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Uk, via libera di Starmer alla richiesta di arresto per Netanyahu

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Il nuovo primo ministro non rinnoverà il ricorso alla Corte internazionale dell’Aja che aveva presentato il governo del suo predecessore Sunak
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LONDRA - Il governo laburista di Sir Keir Starmer ha ritirato il ricorso alla Corte Internazionale dell’Aja contro la richiesta di arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, una posizione “ereditata” dal precedente governo Sunak. Si tratta di una decisione importante e delicata, che avrà conseguenze politiche e un ricasco sui rapporti con gli Stati Uniti e con Israele. Ma il nuovo primo ministro britannico ha deciso di andare contro i moniti a porte chiuse di Washington, e per varie ragioni, nonostante la Special Relationship tra le due sponde dell’Atlantico.

Che il governo Labour avrebbe fatto cadere l’opposizione contro la richiesta di mandato di cattura del procuratore dell’Aja Karim Khan era intuibile da t…

LONDRA - Il governo laburista di Sir Keir Starmer ha ritirato il ricorso alla Corte Internazionale dell’Aja contro la richiesta di arresto del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, una posizione “ereditata” dal precedente governo Sunak. Si tratta di una decisione importante e delicata, che avrà conseguenze politiche e un ricasco sui rapporti con gli Stati Uniti e con Israele. Ma il nuovo primo ministro britannico ha deciso di andare contro i moniti a porte chiuse di Washington, e per varie ragioni, nonostante la Special Relationship tra le due sponde dell’Atlantico.

Che il governo Labour avrebbe fatto cadere l’opposizione contro la richiesta di mandato di cattura del procuratore dell’Aja Karim Khan era intuibile da tempo, oramai. Starmer è un ex stimatissimo procuratore

generale della Corona britannica, ex avvocato dei diritti umani. E i suoi portavoce, ogni volta che abbiamo tirato in ballo la questione nelle settimane scorse a Downing Street, hanno costantemente ripetuto che “Israele ha il pieno diritto di difendersi ma il lavoro delle corti internazionali è indipendente”. Oggi, infine, è arrivata la conferma ufficiale, sempre da parte di un portavoce del Numero 10: “Si tratta di una proposta del precedente governo che noi non proseguiremo. La nostra posizione è risaputa: sono questioni le cui decisioni spettano ai tribunali”.

Invece, gli Stati Uniti e il precedente governo conservatore di Rishi Sunak si erano scagliati contro il provvedimento del procuratore Khan di chiedere alla Corte Penale Internazionale di approvare un mandato di cattura nei confronti di Netanyahu e del ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant. Per Washington, infatti. il magistrato ha commesso l’enorme errore di aver "equiparato i leader israeliani”, per accuse, ai capi politici e militari di Hamas, Yahya Sinwar, Mohammed Deif e Ismail Haniyeh. Tutti e cinque, infatti, sotto additati da Khan di “crimini di guerra e crimini contro l’umanità”: i leader estremisti palestinesi per le atrocità del 7 ottobre, quelli israeliani per la reazione militare a Gaza in seguito a quel brutale attentato, giudicata sproporzionata da Khan.

Tuttavia, nonostante le pressioni Usa, Starmer ha giudicato questa posizione insostenibile. Non solo mettere in dubbio il lavoro di giudici e magistrati, e tanto meno cercare di ritardarlo o ostacolarlo, sarebbe stata una contraddizione intestina per Sir Keir rispetto alla sua carriera. Ma anche perché, nonostante il trionfo in termini di seggi lo scorso 4 luglio, il leader Labour ha perso moltissimi voti della comunità musulmana che in genere si schiera in massa per il partito (80% secondo le stime degli anni passati).

Non a caso, non solo il defenestrato ex leader e ora indipendente Jeremy Corbyn ha vinto il seggio di Islington North (Londra). Ma nel resto del Paese ci sono riusciti anche altri quattro candidati indipendenti, dopo aver fatto campagna solo su Gaza, contro quelli laburisti, usciti sconfitti. Incluso un big del partito come Jonathan Ashworth. Dunque, nonostante si sia appena insediato a Downing Street e voglia essere considerato un leader affidabile da Washington, Starmer non poteva seguire americani e israeliani su questo punto. E non è la sola divergenza di questi giorni. Questa settimana, infatti, il ministro degli Esteri britannico David Lammy ha annunciato il ritorno del sostegno finanziario britannico all’agenzia dell’Onu Unrwa, dopo lo stop ai fondi in seguito alle accuse, condivise soprattutto da Israele, di complicità con Hamas. Se altri Paesi hanno compiuto la stessa mossa, Italia inclusa, gli Stati Uniti hanno ancora i rubinetti chiusi. Eppure, Starmer tiene molto a Israele e alla comunità ebraica che ha riconquistato sin dal primo giorno dopo le accuse di antisemitismo alla gestione del suo predecessore Corbyn. Sua moglie e la famiglia di quest’ultima, inoltre, sono ebrei, e sarebbe stata proprio la consorte Victoria a sensibilizzarlo ancora di più su alcune posizioni tacciate di antisemitismo nel Labour di qualche anno fa. Ma questa per lui era una questione soprattutto di principio, e così ha detto no a Washington e Israele.

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