Doveva essere una domenica di speranza per il nuovo capitolo — un incontro, oggi a Roma — del negoziato tra Hamas e Israele, sempre più simile a un miraggio. Invece è dolore, paura e rabbia per il sabato di stragi che l’ha preceduto; e per il rischio di nuove guerre che evoca.
Prima l’attacco aereo israeliano su un campo profughi a Deir El Balah, in una scuola usata come rifugio nella Striscia: più di trenta morti tra cui donne e bambini, secondo le autorità mediche palestinesi controllate da Hamas. Un’altra ventina di palestinesi sono stati uccisi in altri raid nella stessa area. L’Idf replica insistendo di avere colpito un centro direzionale di Hamas.
È il prologo del sabato da incubo: in serata un missile «di Hezbollah» è piovuto in un campo da calcio a Majdal Shams, dritto sui ragazzini che giocavano a pallone nel villaggio druso del Golan, in Israele. Dodici morti, la maggior parte avevano tra dieci e vent’anni (5 appartenevano alla stessa famiglia), e una trentina di feriti.
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Doveva essere una domenica di speranza per il nuovo capitolo — un incontro, oggi a Roma — del negoziato tra Hamas e Israele, sempre più simile a un miraggio. Invece è dolore, paura e rabbia per il sabato di stragi che l’ha preceduto; e per il rischio di nuove guerre che evoca.
Prima l’attacco aereo israeliano su un campo profughi a Deir El Balah, in una scuola usata come rifugio nella Striscia: più di trenta morti tra cui donne e bambini, secondo le autorità mediche palestinesi controllate da Hamas. Un’altra ventina di palestinesi sono stati uccisi in altri raid nella stessa area. L’Idf replica insistendo di avere colpito un centro direzionale di Hamas.
È il prologo del sabato da incubo: in serata un missile «di Hezbollah» è piovuto in un campo da calcio a Majdal Shams, dritto sui ragazzini che giocavano a pallone nel villaggio druso del Golan, in Israele. Dodici morti, la maggior parte avevano tra dieci e vent’anni (5 appartenevano alla stessa famiglia), e una trentina di feriti.
La nuova strage nella Striscia — con le polemiche sulla legittimità dell’obiettivo colpito, e il cinismo di un bagno di sangue che ancora una volta riguarda (anche) civili — è un dramma ripetuto che raccoglie indignazione nel mondo arabo e non solo; ma è la strage dei drusi a far tremare i polsi per il fragore della minaccia che sottende. Nelle alture del Golan i drusi sono 25 mila in 4 villaggi: Majdal Shams è il più a Nord, sotto la montagna con le basi militari israeliane. Di fronte alla strage di ragazzini Hezbollah ha negato ogni responsabilità dicendo di non avervi «nulla a che fare». Ma l’Idf non ha dubbi. E alle 18,45 locali il libanese Al Mayadeen, vicino ad Hezbollah, aveva diffuso una rivendicazione: «In risposta agli attacchi nemici» compreso «quello a Kfar Kila», i combattenti hanno «colpito il quartier generale della Brigata Hermon nelle Ma’aleh Golani Barracks con un missile Falaq». Il Monte Hermon è quello su cui si trova Majdal Shams.
La missione di pace Onu ha «contattato le autorità libanesi e israeliane cercando di mantenere la calma», ma il rientro anticipato di Netanyahu dagli Usa è un’evidente spia d’allarme. «Gli eventi al Nord porteranno a una drammatica svolta nell’area», dicono dalla delegazione israeliana. «Il mondo non può continuare a sedere in silenzio di fronte agli attacchi terroristici di Nasrallah, per conto dell’impero del male in Iran. Israele difenderà con fermezza cittadini e sovranità», twitta il presidente Isaac Herzog. «Ci sarà una risposta ampia: dobbiamo solo decidere se andare in guerra o esservi trascinati», commenta una fonte di sicurezza israeliana.
Di fronte a rischi di guerra aperta con Hezbollah in Libano, la saga dei negoziati inconcludenti tra Hamas e Israele scivola in secondo piano. Oggi a Roma c’è l’incontro tra il direttore Cia, Bill Burns; il capo del Mossad, Dedi Barnea; il leader del Qatar, Mohammed al-Thani; e il capo dell’intelligence egiziana, Abbas Kamal. Ma le premesse sono difficili. Sul tavolo c’è un dossier appesantito dalle nuove richieste consegnate da Israele per modificare un’altra volta le condizioni, un tira e molla che secondo molti israeliani prova la volontà di Netanyahu di boicottare qualsiasi accordo. Israele chiede di poter filtrare i palestinesi che vogliano tornare alle loro macerie nel Nord della Striscia, per impedire ai miliziani di spostare uomini e armi. Hamas non intende accettare: rimetterebbe in gioco i princìpi del piano americano che aveva accettato, cioè il completo ritiro israeliano.