vera anima di tutti i provvedimenti sbagliati dell’amministrazione Biden. Perciò Obama favoriva il processo aperto che avrebbe permesso di puntare su un’alternativa, e si è infuriato quando Joe ha appoggiato Kamala, mettendo in moto il blitz per rendere inevitabile la sua nomina.

La Nbc, con un articolo firmato dalla veterana della Casa Bianca Carol Lee, riporta invece una versione opposta. Obama ha già parlato con Harris in varie occasioni, oltre alla telefonata pubblica di domenica sera, dopo l’annuncio del ritiro di Biden. Le ha dato consigli per mettere in piedi rapidamente la sua campagna e si è messo a disposizione per apparire presto con lei, impegnandosi poi in maniera costante durante la parte finale e decisiva della corsa in autunno.

Anche Michelle sarebbe sulla stessa posizione, pronta a fare il possibile per aiutare. Il motivo del ritardo di Barack starebbe nel ruolo che vuole ritagliarsi nel Partito democratico, e soprattutto in ciò che considera più utile per vincere. Lui non voleva oscurare Joe durante l’annuncio e Kamala nei primi giorni di campagna, per non sottrarre a loro l’attenzione. Poi intendeva preservare almeno una parvenza di processo democratico, aspettando che i delegati alla Convention di Chicago si esprimessero. Infine vuole presentarsi come il padre nobile del partito che sancisce l’unità e lancia la sfida contro Trump.

Tony Podesta, potente lobbista e fratello di John, ex capo di gabinetto nella Casa Bianca di Obama e oggi inviato speciale per il clima di Biden, spiega così la logica della scelta e il motivo per cui Harris può vincere: «La sua nomina cambia completamente la dinamica delle elezioni. Finora la campagna era stata un referendum su Biden, in particolare sulla sua età e debolezza. Ora questo tema non esiste più e Trump è tornato al centro dello scrutinio. Kamala può riportare le elezioni a diventare un referendum su Donald, e così vincere».

Una strategia resa evidente già dal primo video della sua campagna, intitolato “We Choose Freedom”, che dipinge la corsa come una sfida tra lei, che vuole proteggere le libertà degli americani, e l’avversario condannato in sede penale, che invece minaccia di cancellarle.

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