NEW YORK — Kamala Harris riempie i teatri, entusiasma i giovani e motiva i donatori, ma l’effetto della sua candidatura non si vede ancora nei sondaggi: fa appena meglio di Joe Biden, ma non abbastanza. Trump è avanti negli Stati chiave in cui si deciderà la corsa. La notizia arriva nel giorno in cui l’economia americana segna il +2,8% del Pil, contro il 2 atteso. Numeri che dovranno aiutare Harris ad azzerare lo svantaggio, ma la strada appare ancora lunga.
Secondo Emerson College, Trump è avanti di 5 punti in Arizona, di 2 in Georgia e Pennsylvania, di 1 in Michigan ed è alla pari con Harris in Wisconsin. Meglio di Biden che, all’inizio del mese, era sotto di 5 in Georgia, 4 in Arizona e Wisconsin, 3 in Michigan e Pennsylvania.
A livello nazionale, Reuters/Ispos indica Harris avanti di due punti, mentre per YouGov è indietro di tre e in linea con Biden, che si è ritirato dalla corsa domenica. Altri sondaggi, da quello del Wall Street Journal al New York Times (Trump 48%-Har…
NEW YORK — Kamala Harris riempie i teatri, entusiasma i giovani e motiva i donatori, ma l’effetto della sua candidatura non si vede ancora nei sondaggi: fa appena meglio di Joe Biden, ma non abbastanza. Trump è avanti negli Stati chiave in cui si deciderà la corsa. La notizia arriva nel giorno in cui l’economia americana segna il +2,8% del Pil, contro il 2 atteso. Numeri che dovranno aiutare Harris ad azzerare lo svantaggio, ma la strada appare ancora lunga.
Secondo Emerson College, Trump è avanti di 5 punti in Arizona, di 2 in Georgia e Pennsylvania, di 1 in Michigan ed è alla pari con Harris in Wisconsin. Meglio di Biden che, all’inizio del mese, era sotto di 5 in Georgia, 4 in Arizona e Wisconsin, 3 in Michigan e Pennsylvania.
A livello nazionale, Reuters/Ispos indica Harris avanti di due punti, mentre per YouGov è indietro di tre e in linea con Biden, che si è ritirato dalla corsa domenica. Altri sondaggi, da quello del Wall Street Journal al New York Times (Trump 48%-Harris 47%), registrano solo un leggero miglioramento rispetto al presidente. «La luna di miele è già finita», ha commentato la campagna di Trump. I numeri altalenanti dicono che ci vorrà tempo per avere un quadro più chiaro, dopo settimane in cui è successo di tutto: il tentato assassinio di un candidato, la convention Repubblicana, la scelta del vice di Trump, il ritiro dell’avversario, la scelta di Harris.
Secondo RealClearPolitics, Trump ha adesso il 56% di possibilità di vincere a novembre, ma erano il 66 subito dopo l’attentato del 13 luglio. Il 56 è, però, quattro punti in più rispetto al 52 che il tycoon aveva subito dopo il duello televisivo in cui era uscito vincitore, contro un Biden disastroso. Rasmussen, incline alla destra, ha assegnato 7 punti di vantaggio a Trump: il sondaggio è diventato virale perché Rasmussen era l’unica che aveva assegnato la vittoria del tycoon nel 2020.
Harris ha bisogno dunque di girare l’America, far conoscere il suo messaggio, misurarsi sui temi del giorno. Intanto potrebbe avere aperto una breccia sui giovani. Secondo Axios/Generation Lab i giovani americani pronti a votare un Democratico sono passati dal 53% di Biden al 60 di Harris, mentre quelli che hanno indicato Trump sono scesi dal 47 al 40. In questa fascia di elettori, Biden aveva sei punti di vantaggio (53-47). Harris ha venti (60-40).
A favore dei Democratici peseranno anche le notizie legate al governo. Quelle diffuse ieri dal dipartimento del Commercio possono aiutare: l’economia Usa si conferma un treno. Il tasso di crescita del Pil, nel secondo trimestre dell’anno è arrivato al 2,8%, rispetto all’1,4 del primo trimestre. E frena l’inflazione, aumentata del 2,3 nel secondo trimestre ma in forte calo rispetto al 3,1 del primo e al di sotto del 2,6 previsto. «Il Pil - ha commentato Biden - mostra che abbiamo l’economia più forte del mondo».