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Nominato l’ambasciatore italiano in Siria per riprendere le relazioni con Assad

(ansa)

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La sede è stata evacuata nel 2012 per prendere le distanze dalle carneficine del regime
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Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dice che il governo italiano ha scelto un ambasciatore italiano da mandare in Siria e questo vuol dire che si prepara a rimettere in attività l’ambasciata a Damasco. È una piccola rivoluzione diplomatica, che sicuramente sarà compiuta assieme ad altri Paesi dell’Unione europea. Nel marzo 2012 l’ambasciata italiana in Siria era stata evacuata per ragioni di sicurezza e anche per interrompere le relazioni con il regime del presidente Bashar el Assad.

L’anno prima un movimento popolare che chiedeva libere elezioni e la fine del dominio della dinastia assadista sulla Siria era cresciuto fino a diventare una protesta di massa, ma era stato soffocato dalla brutale repressione ordinata da Assad. Le proteste si erano trasformate in una rivolta armata e l’intero Paese era precipitato in una guerra civile che in alcune province va ancora avanti oggi. Oggi il ritorno di un ambasciatore italiano a Damasco significa che l’Italia vuole rompere l’isolamento…

Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, dice che il governo italiano ha scelto un ambasciatore italiano da mandare in Siria e questo vuol dire che si prepara a rimettere in attività l’ambasciata a Damasco. È una piccola rivoluzione diplomatica, che sicuramente sarà compiuta assieme ad altri Paesi dell’Unione europea. Nel marzo 2012 l’ambasciata italiana in Siria era stata evacuata per ragioni di sicurezza e anche per interrompere le relazioni con il regime del presidente Bashar el Assad.

L’anno prima un movimento popolare che chiedeva libere elezioni e la fine del dominio della dinastia assadista sulla Siria era cresciuto fino a diventare una protesta di massa, ma era stato soffocato dalla brutale repressione ordinata da Assad. Le proteste si erano trasformate in una rivolta armata e l’intero Paese era precipitato in una guerra civile che in alcune province va ancora avanti oggi. Oggi il ritorno di un ambasciatore italiano a Damasco significa che l’Italia vuole rompere l’isolamento internazionale della Siria, che era stato deciso come punizione per le atrocità numerose commesse contro i civili – il bilancio della guerra potrebbe avere superato il mezzo milione di morti.

“L’ambasciata non è mai stata chiusa, non è frequentata da diplomatici perché oggi l’incaricato d’affari è a Beirut e va ogni tanto – ha detto Tajani– con questa nomina abbiamo voluto dare un segnale, anche ai nostri amici europei, di una crescita dell'attenzione. Non si può lasciare ai russi e ad altri il monopolio di una situazione”. C’erano già stati segnali di questa apertura del governo italiano verso Bashar el Assad.

Il 28 maggio la tv siriana aveva dato la notizia della visita di Gianni Caravelli, capo dell’Aise – i servizi segreti che si occupano delle attività all’estero – per incontrare il direttore dei servizi siriani. I due avrebbero parlato della possibile creazione di una zona sicura vicino alla città di Homs per far rimpatriare i rifugiati siriani all’estero (ma qualcosa non torna: i siriani all’estero in gran parte sono fuggiti proprio per evitare la repressione dei soldati di Assad).

Lunedì il ministro italiano aveva spedito assieme ai ministri di Croazia, Cipro, Repubblica ceca, Grecia, Slovacchia e Slovenia una lettera a Joseph Borrell, Alto rappresentante per gli affari esteri, per dire che l’Unione europea deve rivedere la propria strategia sulla Siria, dev’essere “più realistica, proattiva ed efficace per aumentare l’influenza politica”. (tradotto: deve riaprire le relazioni diplomatiche con Assad).

Negli anni passati, durante le fasi più violente della guerra civile – che hanno visto anche l’uso di armi chimiche contro la popolazione – il partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, aveva in più occasioni preso le difese del regime di Assad.

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